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Statine per il colesterolo? Diminuiscono del 50% la probabilità di infezione grave da Covid-19

Ultimo aggiornamento – 25 settembre, 2020

Colesterolo nel sangue

Secondo le ultime evidenze scientifiche, le statine (farmaci comunemente utilizzati ridurre i livelli dei grassi dannosi nel sangue e prevenire le malattie cardiovascolari) sono associate a una diminuzione abbastanza significativa del rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19.

È uno studio pubblicato dall’American Journal of Cardiology a evidenziarlo. Cerchiamo di capirne di più.

Le statine hanno un impatto negativo sulla gravità dell'infezione da Covid-19? Risposta negativa

A portare a termine lo studio sono stati i ricercatori dell’Università della California (UC) di San Diego. L’obiettivo era di dimostrare qual fosse la relazione tra l’assunzione di statine e la probabilità di progressione critica della malattia, in seguito alle ipotesi formulate all’inizio della pandemia sui farmaci che, come le statine, inibiscono l’enzima di conversione dell’angiotensina II (ACE2), una delle principali vie utilizzate da Sars-Cov-2 per entrare nelle cellule umane.

Come ha spiegato, infatti, la dr.ssa Lori Daniels, docente e Direttrice dell'Unità di terapia intensiva cardiovascolare presso l’UC San Diego Health «avevamo bisogno di capire se i farmaci che agiscono sull’ACE2 influissero sul rischio di Covid-19 e comprendere se l’assunzione di statine avesse o meno un impatto sulla gravità dell’infezione». 

Il motivo? Capire se i pazienti in cura dovessero continuare ad essere con regolarità le terapie in corso per la cura del colesterolo alto.

Per farlo, sono state analizzate le cartelle cliniche di 170 pazienti con Covid-19 e 5.281 pazienti Covid-negativi in cura all’UC San Diego Health tra febbraio e giugno 2020. I dati erano quanto più completi possibile: informazioni sulla gravità della malattia, durata della degenza ospedaliero, esito e uso di statine oltre che di altri inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) bloccanti del recettore dell’angiotensina II (ARB) nei 30 giorni precedenti al ricovero ospedaliero.

I pazienti non devono interrompere la terapia con statine: il «timore del Covid-19 non è un valido motivo per fermarsi»

Dall’analisi e dallo studio dei dati, è emerso che l’assunzione di statine prima del ricovero per Covid-19 era associato a una riduzione di oltre il 50% del rischio di sviluppare Covid-19 grave rispetto ai pazienti con Covid-19 ma che non assumevano statine, nonché correlato a tempi di recupero più brevi.

Insomma, «le statine possono essere potenzialmente protettive contro una grave infezione da Coronavirus», ha dichiarato Daniels. In particolare, possono inibire l’infezione da Sars-CoV-2 attraverso i loro ormai celebri effetti anti-infiammatori. Dunque, i pazienti in cura con statine per il colesterolo possono continuare la terapia senza nessuna remora. «Il timore di Covid-19 non è un valido motivo per fermarsi, semmai i nostri risultati dovrebbero incentivare l’assunzione».

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