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Tubercolosi del cervello: la peste bianca che torna a colpire

Ultimo aggiornamento – 08 febbraio, 2017

tbc
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Johnny Islam, un ragazzo di 29 anni di Leyton, ha scoperto di essere affetto da tubercolosi del cervello, una patologia piuttosto rara. Si tratta di una malattia che si credeva eradicata e che era conosciuta in età vittoriana con il temuto nome di peste bianca.

La vita di Johnny è diventata un incubo da quando ha scoperto della patologia che potrebbe, nel lungo periodo, causargli gravi danni se non addirittura ucciderlo. Il ragazzo racconta di essere terrorizzato anche al pensiero di uscire di casa, perché i sintomi della tubercolosi potrebbero presentarsi in ogni momento, andando, ad esempio, a danneggiare la sua memoria.

Londra sembra essere un luogo dove questa malattia si annida nel modo migliore, infatti, qui i tassi di infezione sono più alti di paesi come lo Yemen, la Libia e l’Iraq. La malattia obbliga il ragazzo ad assumere ben dodici diversi tipi di antibiotici, cura che sta seguendo da più di un anno. Ogni volta che assume i farmaci si filma con il suo smartphone, per inviare il tutto al servizio sanitario che lo ha in cura. Questo metodo è stato utilizzato per la prima volta dall’University College di Londra, in collaborazione con la University College Hospital.

tubercolosi del cervello: la storia di un paziente

I pazienti utilizzavano un apposito smartphone per riprendersi quando assumevano i loro farmaci e questa tecnica si è dimostrata talmente tanto affidabile nel monitorare che la cura stesse avvenendo nel modo corretto, che ha permesso ben all’80% dei pazienti di portare a compimento l’intero ciclo di cura.

Potrebbe essere questa la via per eliminare la tubercolosi, che sta diventando un problema di salute pubblica, anche se resta ancora difficoltoso seguire i casi di pazienti di categorie particolari come i senzatetto o chi abusa di alcool o droga. È infatti fondamentale completare l’intero ciclo di cura per evitare che i batteri diventino farmaco resistenti.

Cosa è la tubercolosi del cervello?

Ma andiamo a capire cosa è la tubercolosi cerebrale. Si tratta di un’infezione di tipo batterico, di solito curabile, che colpisce vari organi, principalmente i polmoni. La sua diffusione è semplice, infatti è sufficiente inalare gocce contenenti batteri, che possono essere emessi con tosse o starnuti, per essere contagiati. Nel 2015, se ne sono presentati 5758 nuovi casi di cui ben il 40% nella sola Londra.

Il batterio che la provoca è il Mycobacterium tubercolosis. Se non fermato subito si diffonde per il corpo, arrivando anche a colpire le meningi e portando così alla tubercolosi meningea, nota anche come meningite tubercolare. La malattia può colpire a ogni età, anche se le persone affette da altre patologie gravi (HIV/AIDS, immunodepressi, alcoolisti, soggetti con diabete mellito) sono tra quelle più colpite.

Inizialmente, la tubercolosi cerebrale si presenta con malessere, febbricola e affaticamento generale, ma questi sintomi si aggravano nell’arco di poche settimane. Quando la malattia avanza si aggiungono torcicollo, mal di testa e fotosensibilità (sintomi tipici della meningite) accanto a febbre, confusione mentale, letargia, irritabilità, incoscienza, nausea e vomito.

Nella diagnosi il medico, oltre che sui sintomi, può basarsi anche sul risultato di vari test, come la puntura lombare, per analizzare il liquido spinale. Altri utili esami sono la biopsia delle meningi, l’emocultura, radiografie del torace, TAC al cranio e il test PPD (test cutaneo della tubercolina). Una volta diagnosticata con certezza la malattia il medico potrà prescrivere una cura a base di farmaci come l’isoniazide, il rifampin, il pirazinamide e l’etambutolo.

La cura si protrae per lunghi periodi di tempo, anche fino a 12 mesi. Il vaccino BCG resta però il miglior modo per contrastare la diffusione di questa malattia. Importante è anche il trattamento dei soggetti dove la patologia è latente, perché, pur non presentandone i sintomi, possono comunque contribuire a diffonderla.

La meningite tubercolare può portare al presentarsi di varie complicazioni. Le più comuni sono le convulsioni, la perdita dell’udito, un danno cerebrale, l’aumento della pressione intracranica, l’ictus e per finire la morte. Per guarire da questa malattia è fondamentale una diagnosi precoce, andando ad agire prima che si verifichino le complicanze.

Per concludere ricordo che chi è stato colpito da meningite tubercolare potrà svilupparla nuovamente con più facilità e per questo motivo dovrà monitorare costantemente il suo stato di salute.

 

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