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Tutto ciò che c’è da sapere sull’ernia del disco: la parola all’esperto

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Indice

Dr. Alfredo Bitonti, specialista in ortopedia. 


Il fuoriuscire di un organo o di una parte di esso dalla cavità che solitamente lo contiene è comunemente chiamato ernia. Generalmente, un’ernia non scompare da sé e per risolvere le annesse dolorose complicazioni è necessario ricorrere all’intervento chirurgico di rimozione.

Assai ricorrente è la circostanza di avere a che fare con un’ernia del disco.

Cos’è un’ernia al disco?

L’ernia del disco, detta anche intervertebrale, è particolarmente problematica in quanto attacca una parte notevolmente sensibile del corpo umano: le vertebre.

La nostra colonna vertebrale è composta da 26 ossa – appunto, le vertebre – tra le quali vi sono dei dischi acquosi, chiamati intervertebrali, che permettono il regolare movimento della schiena, nonché la sua protezione e il relativo sostegno. Il ruolo di questi dischi è fondamentale nella vita quotidiana dell’organismo: fungono da veri e propri cuscinetti per consentire lo scarico dei pesi sulla colonna vertebrale, permettendone la sicurezza in tutti i movimenti che si vanno a svolgere.

Quando da uno di questi dischi intervertebrali avviene la fuoriuscita di nucleo polposo, saremo in presenza di ernia del disco, in una circostanza che minerà nelle fondamenta il ruolo di questi ammortizzatori.

La fuoriuscita di questo liquido può anche avere effetti di compressione su un nervo o sul midollo, rendendo così l’ernia alla schiena una complicazione particolarmente dolorosa. Proprio per questo occorre accertarsi quanto prima dei possibili danni e realizzare una terapia adeguata: non calcolando il rischio anzitempo, si rischia infatti di poter incorrere in situazioni più gravi, come i danneggiamenti dei nervi della vescica e dell’intestino, con la possibilità di incorrere in conseguenze irrimediabili.

Quali sono i sintomi di ernia al disco?

In alcuni casi, la porzione di disco che si rompe e dalla quale fuoriesce liquido non è particolarmente grande e non causa, quindi, alcun tipo di pressione su nervi e midollo spinale: sono queste le situazioni in cui non viene manifestato alcun sintomo.

Tuttavia, i più duri campanelli d’allarme sono costituiti dal dolore che verrà provato: bisogna prestare particolare attenzione alla presenza di dolori radicolari o di un cosiddetto colpo della strega. Molto spesso tali sofferenze vengono avvertite maggiormente in presenza di raffreddori, con colpi di tosse e starnuti che influiscono sui corretti movimenti della schiena.

Queste problematiche vengono ravvisate anche nel momento in cui ci si siede. In tutto ciò, grande importanza ha il ruolo che hanno i nervi che vengono toccati dall’ernia: se il disco toccherà quelli che scendono lungo il midollo spinale, l’ernia alla schiena può causare più significative problematiche, quali paralisi e spasmi muscolari.

Proprio per queste ragioni sono diverse le circostanze che un medico è tenuto a verificare per poter emettere una precisa diagnosi e queste comprendono:

  • Postura
  • Forza e resistenza nei muscoli
  • Capacità e modalità di camminare
  • Stato dei riflessi
  • Eventuali riflessi e sensazioni provate dagli arti

Si tratta di sintomi facilmente ravvisabili: la pressione di un nervo può provocare formicolio causato dalla fuoriuscita del disco mentre, la flessione delle gambe, è un esercizio che potrebbe – in causa di dolore avvertito – essere un chiaro sintomo di ernia del disco.

Alcuni tra i sintomi più tipici possono inoltre essere:

  • Atassia
  • Atrofia muscolare e paralisi muscolare
  • Cruralgia
  • Fascicolazione muscolare
  • Insonnia
  • Iperlordosi
  • Ipostenia
  • Mal di schiena
  • Parestesia
  • Reumatismi
  • Sciatalgia
  • Stenosi vertebrale

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

ernia del disco: sintomi, cause e trattamenti

Generalmente, l’ernia del disco può avere due tipi di cause: una traumatica, dovuta a un evento specifico, e una degenerante, verificatasi invece a seguito di una graduale rottura degli anelli del disco. Nel primo caso abbiamo fattori di rischio che possono essere legati a movimenti scorretti ma non solo.

