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Un tatuaggio per misurare i livelli di glucosio

Ultimo aggiornamento – 20 Gennaio, 2015

La misurazione del livelli di glucosio nel sangue costringe milioni di diabetici, ogni giorno, a eseguire un test veloce, ma non sempre indolore: una piccola puntura sul dito per esaminare il sangue che ne fuoriesce. Questa procedura molto comune può oggi essere resa ancora più semplice. Come?

Secondo un team di ricercatori dell’Università della California, a San Diego, presto potremmo dire addio ad aghi e gocce di sangue. Gli scienziati, infatti, hanno sviluppato una sorta di tatuaggio temporaneo in grado di misurare la quantità di zuccheri dalle cellule più superficiali del derma.

Come funziona questo tatuaggio per diabetici?

Attraverso dei micro sensori integrati nel tatuaggio applicabile, la misurazione è resa possibile. Troppo semplice, dov’è il problema… forse nel prezzo? Neppure, a quanto pare. Gli scienziati ipotizzano un costo a portata di tutti, solo pochi dollari. Il tatuaggio temporaneo, esteticamente anche piacevole alla vista, è caratterizzato da minuscoli elettrodi stampati su carta, che aderiscono alla pelle.

Ogni dispositivo è flessibile, si adatta ai movimenti e dura circa un giorno. A testarlo, 7 volontari di età compresa tra i 20 e i 40 anni, non per forza diabetici. Durante la prova, nessuno ha manifestato alcun disagio, solo a volte un leggerissimo formicolio. Gli scienziati hanno quindi verificato l’efficienza del tattoo, valutandone la reale capacità di raccogliere con successo i cambiamenti dei livelli di glucosio. Per farlo, hanno servito ai volontari un pasto ricco di carboidrati, con panino e una lattina di soda. Il dispositivo ha subito evidenziato i picchi di zuccheri, come gli strumenti di monitoraggio tradizionali.

Ora i ricercatori stanno lavorando per lo sviluppo del Bluetooth nel dispositivo, che sarebbe in grado di inviare le informazioni rilevate sia al medico che al paziente.

Qual è l’obiettivo dei ricercatori?

L’obiettivo è ovviamente quello di migliorare la qualità della vita dei pazienti diabetici, che a volte sono portati a una cattiva gestione della malattia. Lo sviluppo di tecniche indolore meno invasive potrebbe favorire notevolmente l’approccio del paziente ai controlli.

 

 

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