Tumore al polmone nei non fumatori: una nuova cura nel sangue?

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico
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Data articolo – 06 Novembre, 2026

Un medico in camice bianco con uno stetoscopio al collo tiene in mano un ritaglio o modello in carta dei polmoni umani

Non aver mai fumato riduce in modo importante il rischio di tumore al polmone, ma non lo azzera. Una parte non trascurabile dei casi riguarda infatti persone che non hanno mai acceso una sigaretta e che, proprio per questo, spesso non rientrano nei programmi di screening costruiti soprattutto sulla base dell’età e della storia di fumo. 

È da questa difficoltà che parte una nuova ricerca coordinata da studiosi dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e da istituzioni statunitensi, pubblicata il 2 novembre 2026 su JAMA Network Open. Gli autori hanno analizzato migliaia di proteine circolanti nel sangue alla ricerca di segnali capaci di distinguere, anni prima della diagnosi, chi avrebbe poi sviluppato un tumore polmonare. Tra 2.821 proteine analizzate, soltanto due hanno mantenuto un’associazione statisticamente significativa dopo le correzioni necessarie per ridurre il rischio di risultati casuali: CEACAM5 e CEACAM6.

Lo studio sui non fumatori e i campioni raccolti anni prima

La ricerca ha utilizzato campioni di sangue conservati all’interno di quattro grandi studi condotti negli Stati Uniti e in Cina. Gli studiosi hanno confrontato 180 persone che non avevano mai fumato e che avrebbero sviluppato un tumore polmonare nei cinque anni successivi con altrettanti partecipanti simili per età, sesso e altre caratteristiche ma che non avevano sviluppato la malattia nello stesso periodo.

L’obiettivo non era cercare direttamente cellule tumorali nel sangue, ma capire se alcune proteine potessero funzionare come segnali precoci di un rischio maggiore. L’analisi è stata particolarmente ampia: i ricercatori hanno misurato 2.821 proteine circolanti. Quando si eseguono migliaia di confronti contemporaneamente aumenta però anche la possibilità di trovare associazioni apparentemente significative solo per caso. Per questo gli autori hanno applicato correzioni statistiche più severe.

Alla fine del processo soltanto CEACAM5 e CEACAM6 hanno mantenuto un legame statisticamente significativo con la successiva diagnosi di tumore polmonare.

Cosa sono CEACAM5 e CEACAM6

Le due proteine fanno parte di una famiglia di molecole coinvolte nei meccanismi di adesione cellulare, cioè nei processi che permettono alle cellule di interagire e legarsi tra loro. Sono già state studiate anche in oncologia perché possono partecipare a processi collegati alla crescita e alla progressione tumorale.

CEACAM5, in particolare, non è una proteina sconosciuta alla medicina oncologica, ma non è specifica del tumore al polmone. Questo è un elemento essenziale per interpretare correttamente lo studio.

Trovare livelli elevati di una determinata proteina nel sangue non significa infatti individuare direttamente un tumore, né permette di sapere dove si trovi un’eventuale lesione. Un biomarcatore può indicare che esiste un’associazione statistica con una malattia, ma deve poi dimostrare di essere sufficientemente accurato per diventare utile nella pratica clinica.

Per questo CEACAM5 e CEACAM6 non possono, allo stato attuale, essere considerate un nuovo test diagnostico.

Quanto aumentava il rischio associato alle due proteine

Anche i numeri dello studio richiedono una lettura prudente. Per ogni incremento pari a una deviazione standard nei livelli delle proteine, gli autori hanno osservato un aumento delle odds di tumore del 65% per CEACAM5 e del 72% per CEACAM6.

Queste percentuali non indicano però che chi presenta valori elevati abbia automaticamente il 65% o il 72% di probabilità di sviluppare un tumore. Le odds rappresentano infatti un rapporto statistico tra la probabilità che un evento si verifichi e quella che non si verifichi. Si tratta quindi di una misura utilizzata per descrivere la forza dell’associazione osservata nello studio, non di una previsione individuale direttamente applicabile al singolo paziente.

Allo stesso modo, un valore elevato delle due proteine non dimostra la presenza di un tumore nascosto.

