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Tumori ai polmoni: i sintomi precoci, gli esami da fare e le nuove cure

Ultimo aggiornamento – 29 giugno, 2021

Tumore al Polmone: Cure, Sintomi e Rischi
Indice

A cura di ALCASE ITALIA

Intervista al dr. Gianfranco Buccheri, Pneumologo – Oncologo, Direttore Medico di ALCASE Italia.


L’Associazione ALCASE Italia sceglie come sempre di parlarne, di gridare a gran voce l’importanza di combattere i pregiudizi e le false credenze sulla malattia. Noi, assieme a questa realtà, ci uniamo al coro di sensibilizzazione, con un’intervista al dr. Gianfranco Buccheri, Direttore Medico di ALCASE, Pneumologo e Oncologo, da anni impegnato nella cura e nella ricerca contro il cancro ai polmoni.

Tumore al polmone: come si manifesta?

Dunque,  riconoscere un tumore al polmone  nelle fasi iniziali è un problema e ciò dipende dal fatto che i  sintomi  sono piuttosto generici, simili a quelli di altre patologie polmonari infiammatorie (anche di tipo cronico) e, praticamente, non consentono facilmente una  diagnosi precoce  della malattia. 

Il sintomo che più frequentemente compare è la  tosse , che può avere diverse caratteristiche: può essere secca, senza espettorato, o grassa con catarro mucoso, chiaro o anche giallo-verdastro e, in questo caso, segnala la presenza di una infezione batterica associata. 

Un campanello d’allarme importante è vedere del  sangue nel catarro  (espettorato emoftoico), che a volte è un sintomo precoce e unico, sebbene non specifico. Altre patologie delle vie aeree superiori possono, infatti, manifestarsi così. I pazienti con  catarro e sangue  spesso si rivolgono a un otorinolaringoiatra per un controllo delle alte vie aeree, ma lo specialista dimentica a volte di consigliare una Tac per escludere che non vi sia qualcosa anche a livello delle basse vie. 

Un segno particolare da ricordare è poi il cosiddetto  ippocratismo digitale  (dita a bacchetta di tamburo): si tratta di una dilatazione delle ultime falangi delle dita, sintomo non specifico ma riconducibile – anche tre o quattro anni prima della diagnosi effettiva – alla presenza di un tumore al polmone. 

In che modo fare prevenzione? Quali esami fare periodicamente e che valori tenere sotto controllo?

Purtroppo, in Italia non è stato ancora approvato l’esame che consentirebbe una adeguata  prevenzione del tumore ai polmoni ,  ovvero  la Tac spirale a basso dosaggio di radiazioni ,  senza mezzo di contrasto . Viene effettuata molto velocemente, costa pochissimo e permette una diagnosi veramente precoce e, in tanti casi, salva la vita. 

Parlo di  screening mediante Tac del torace,  esame già accettato negli Stati Uniti da diversi anni e adesso si parla in Europa di introdurlo, e si sta combattendo anche in Italia per far sì che diventi “prassi”.   

In questo momento, non viene consigliato a tutti, ma solitamente ai pazienti dai 65 anni di età in su, forti fumatori, essendo i soggetti maggiormente a rischio, almeno una volta all’anno. In questo modo, mediamente, si potrebbero salvare nel nostro paese almeno 5 mila persone ogni anno. 

Al di fuori di questo, quando parliamo di esami, non ci sono molti altri mezzi di screening, se non badare bene ai sintomi. 

Qual è la forma più aggressiva di tumore al polmone?

Dipende. Certamente, il  microcitoma polmonare , ovvero  il carcinoma polmonare a piccole cellule , è molto aggressivo, sebbene risponda sempre bene alla chemioterapia (almeno inizialmente). Purtroppo, non vi sono (o si cominciano solo ora a studiare) terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia è ancora ai primi passi in questo tipo di tumore. Con queste nuove armi, invece, si sono ottenute delle grandi risposte per l’ adenocarcinoma polmonare , diventato il più curabile dei tumori al polmone e, conseguentemente, quello a prognosi migliore. 

Resta, dunque, difficile da combattere il microcitoma. I pazienti hanno ancora le stesse sorti di decenni fa. Siamo sul 10-15% di pazienti che sopravvivono a 5 anni dalla diagnosi. 

Anche il  mesotelioma  è poco curabile, seppur ha di per sé una aggressività ridotta.   

Quando l’immunoterapia è efficace?

Si tratta di una soluzione terapeutica relativamente recente, degli ultimi 5 o 6 anni. Si basa sul  blocco  di un meccanismo di controllo immunitario, conosciuto come sistema PD-1/PD-L1. Il blocco avviene mediante l’uso di  specifici farmaci (anticorpi monoclonali)  che vanno ad attaccare direttamente la proteina PD-1 o il suo recettore, PD-L1. Questa chiave di intervento ha fatto sì che le cose cambiassero, permettendo una sopravvivenza del paziente impensabile in passato. 

Il meccanismo è, alla fine, semplice: la cellula tumorale mutata “inganna” i linfociti T killer del sistema immunitario che dovrebbero combatterla, esponendo sulla sua superficie una proteina-recettore che si chiama PD-L1, appunto. Questa proteina si lega alla sua controparte (il PD-1 dei linfociti T), provocando la morte del linfocita (PD=Programmed Death= morte programmata) ed evitando in tal modo la distruzione della cellula cancerosa.  

I farmaci bloccanti il sistema PD1/PD-L1, dunque, permettono di superare “l’inganno” che il tumore ha sviluppato nei confronti del sistema immunitario e consentono allo stesso di svolgere correttamente il proprio lavoro.

Ultima domanda: se dovesse dare un consiglio a un giovane 35enne, fumatore, cosa direbbe (oltre allo smettere di fumare)?

Il fumo di tabacco è ancora determinante, ma ci sono altri fattori: inquinamento atmosferico, dovuto anche al traffico urbano. Bisognerebbe aiutarsi, le mascherine bloccano il passaggio dei corpuscoli più grossi (proteggendo le vie aeree superiori), ma ahimè i corpuscoli sottili passano e raggiungono comunque i polmoni. 

Bisognerebbe anche fare un’analisi delle abitazioni, ricercando il  Radon . In alcuni paesi, come in Svizzera, ad esempio, non si dà la certificazione di abitabilità se prima non si effettua un’analisi dei livelli di Radon, un gas radioattivo responsabile del tumore al polmone.     

In Italia, si dovrebbe prestare maggiore attenzione anche a questa tematica e vigilare. 

Dunque, molte di queste cause non sono modificabili dall’oggi al domani. Poi c’è anche il fattore ereditarietà, che non va dimenticato e che, ovviamente, è immodificabile. 

Certo è che chi ha fumato sino a 40 anni dovrebbe smettere, fare esami di screening e informarsi subito sui sintomi, anche se nel 30% dei casi ci siano diagnosi senza sintomi.

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