TV compulsiva? Attenzione a depressione e solitudine

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella Farmacista
Redatto scientificamente da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, Farmacista |
A cura di Andrea Salvadori
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Data articolo – 04 Febbraio, 2015

Indice del contenuto

Uno studio dell’Università del Texas lancia l’allarme: il fenomeno del binge-watching, ovvero la maratona televisiva di chi passa ore e ore davanti allo schermo, potrebbe essere il segnale di un malessere dell’individuo. E’ un fenomeno sempre più diffuso soprattutto negli Stati Uniti, dove la tv on demand e le serie televisive, di cui si guardano anche 5 o 6 puntate per volta, rendono gli individui incapaci di allontanarsi dal piccolo schermo. Un vera e propria dipendenza che indica che qualcosa non va.

Sì, perché lo studio ha dimostrato che più si è depressi o solitari di carattere, più è facile incollarsi davanti alla televisione.

Lo studio

Lo studio ha incluso più di 300 persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni, a cui i ricercatori hanno chiesto quanto guardassero la tv, se si sentissero soli o tristi, e quali fossero in generale i loro stati d’animo. I risultati hanno mostrato che coloro che praticavano di più il binge-watching erano i solitari, nel tentativo di distrarsi dai pensieri negativi, incapaci di darsi delle regole e privi di autocontrollo, senza allontanarsi dalla tv neanche quando sapevano che avevano altre cose importanti da fare. Come sottolinea Yoon Sung Hi, queste persone trascurano il lavoro e tendono a evitare le relazioni con gli altri.

TV compulsiva

Questo fenomeno non solo è dovuto a un disagio psicologico, ma ha anche effetti negativi sulla salute fisica della persona. Il binge-wathcing è infatti associato a stanchezza, obesità, cattiva alimentazione e numerosi altri problemi di salute, e diventa quindi una vera e propria fonte di preoccupazione.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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