Sedentarietà: i nuovi dati svelano la gravità di una pandemia globale

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 11 Marzo, 2026

Un uomo e una donna seduti in ufficio con conseguenze fisiche della sedentarietà.

Siamo in fronte a una vera emergenza sanitaria globale.  La pandemia della sedentarietà ha invaso le coscienze e i corpi della quasi totalità degli individui. Corpi che, alla luce dei nuovi dati, sembrano essere destinati al deperimento (se qualcosa non cambia).

Secondo tre nuovi studi - pubblicati su  Nature Health e Nature Medicine - i livelli di attività fisica nel mondo restano drammaticamente insufficienti e le conseguenze sulla salute pubblica sono ormai evidenti. 

Quella fotografata dai numeri incarna una realtà preoccupante: un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non si muovono abbastanza, con ripercussioni che vanno ben oltre il peso corporeo.

Ma cosa significa? E quali sono i rischi concreti per la salute?

Vediamo cosa dicono gli studi e qual é la rotta della salute pubblica secondo il quadro da essi ritratto.

Sedentarietà nell'era moderna: i veri rischi per la salute

Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli adulti dovrebbero svolgere almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata, mentre bambini e ragazzi dovrebbero muoversi per almeno 60 minuti al giorno. 


Potrebbe interessarti anche:


Traguardi che, nei fatti, sono oltremodo lontani per una larga fetta della popolazione mondiale.

Ma qual é il risultato della sedentarietà? Perché é così importante continuare a parlarne? L’inattività fisica è associata a oltre cinque milioni di decessi ogni anno

Un dato determinante, che colloca la mancanza di movimento tra i principali fattori di rischio modificabili per mortalità globale.

Sedentarietà globale: cosa succede al corpo quando ci muoviamo poco?

Le nuove evidenze scientifiche chiariscono quello che é da considerarsi un punto cruciale: la sedentarietà non incide meramente su obesità e malattie cardiovascolari, ma altera in profondità l’equilibrio biologico dell’organismo.


Per rimanere aggiornato sulle ultime news di salute, seguici su Google Discover.


Vediamo cosa dice la ricerca.

Un livello idoneo di movimento si rivela fondamentale per vivere in modo adeguato

Ecco perché:

  • rafforza la risposta immunitaria, migliorando la capacità dell’organismo di contrastare infezioni e infiammazioni;
  • riduce il rischio di disturbi cardiometabolici, tra cui diabete di tipo 2, ipertensione e sindrome metabolica;
  • contribuisce alla salute mentale, attenuando i sintomi di ansia e depressione attraverso meccanismi neurochimici;
  • migliora la prognosi oncologica, con esiti clinici più favorevoli in diversi tipi di tumore.

La sedentarietà, al contrario, procura una serie di problematicità. Vediamo quali:

  • favorisce uno stato infiammatorio cronico di basso grado;
  • altera il metabolismo energetico;
  • incide negativamente su umore;
  • influenza in modo negativo il sonno;
  • danneggia le funzioni cognitive.

Vediamo ora cosa hanno rivelato nello specifico i tre nuovi studi sulla sedentarietà globale.

Sedentarietà: disuguaglianze sociali e di genere nell'accesso all'attività fisica

Uno degli studi principali (il primo studio), coordinato da Deborah Salvo della University of Texas ad Austin, ha analizzato i dati di 68 Paesi evidenziando profonde disparità nell’accesso all’attività fisica.

L’esercizio nel tempo libero - quello più associato a benefici strutturali per la salute - risulta molto più diffuso tra le fasce privilegiate della popolazione. 

In particolare, l'accesso a uno stile di vita sportivo attivo é favorito a:

  • uomini benestanti che vivono in Paesi ad alto reddito praticano attività fisica ricreativa con una frequenza superiore di circa 40 punti percentuali rispetto ai gruppi svantaggiati;

Il gruppo con minore accesso al movimento strutturato é rappresentato da:

  • donne a basso reddito nei Paesi economicamente fragili;

Il gruppo con un moderato livello di movimento, non legato al tempo libero trova rappresentanza in:

  • popolazioni svantaggiate, che svolgono più spesso "attività fisica" legata al lavoro, la quale spesso non garantisce gli stessi benefici dell’esercizio programmato.

Il movimento, quindi, non è distribuito in modo equo. E questa disuguaglianza si traduce in un divario sanitario concreto, che amplifica le fragilità sociali esistenti.

Camminare fa bene anche al pianeta, e quindi all'uomo

Un secondo studio, guidato da Erica Hinckson della Auckland University of Technology, amplia in modo ulteriore la prospettiva. Muoversi con  maggiore costanza non rappresenta meramente una scelta individuale di salute: combattere la sedentarietà si traduce anche in un’azione con ricadute ambientali

Ricadute che a loro volta si ripercuoteranno positivamente sul benessere umano.

Attività quotidiane come camminare o andare in bicicletta comportano benefici diretti per l'ambiente, in quanto:

  • riducono l’uso di mezzi motorizzati e le emissioni inquinanti;
  • favoriscono città più vivibili e meno congestionate;
  • contribuiscono alla mitigazione del cambiamento climatico;
  • aiutano l’adattamento urbano a condizioni ambientali estreme.

Si crea, in questo modo, un circolo virtuoso tra salute umana e salute ambientale. 

Si tratta dunque di una molteplicità di benefici che dall'ambiente si trasmettono indirettamente alla salute complessiva dell'essere umano.

Sedentarietà: perché é una questione di politica

Il terzo studio, coordinato da Andrea Ramírez Varela della University of Texas Health Science Center di Houston, ha esaminato le politiche nazionali sull’attività fisica in 66 Paesi.

Nonostante l’esistenza di piani strategici, emergono criticità rilevanti:

  • solo il 38,7% delle politiche coinvolge più di tre settori governativi, segnalando una cooperazione limitata;
  • oltre un quarto delle strategie non prevede strumenti per misurare l’efficacia degli interventi;
  • manca una leadership multisettoriale capace di integrare sanità, scuola, urbanistica e comunità locali.

Senza coordinamento e valutazione e azione, le politiche rischiano di rimanere mere dichiarazioni d’intenti.

Combattere la pandemia della sedentarietà

Si parla di sedentarietà, schermi e divani in modo pressoché costante. Le pagine web e social sono sommerse da un argomento che rischia di annoiare. 

Ma, in verità, si tratta di una questione complessa, caratterizzata - come abbiamo visto - da una gravità estrema ed eloquente.

Le evidenze convergono su quello che é un punto essenziale: promuovere il movimento significa prevenire malattie, ridurre mortalità e migliorare la qualità della vita su larga scala.

Riportare a una cultura dell’attività fisica richiede interventi strutturali, accesso equo agli spazi per muoversi e politiche integrate capaci di incidere davvero sui comportamenti quotidiani.

La sedentarietà incarna un fattore di rischio sistemico che coinvolge corpo, mente e società. Affrontarlo è una priorità globale, e come tale necessita di essere trattata.


Fonti:

Nature - Physical activity for public health in the 21st century


 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati