La presenza di Gianluca Gazzoli a Sanremo riporta l’attenzione non solo sul suo percorso professionale, ma anche su un aspetto meno noto della sua vita: la convivenza, fin dall’adolescenza, con una patologia cardiaca che ha reso necessario l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo.
Una condizione che riguarda migliaia di persone, anche giovani, e che offre l’occasione per fare chiarezza su aritmie, prevenzione e dispositivi salvavita.
Una diagnosi arrivata in giovane età
I primi segnali si sono manifestati quando Gazzoli era ancora adolescente. Durante l’attività sportiva, in particolare mentre giocava a basket, il cuore accelerava in modo anomalo, con episodi di tachicardia e malessere improvviso. Sintomi inizialmente attribuiti allo sforzo fisico, ma che con il tempo si sono rivelati espressione di un disturbo del ritmo cardiaco.
Dopo accertamenti specialistici e monitoraggi prolungati, i medici hanno deciso di procedere con l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo quando aveva 16–17 anni. Una scelta preventiva, mirata a ridurre il rischio di aritmie potenzialmente pericolose.
Le aritmie ventricolari possono aumentare il rischio di arresto cardiaco improvviso, una condizione che insorge in modo inatteso e che, in assenza di intervento immediato, può risultare fatale.
I dati del registro europeo EuReCa (European Registry of Cardiac Arrest) indicano che nei Paesi europei l’incidenza dell’arresto cardiaco extra-ospedaliero varia indicativamente tra 67 e 170 casi ogni 100.000 abitanti all’anno, confermando come si tratti di un evento tutt’altro che raro nel panorama cardiovascolare dei Paesi industrializzati.
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Cos’è il defibrillatore sottocutaneo e come funziona
Il defibrillatore sottocutaneo impiantabile (ICD) è un dispositivo elettronico posizionato sotto la pelle, generalmente nella regione toracica. Il suo compito è monitorare in modo continuo il ritmo cardiaco e intervenire automaticamente in presenza di aritmie gravi.
A differenza del defibrillatore esterno automatico (DAE), utilizzato nelle emergenze, l’ICD agisce dall’interno dell’organismo. Quando rileva un’aritmia pericolosa, può:
- erogare impulsi elettrici a bassa energia per correggere il ritmo;
- inviare una scarica ad alta energia per interrompere un’aritmia ventricolare maligna.
Le linee guida internazionali indicano l’impianto in pazienti con cardiopatie strutturali, sindromi aritmiche genetiche o con pregressi episodi di tachicardia ventricolare sostenuta. Studi clinici dimostrano che l’ICD può ridurre la mortalità nei soggetti ad alto rischio fino al 23–31%, a seconda della popolazione studiata.
Vivere con un dispositivo salvavita
Convivere con un defibrillatore significa adattarsi a controlli periodici, limitazioni sportive e a un costante ascolto dei segnali del proprio corpo. Nel caso di Gazzoli, la diagnosi ha comportato l’interruzione dell’attività agonistica e un percorso di accettazione psicologica non immediato.
Oltre agli aspetti clinici, esiste infatti un impatto emotivo. Diversi studi, tra cui una meta-analisi pubblicata sulla rivista Europace (organo ufficiale della European Society of Cardiology), evidenziano che circa il 20–25% dei pazienti con ICD può sviluppare sintomi di ansia e una quota significativa può presentare sintomi depressivi nei primi anni dopo l’impianto.
Negli ultimi anni, tuttavia, la tecnologia ha compiuto passi avanti significativi. I dispositivi sono più piccoli, più precisi nel riconoscimento delle aritmie e programmabili in modo personalizzato. Ciò consente una migliore qualità di vita e una riduzione delle scariche inappropriate.
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Aritmie e prevenzione nei giovani
Le patologie del ritmo cardiaco non riguardano solo persone anziane o con malattie cardiovascolari avanzate. Alcune condizioni, come le cardiomiopatie genetiche o le canalopatie, possono manifestarsi anche in età adolescenziale. Sintomi come:
- palpitazioni improvvise e persistenti,
- episodi di svenimento (sincope),
- affaticamento anomalo durante lo sport,
devono essere valutati con attenzione. La diagnosi precoce, attraverso elettrocardiogramma, ecocardiogramma e monitoraggi Holter, permette di individuare precocemente situazioni a rischio.
Secondo l’American Heart Association, l’identificazione tempestiva dei soggetti vulnerabili e l’adozione di strategie preventive riducono in modo significativo la probabilità di eventi fatali.
La storia di Gianluca Gazzoli dimostra come una patologia cardiaca diagnosticata in giovane età non precluda una vita professionale e personale attiva. Il defibrillatore sottocutaneo rappresenta oggi uno strumento efficace di prevenzione secondaria e primaria nei pazienti selezionati.
Informare sulle aritmie e sull’importanza dei controlli cardiologici significa promuovere consapevolezza e salute pubblica, soprattutto tra i più giovani, spesso portati a sottovalutare segnali che meritano attenzione clinica.
Fonti
- EuReCa (European Registry of Cardiac Arrest) - European registry of cardiac arrest study THREE (EuReCa- THREE) – EMS response time influence on outcome in Europe
- European Society of Cardiology - Burden of mood symptoms and disorders in implantable cardioverter defibrillator patients: a systematic review and meta-analysis of 39 954 patients