La verifica su quasi 50mila persone della UK Biobank

Per capire se il risultato fosse riproducibile in una popolazione diversa, i ricercatori hanno analizzato anche i dati di 49.291 partecipanti alla UK Biobank, includendo non fumatori, ex fumatori e fumatori. Durante cinque anni di osservazione sono stati registrati 157 casi di tumore polmonare. Anche in questa popolazione livelli più elevati di CEACAM5 e CEACAM6 risultavano associati a una maggiore incidenza della malattia.

Il rapporto di rischio era pari a 1,92 per CEACAM5 e 1,86 per CEACAM6.

La conferma rafforza l’ipotesi iniziale, ma porta con sé anche un limite importante: solo 16 dei 157 casi riguardavano persone che non avevano mai fumato.


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Il numero è quindi troppo basso per considerare definitivamente validato il ruolo dei due biomarcatori proprio nel gruppo che rappresentava il principale obiettivo dello studio, soprattutto per CEACAM6.

I biomarcatori dei fumatori potrebbero non funzionare allo stesso modo

Un altro risultato interessante riguarda altri indicatori già studiati in precedenza per il tumore polmonare. Gli autori hanno osservato che la maggior parte dei 36 biomarcatori precedentemente associati alla malattia nei fumatori non mostrava una relazione altrettanto chiara tra le persone che non avevano mai fumato.

Il dato suggerisce che i meccanismi biologici e gli strumenti utilizzati per stimare il rischio potrebbero dover essere diversi a seconda della storia di esposizione al tabacco. In altre parole, un marcatore utile in chi ha fumato per molti anni non è necessariamente altrettanto informativo in chi non ha mai fumato.

È un aspetto particolarmente importante perché il tumore polmonare nei non fumatori rappresenta un problema clinico diverso anche dal punto di vista della prevenzione. Queste persone non vengono normalmente selezionate per lo screening sulla base del consumo di sigarette e possono quindi arrivare alla diagnosi senza essere mai state considerate ad alto rischio.

Perché non è ancora un nuovo test per il tumore al polmone

Lo scenario più interessante sarebbe utilizzare CEACAM5 e CEACAM6 per individuare un gruppo di non fumatori con un rischio sufficientemente elevato da giustificare controlli più approfonditi.

Oggi lo screening del tumore al polmone attraverso tomografia computerizzata a basse dosi viene raccomandato soprattutto sulla base dell’età e della storia di fumo. Estenderlo indiscriminatamente a tutte le persone che non hanno mai fumato non sarebbe semplice né necessariamente vantaggioso.

Uno screening applicato a popolazioni con un rischio molto basso può infatti generare falsi positivi, esami aggiuntivi, procedure non necessarie e sovradiagnosi.

Un biomarcatore efficace potrebbe invece servire a selezionare meglio chi beneficia davvero di un approfondimento. Prima di arrivare a questo punto, però, sarà necessario dimostrare che CEACAM5 e CEACAM6 possiedano un’accuratezza sufficiente e che il loro utilizzo migliori concretamente gli esiti clinici.

Anche radon, inquinamento e familiarità dovranno entrare nel modello

Il rischio di tumore polmonare nei non fumatori non dipende da un unico fattore. Studi futuri dovranno quindi valutare le due proteine insieme ad altre informazioni già conosciute, come esposizione al radon, inquinamento atmosferico, esposizioni professionali e familiarità.

L’obiettivo sarebbe costruire modelli capaci di combinare più elementi e individuare una piccola parte della popolazione non fumatrice con un rischio sufficientemente alto da rendere appropriato uno screening mirato.

Per arrivarci servono però studi molto più ampi, con un numero maggiore di casi tra persone che non hanno mai fumato e con un follow-up sufficientemente lungo.

La ricerca pubblicata su JAMA Network Open rappresenta quindi un primo passo: CEACAM5 e CEACAM6 sembrano comparire come segnali associati al rischio anche anni prima della diagnosi, ma non possono ancora dire chi svilupperà il tumore né sostituire gli strumenti diagnostici attualmente disponibili.

La prospettiva più interessante non è quindi quella di un semplice “esame del sangue per il tumore al polmone”, che oggi non esiste sulla base di questi dati, ma di uno strumento che in futuro potrebbe aiutare a capire quali non fumatori meritino controlli più approfonditi. È proprio questa distinzione a separare un biomarcatore promettente da un test clinico già pronto per essere utilizzato.

Fonte:

JAMA Network Open - Protein Biomarkers of Lung Cancer Risk Among Individuals Who Never Smoked

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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