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Salgono i casi di meningite: è allarme oppure no?

Ultimo aggiornamento – 07 Gennaio, 2020

Meningite: salgono i casi del 2020

Cinque casi nella bergamasca, due a Genova, uno in provincia di Reggio Calabria: i casi di meningite continuano a salire. L’allarme è alto, ma le precauzioni prese per evitare il dilagare della malattia infettiva sono state assolutamente tempestive.

Già si parla di epidemia da meningite: è allarme oppure no?

I casi di meningite

Per ultimo, è toccato a una ragazza di sedici anni di Reggio Calabria, morta per un caso di sepsi meningococcica accertata.

Nella bergamasca, la situazione ha assunto contorni ben più gravi: ad ammalarsi, sinora, sono stati un ragazzo di 16 anni ricoverato in prognosi riservata con febbre alta e difficoltà respiratorie e una donna di 48 anni, di Predore, deceduta agli Spedali Civili di Brescia. Ma lo scorso 3 dicembre era morta, sempre per sepsi da meningococco, una diciannovenne di Villongo. Sempre di Villongo gli altri due colpiti: una studentessa di 16 anni e un uomo di 36, entrambi ora fuori pericolo.

Nel frattempo è allerta massima anche a Genova, dove nelle prime ore del 2020 si sono registrati ben due decessi per meningite, per di più nello stesso quartiere, San Martino. Anche qui, la prudenza è alta.

Le istituzioni: “Non c’è motivo di panico”

Nonostante ciò, ”non c’è motivo di panico o allarme generalizzato, ma è giusto mantenere alta l’attenzione” – ha sottolineato Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). “Se si interviene come si sta facendo, mettendo in atto una vaccinazione di massa, il focolaio si può circoscrivere”. Insomma, il rischio di una epidemia su larga scala sembrerebbe molto basso, a fronte degli interventi rapidi e massivi.

Regione Lombardia è stata infatti molto pronta nella risposta, attivando la chemioprofilassi per i contatti più stretti dei pazienti colpiti.

Non solo. In accordo con Iss e Ministero, si è dato il via anche ad una campagna di vaccinazione massiva contro il meningococco C, per gran parte della popolazione.

L’intervento tempestivo, ha infatti sottolineato Rezza ai microfoni ANSA, risulta fondamentale per “mettere il focolaio sotto controllo: più le persone si vaccinano, più è difficile che il batterio continui a circolare”. Per questo motivo, la vaccinazione nell’area è gratuita fino ai 60 anni, con una particolare attenzione per i più giovani, dove il rischio contagio è nettamente più alto.

200 casi all’anno

Non si tratta di un evento isolato. Ogni anno, infatti, si verificano in modo fisiologico dei casi di meningite, proprio per la circolazione dei batteri vettori, come appunto il meningococco, lo pneumococco e l’Haemophilus influenzae. Si arriva ai 200 casi l’anno, con differenti gravità. Per quanto riguarda i casi di meningite virale, causati da enterovirus ed arbovirus, le persone colpite arrivano invece ad alcune centinaia.

Sotto la lente di ingrandimento, abbiamo ora il batterio meningococco C che, essendo molto invasivo, ha fatto scattare l’allerta. La vaccinazione resta quindi l’arma principale.

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