Salute mentale, la prevenzione diventa centrale: cosa cambia con lo psicologo di base

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 08 Gennaio, 2026

ragazza in seduta dalla psicologa

Negli ultimi anni il bisogno di supporto per la salute mentale in Italia è aumentato in modo significativo, con effetti particolarmente evidenti tra giovani e giovanissimi. I dati ufficiali e i rapporti nazionali segnalano un incremento degli accessi ai servizi specialistici e ai Pronto soccorso per disagio psicologico, mettendo sotto pressione il sistema sanitario.

In questo contesto si inserisce il nuovo Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale (PANSM) 2025-2030, approvato in Conferenza Unificata, che introduce una novità destinata a incidere sull’organizzazione delle cure: lo Psicologo di Assistenza Primaria, noto anche come psicologo di base.

Un Piano nazionale per rispondere a un’emergenza crescente

Il PANSM 2025-2030 nasce da oltre due anni di lavoro del Tavolo tecnico sulla salute mentale istituito dal Ministero della Salute e si fonda su un approccio bio-psico-sociale, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’OCSE. 

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di intercettare precocemente il disagio psicologico e di offrire risposte più vicine ai cittadini, superando un modello centrato quasi esclusivamente sull’intervento specialistico.

Chi è e cosa fa lo Psicologo di Assistenza Primaria

Il cuore innovativo del Piano è l’istituzione del Servizio di Psicologia di Assistenza Primaria. Lo psicologo di base opera nei Distretti sanitari e nelle Case di Comunità, in collaborazione con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, all’interno di micro-équipe multiprofessionali.

Il suo ruolo è quello di raccordo tra cittadini, medicina generale e rete specialistica della salute mentale. Tra le funzioni previste: intercettare precocemente i segnali di disagio, offrire interventi a bassa soglia e orientare, quando necessario, verso i servizi specialistici, riservando a questi ultimi i casi più complessi o gravi.

Secondo il Piano, l’introduzione dello psicologo di base risponde a cinque obiettivi strategici. Innanzitutto accessibilità e prossimità, riducendo la distanza tra le persone e il supporto psicologico e contribuendo a diminuire liste d’attesa e accessi impropri al Pronto soccorso. Centrale è anche la prevenzione, intervenendo prima che il disagio si trasformi in disturbo strutturato, con benefici in termini di efficacia clinica e contenimento dei costi.

Un altro punto chiave è l’integrazione tra servizi, favorendo una presa in carico multiprofessionale, e la riduzione del ricorso alla sola psicofarmacoterapia, spesso utilizzata come risposta principale in assenza di interventi psicologici tempestivi. 

Infine, il Piano mira a una maggiore equità, per colmare le forti disparità regionali nell’accesso alle cure.

Focus su giovani e contesti fragili

Il PANSM dedica particolare attenzione alle nuove generazioni alla luce di evidenze scientifiche che segnalano un aumento degli accessi al Pronto soccorso per comportamenti suicidari e autolesivi tra bambini e adolescenti. 

Uno studio pubblicato sull’European Journal of Psychiatry rileva che, tra il 2015 e il 2021, la quota di visite in emergenza per comportamento suicidario in età evolutiva è cresciuta progressivamente, raggiungendo oltre il 30% degli accessi psichiatrici nel 2020, con un picco durante la pandemia.

La ricerca indica una maggiore vulnerabilità tra adolescenti di sesso femminile, giovani con precedenti tentativi di suicidio e con disturbi del neurosviluppo, confermando l’adolescenza come fase critica per l’emersione del disagio psicologico. 

In risposta, il Piano punta su interventi precoci, sul rafforzamento della neuropsichiatria infantile e sulla continuità dei percorsi di cura, rafforzando la presenza degli psicologi nei consultori, nelle scuole e nei contesti di maggiore fragilità.


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Dall’organizzazione dei servizi all’impatto sui cittadini

L’efficacia del PANSM dipenderà dalla sua attuazione concreta sul territorio, in particolare dalla presenza degli psicologi nei distretti sanitari e nelle Case di Comunità e dal coordinamento con la medicina generale e i servizi specialistici. La sfida è rendere strutturale un modello capace di intercettare il disagio in fase precoce e di garantire continuità assistenziale, riducendo frammentazioni e disuguaglianze regionali.

In questo quadro, l’introduzione dello Psicologo di Assistenza Primaria rappresenta una scelta di rinnovamento che mira ad avvicinare i servizi di salute mentale alle persone, favorendo percorsi di cura più accessibili e integrati.

Se applicato in modo omogeneo, il nuovo modello può contribuire a migliorare il benessere psicologico individuale e collettivo, rafforzando il ruolo della sanità pubblica nella promozione della salute mentale e nella prevenzione del disagio.

Fonti

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