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Salame e salsicce: perché le donne dovrebbero smettere di consumarle

Roberta Nazaro | Blogger

Ultimo aggiornamento – Ottobre 29, 2018

Salame e salsicce: perché le donne dovrebbero smettere di consumarle

Dopo aver rivisto e considerato numerosi studi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato che il consumo di cibi processati può causare il cancro.

In particolare, sembra che salsicce e salame possano incrementare il rischio di cancro al seno nelle donne del ben 9%.

Vediamo insieme tutti i dettagli della ricerca.

Cancro e carne: un collegamento già noto, ma ci sono alcune novità

Secondo gli esperti, il limite massimo del consumo di salsicce e salame dovrebbe rientrare nei 70 grammi alla settimana.
In precedenza, l’OMS aveva già reso noto come la carne processata potesse incrementare il rischio di cancro. Tuttavia, era stato individuato un collegamento solo con il cancro all’intestino.

Ora gli scienziati dell’Università di Harvard hanno messo in evidenza anche la possibilità che il consumo di questi alimenti possa causare il cancro al seno.

I ricercatori hanno infatti rivisto 15 studi eseguiti precedentemente su circa 1,25 milioni di donne. Tra queste, chi seguiva una dieta orientata sulla carne processata presentava il 9% di rischio in più di sviluppare il cancro, rispetto alle donne che ne consumavano sporadicamente.

La natura di queste analisi non ha evidenziato quale sia il limite massimo di consumo consigliato. Tuttavia, era stato confermato da studi precedenti che 9 grammi al giorno potessero già comportare un rischio, anche per il tumore al seno.

Per carni processate si intende la carne:

  • Salata
  • Stagionata
  • Fermentata a lunga conservazione
  • Affumicata

Tutta colpa delle sostanze chimiche

Tuttavia, non sarebbe la carne in sé ad essere il problema, bensì le sostanze chimiche utilizzate nei processi di conservazione.

Infatti, i salumi presentano non solo un altissimo contenuto di sale, ma anche una grande quantità di conservanti aggiunti per posticipare al massimo la data di scadenza, lasciando intatti sia il sapore sia la consistenza.

Sale e conservanti interagiscono infatti con le proteine della carne, creando un composto tossico che danneggia le cellule nell’intestino.

L’autore dello studio, il dr. Maryam Farvid, ha affermato come “questo studio fornisca le prove che alti consumi di carni processate siano associati ad un maggiore rischio di cancro al seno”.

Il dr. Gunter Kuhnle, della University of Reading, non coinvolto nello studio, ha dichiarato, invece, che “nonostante le prove per classificare la carne processata come cancerogena siano evidenti, non è ancora del tutto chiaro se la quantità attualmente consigliata di 70 grammi alla settimana sia giusta o debba essere rivista”.

Inoltre, il team di ricerca ha revisionato gli studi eseguiti sulla carne non processata, senza trovare nessun collegamento con il cancro al seno. Sembra quindi che la classica fettina di carne non comporti nessun problema, nonostante l’OMS l’abbia inserita nel Gruppo 2A degli alimenti proprio lo scorso anno, cioè quegli alimenti che sono probabilmente cancerogeni per gli essere umani.

In particolare, l’eccessivo consumo di carne rossa può causare un aumento del rischio di:

  • Carcinoma del colon-retto
  • Tumore al pancreas
  • Carcinoma della prostata

Anche lo stile di vita è importante

Secondo numerosi studi, le persone che consumano con regolarità carni processate tendono anche ad avere uno stile di vita poco sano, non solo per la mancanza di attività fisica ma anche per una questione puramente alimentare.

Chi mangia molta carne, generalmente, consuma in quantità estremamente ridotte frutta e verdura, che sono notoriamente gli alimenti più sani da un punto di vista alimentare, grazie alle enormi quantità di fibre, vitamine e sali minerali che contengono.

Ecco perché generalmente una dieta sana dovrebbe essere orientata sul consumo di verdure, legumi, pesce e frutta e solo in maniera sporadica, è bene dirigersi verso il consumo di carne, meglio se bianca.

Se a queste errate abitudini, si aggiunge anche l’abuso di alcolici e il fumo da sigaretta, sembra evidente che è statisticamente più probabile sviluppare il tumore.


FONTE

Nell’articolo si fa riferimento a uno studio recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer con il titolo “Consumption of red and processed meat and breast cancer incidence: a systematic review and meta-analysis of prospective studies”.

 

 

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