Un comune farmaco per dimagrire potrebbe aumentare il rischio di cecità

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 17 Marzo, 2026

Un operatore sanitario con guanti in lattice che tiene in mano diversi blister di pillole

Un possibile legame tra i farmaci a base di semaglutide e un raro problema oculare riaccende il dibattito sulla sicurezza dei trattamenti per diabete e obesità.

A evidenziarlo è un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Ophthalmology, che analizza milioni di segnalazioni cliniche e individua un segnale statistico da non ignorare.

Senza creare allarmismi, i ricercatori invitano a una maggiore attenzione: in alcuni casi, l’uso di questi farmaci potrebbe essere associato a un aumento del rischio di neuropatia ottica ischemica, una condizione che può compromettere la vista in modo improvviso.

Una condizione improvvisa

La neuropatia ottica ischemica (ION) è una patologia causata da una riduzione del flusso sanguigno al nervo ottico.

In termini semplici, è come un “ictus dell’occhio”.

Può manifestarsi con:

  • perdita improvvisa della vista, spesso in un solo occhio;
  • visione offuscata o distorta;
  • riduzione del campo visivo.

Si tratta di un evento raro, ma potenzialmente grave, soprattutto perché il danno può essere permanente.


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Il lavoro si è posto una domanda precisa: esiste un’associazione tra l’uso di semaglutide e il rischio di sviluppare questa patologia oculare?

Per rispondere, i ricercatori hanno analizzato un enorme database di farmacovigilanza, raccogliendo segnalazioni avvenute tra il 2017 e il 2024.

L’attenzione si è concentrata su decine di migliaia di casi legati ai farmaci contenenti semaglutide, utilizzati sia per il diabete di tipo 2 sia per la perdita di peso.

Un segnale da approfondire

Dall’analisi emerge un dato chiave: esiste una associazione statistica tra l’uso di semaglutide e la neuropatia ottica ischemica.

È importante chiarire subito un punto: non si tratta di una prova di causalità, lo studio non dimostra che il farmaco provochi direttamente il danno, ma segnala un possibile legame che merita ulteriori indagini.

Questo tipo di studi serve proprio a individuare “campanelli d’allarme” da approfondire con ricerche più controllate.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda le differenze tra le varie formulazioni di semaglutide.

In particolare, i farmaci utilizzati per la perdita di peso mostrano un segnale più marcato; tra questi, Wegovy® risulta associato a un rischio più elevato rispetto ad altri prodotti.


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Una possibile spiegazione riguarda il dosaggio: nei trattamenti per l’obesità, le quantità di principio attivo sono generalmente più alte rispetto a quelle impiegate per il diabete.

Non solo: anche la modalità di somministrazione potrebbe influire: le formulazioni iniettabili, che garantiscono un assorbimento più rapido, sembrano associate a un segnale più evidente rispetto a quelle orali.

Il ruolo della dose e le differenze tra donne e uomini

I dati suggeriscono un possibile effetto dose-dipendente: in altre parole, all’aumentare della dose potrebbe aumentare anche il rischio.

Questo elemento non è una prova definitiva, ma rafforza l’ipotesi che il fenomeno non sia casuale.

Allo stesso tempo, le formulazioni orali – che rilasciano il farmaco più lentamente – sembrano mostrare un profilo più rassicurante sotto questo specifico aspetto.

Un altro dato che emerge riguarda il genere.

Gli uomini, secondo l’analisi, presentano un rischio più elevato rispetto alle donne; le ragioni non sono ancora chiare, ma potrebbero essere legate a fattori vascolari o ormonali che influenzano la salute del nervo ottico.

Si tratta comunque di un’osservazione preliminare, che necessita di conferme.

Uno degli elementi più importanti per interpretare correttamente lo studio è la frequenza dell’evento.

La neuropatia ottica ischemica associata a semaglutide risulta:

  • molto rara;
  • stimata in circa 1 caso ogni 10.000 utilizzatori.

Mani a coppa che sorreggono una manciata di capsule e compresse colorate

Questo significa che, nella grande maggioranza dei pazienti, il trattamento non comporta alcun problema visivo.

Tuttavia, la gravità potenziale dell’evento rende necessario non sottovalutare il segnale.

Cosa cambia per i pazienti

Alla luce di questi risultati, non emerge alcuna indicazione a sospendere i trattamenti.

I benefici della semaglutide – sia nella gestione del diabete sia nella perdita di peso – restano ampiamente documentati.

Piuttosto, lo studio suggerisce un approccio più consapevole:

  • monitorare eventuali sintomi visivi;
  • segnalare rapidamente cambiamenti nella vista;
  • valutare i fattori di rischio individuali.

In presenza di segnali come visione improvvisamente offuscata o perdita di campo visivo, è fondamentale consultare subito uno specialista.

Gli autori sottolineano che i risultati non devono essere interpretati in chiave allarmistica.

Il messaggio è più sfumato: serve maggiore attenzione, non panico.

In particolare, la ricerca apre la strada a nuove domande:

  • esiste davvero un legame causale?
  • quali pazienti sono più vulnerabili?
  • il rischio è legato alla dose, alla durata o ad altri fattori?

Per rispondere serviranno studi clinici più rigorosi, in grado di isolare le variabili e fornire evidenze più solide.

I limiti dello studio

Per comprendere davvero il significato dei risultati, è fondamentale considerare i limiti metodologici.

Lo studio si basa su segnalazioni spontanee, raccolte in database di farmacovigilanza.

Questo comporta alcune criticità:

  • i dati non sono controllati come in uno studio clinico;
  • non è possibile stabilire un rapporto causa-effetto;
  • possono esserci fattori confondenti (altre malattie, farmaci, condizioni preesistenti).

Ad esempio, molte persone che assumono semaglutide presentano già condizioni come:

Questo di per sé aumenta il rischio di patologie oculari.

Come spesso accade in medicina, il punto centrale è il bilanciamento tra benefici e rischi.

Da un lato, la semaglutide rappresenta una delle opzioni più efficaci per il controllo del diabete e dell’obesità; dall’altro, emerge un possibile rischio raro ma serio, che richiede attenzione

In questo contesto, la personalizzazione della terapia diventa fondamentale. Ogni paziente ha una storia clinica diversa, e le decisioni devono essere prese insieme al medico, valutando tutti gli elementi in gioco.

Il nuovo studio non cambia le linee guida attuali: più che un punto di arrivo, si tratta di un punto di partenza. Una base su cui costruire nuove ricerche e affinare la valutazione del rischio.

Per i pazienti e i medici, la parola chiave è “consapevolezza”.

Fonti:

  • British Journal of OphthalmologyIschemic optic neuropathy with semaglutide: global observational analysis of sex- and formulation-specific risk
  • PubMedIschemic Optic Neuropathies: Current Concepts
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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