Tra questi:

  • Complicazioni a livello alimentare: obesità e sovrappeso, una dieta non equilibrata, disidratazione.
  • Mancanza di attività fisica e sedentarietà così come eccessivi carichi da sport e allenamento.
  • Scompensi posturali, rigidità e mancanza di mobilità spinale.
  • Lavori fisici ripetitivi che stressano la schiena.
  • Lavori fisici che possono creare momenti di flessione e/o torsione.
  • Gravidanza.
  • Stati di ansia e tensione.
  • Fumo e abuso di alcolici.

Un equilibrio nel proprio stile di vita, una corretta postura e, soprattutto, un discreto grado di attenzione durante l’eseguirsi di movimenti fisici costituiscono, quindi, due buone precauzioni contro eventuali ernie del disco e, più genericamente, dolori alla schiena di varia natura.

Il mantenere un equilibrio nella propria postura consente, inoltre, di poter ridurre i fattori di rischio della seconda possibilità: quella di contrarre ernie alla schiena in maniera graduale. Questo è importante per i soggetti maggiormente colpiti: chi compie dei lavori pesanti o chi al contrario è estremamente sedentario e, in ultimis, gli atleti sottoposti a carichi di sforzo eccessivi e non equilibrati.

Abbiamo chiesto al dr. Alfredo Bitonti, specialista in ortopedia, alcuni consigli per capire assieme come trattare l’ernia del disco ed evitare le complicanze.

Quali sono i trattamenti per l’ernia al disco?

I trattamenti per l’ernia del disco si dividono in:

  • trattamento cruento;
  • trattamento incruento.

Il trattamento incruento consta in una terapia medica e in una terapia fisica. Nella terapia medica si utilizzano farmaci antinfiammatori non steroidei, steroidei (utilizzati anche nella terapia del dolore con infiltrazioni peridurali) e neurotrofici.

La terapia fisica si avvale soprattutto della tecarterapia e della ginnastica posturale.

Il trattamento cruento, invece, è un vero e proprio intervento chirurgico. Secondo il tipo di patologia, si va dalla decompressione monolaterale alla decompressione bilaterale, al posizionamento di uno spaziatore interspinoso e all’utilizzo di radiofrequenze per “desensibilizzare” la zona dolente.

Quando è necessario intervenire chirurgicamente? In questi casi, cosa aspettarsi dall’operazione?

L’intervento chirurgico dipende molto dalla sintomatologia del paziente e dal paziente stesso. L’età e le patologie concomitanti giocano un ruolo fondamentale nella scelta del tipo di procedura e della sua aggressività. Sicuramente, i capisaldi che dividono tra trattamento chirurgico e non chirurgico sono:

  • dolore ingravescente non tollerabile nelle attività della vita quotidiana;
  • resistenza a farmaci oppioidi;
  • segni di denervazione.

In questi casi, ove sia necessario un intervento chirurgico, solitamente si ottiene una risoluzione del dolore nel 70/80% dei casi e una risoluzione della patologia nel 60% circa. Questo perché purtroppo non è inusuale che possa sopraggiungere una recidiva della patologia (nuova formazione di ernia) e che il chirurgo debba reintervenire chirurgicamente.

Quali sono i pericoli e le complicanze di un’ernia al disco?

Un’ernia discale ha come complicanza principe la denervazione del territorio interessato dall’ernia fino all’impossibilità di attivare i muscoli innervati dal tessuto nervoso interessato dalla compressione posteriore.

La compressione è variabile e da una anestesia permanente della zona affetta si può arrivare a subire, come detto, una perdita di attivazione delle fibre muscolari della stessa per mancata conduzione nervosa. Questo può far sì che possa insorgere una difficoltà motoria sino all’impossibilità di movimento (paresi).

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