Quando si parla di salute del cuore, l’attenzione va quasi sempre ai sintomi più noti: dolore al petto, fiato corto, stanchezza insolita, battito irregolare o gonfiore alle gambe. Esiste però un segnale meno conosciuto, visibile in una zona del corpo a cui raramente si pensa in questi termini: il lobo dell’orecchio.
Si chiama segno di Frank ed è una piega diagonale che attraversa il lobo. Non si tratta di una diagnosi, né di una prova certa di malattia cardiaca. Tuttavia, negli ultimi anni, diversi studi lo hanno collegato a un rischio maggiore di problemi cardiovascolari, tra cui malattia coronarica, patologie cerebrovascolari e vasculopatia periferica.
Cos’è il segno di Frank
Il nome deriva dal medico Sanders T. Frank, che osservò questa particolare piega in più pazienti sotto i 60 anni affetti da angina o da ostruzioni documentate delle arterie coronarie. Da allora, il segno è stato studiato in relazione a diverse condizioni cardiovascolari.
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La piega si presenta come una linea obliqua sul lobo dell’orecchio. Secondo alcune osservazioni, il collegamento con il rischio cardiaco sembrerebbe più forte quando la piega è profonda, attraversa l’intera lunghezza del lobo, compare su entrambe le orecchie ed è accompagnata da altre piccole pieghe accessorie.
Al contrario, una piega incompleta e presente su un solo orecchio sarebbe considerata un segnale meno rilevante.
Il possibile legame con cuore e arterie
Il motivo preciso di questa associazione non è ancora del tutto chiaro. Una delle ipotesi più citate riguarda la perdita di elastina e fibre elastiche nei tessuti. Lo stesso processo potrebbe contribuire sia alla formazione della piega nel lobo sia all’irrigidimento delle arterie nella malattia coronarica.
Altri esperti ipotizzano anche una componente genetica, dato che l’associazione tra piega auricolare e infarto è stata osservata in diverse popolazioni. Alcuni studi hanno inoltre collegato il segno di Frank a bassi livelli di proteine come adropina e irisina, che potrebbero avere un ruolo nei processi di aterosclerosi, cioè il restringimento e l’indurimento delle arterie dovuto all’accumulo di placche.
Non è un test, ma può aiutare a fare attenzione
La malattia cardiovascolare resta la principale causa di morte negli Stati Uniti. Secondo l’American Heart Association, il 61% degli adulti americani potrebbe sviluppare nel corso della vita una qualche forma di patologia cardiovascolare.
In questo contesto, anche un segnale esterno può attirare l’attenzione, ma gli esperti invitano a non interpretarlo in modo isolato. Una piega sul lobo non significa automaticamente avere una malattia al cuore. Può però diventare un motivo in più per valutare il proprio rischio complessivo, soprattutto se sono già presenti fattori come fumo, diabete, ipertensione, colesterolo alto, familiarità o sintomi sospetti.
La raccomandazione è semplice: chi nota questo segno e presenta altri fattori di rischio dovrebbe parlarne con un medico, senza allarmismi ma senza nemmeno liquidarlo come un dettaglio puramente estetico.
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