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Perché dovremmo iniziare ad assumere rabarbaro

Cristian Padovano | Biologo

Ultimo aggiornamento – 14 Novembre, 2019

A cosa fa bene il rabarbaro: usi e proprietà

Il rabarbaro è una pianta erbacea presente in tutte le stagioni, utilizzata principalmente come digestivo. Usata fin dal 2700 a.C. in Cina, è originaria del Tibet e della Cina stessa, ma oggi è ormai diffusa in tutto il mondo. Perché i benefici del rabarbaro sono molti. Quindi, a cosa fa bene il rabarbaro? Eccolo spiegato.

Cos’è il rabarbaro

Il rabarbaro appartiene alla famiglia delle Polygonaceae e cresce spontaneamente tutte le stagioni in Europa e Asia. Comprende circa 60 specie diffuse e ha l’aspetto del sedano, con coste verticali che si estendono per tutta la lunghezza e culminano in grandi foglie di colore verde, tranne che per il sapore amaro: la più nota specie di rabarbaro è quello Cinese (Rheum palmatum).

Il nome “rabarbaro” deriva dal greco e significa pianta dei barbari, proprio perché originaria del Tibet e della Cina. Le proprietà del rabarbaro sono davvero innumerevoli: questa pianta è infatti ricca di sali minerali tra cui calcio, ferro, fosforo, magnesio e selenio, oltre a contenere molte vitamine del gruppo B, K e J e beta-carotene.

Proprietà del rabarbaro

Ai fini alimentari, la parte commestibile e che si usa maggiormente è lo stelo rossastro ottimo per marmellate o come additivo in bevande tonico-digestive. La cosa a cui fare attenzione è però l’uso delle foglie: queste, infatti, a causa dell’elevato contenuto di acido ossalico, irritano la mucosa intestinale e favoriscono la formazione dei calcoli renali. Non solo. L’utilizzo delle foglie in dosaggi elevati risulta addirittura tossico. Quando è assunto a dosaggi bassi, il rabarbaro ha diverse proprietà.

Le principali proprietà del rabarbaro sono:

  • Digestivo, poiché stimola la secrezione dei succhi gastrici e della bile grazie alla presenza di reina
  • Astringente, poiché contiene tannini
  • Lassativo, grazie agli antrachinoni, in quantità più elevante
  • Dimagrante, poiché è una delle verdure a più basso contenuto calorico e, inoltre, stimola il metabolismo dei grassi
  • Antiage
  • Migliora la circolazione sanguigna grazie al ferro e al rame
  • Favorisce l’abbassamento del colesterolo
  • Utile in caso di scottature e ferite
  • Protegge le ossa grazie alla vitamina K e al calcio

Quando e come assumere il rabarbaro

In linea generale, va assunto solo in presenza di episodi di stitichezza occasionali poiché l’uso continuativo di questa pianta provoca assuefazione, con conseguente minore efficacia e peggioramento della stipsi. È consigliato infatti non superare un’assunzione maggiore alle 8/10 volte in modo continuativo, ma mantenersi dai 2 ai 4 mg per chilo di peso corporeo con assunzione serale. Il rabarbaro si può assumere come:

  • Tintura madre
  • Estratto secco nebulizzato
  • Infuso, preparato con 5 gr di rabarbaro essiccato e 2 gr di bicarbonato di sodio
  • Liquore, ottimo digestivo

A cosa fare attenzione

La maggior parte delle controindicazioni del rabarbaro, come detto precedentemente, sono legate al suo uso eccessivo che causa effetti contrari a quelli previsti.

Si passa da un effetto altamente lassativo, con conseguente perdita allarmante di molti liquidi, ad un effetto a volte pericolosamente tossico. A coloro che hanno problemi gastrointestinali (coliti), per i bambini sotti i due anni, le donne in gravidanza e allattamento, è sconsigliabile l’utilizzo di questa radice.

La soluzione migliore? Farsi guidare dal proprio medico e rispettare le dosi create ad hoc.

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Cristian Padovano | Biologo
Scritto da Cristian Padovano | Biologo

Da sempre curioso della scienza e della divulgazione scientifica, pronto a condividere ogni nozione in mio possesso nella maniera più semplice e chiara possibile. Sono un biotecnologo medico, laureato presso l'Università del Salento.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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