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Vaccini: allarme rosso in Italia

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Vaccini: i pericoli in Italia
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Articolo di Chiara Finotti, Giornalista, Sintex Servizi Srl.


Nel maggio 2017 il report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto scattare l’allarme rosso in Italia: le coperture vaccinali erano fra le più basse in Europa, addirittura più basse di quelle di alcuni paesi africani. Nessuna vaccinazione raggiungeva la soglia di sicurezza del 95%.

Le istituzioni hanno risposto prontamente con il Decreto Legge Lorenzin (28 luglio 2017) poi convertito con la legge 119/2017 che ha previsto l’estensione delle vaccinazioni obbligatorie (da 4 a 13, poi ridotte a 10 nella conversione in legge) e l’esibizione dei certificati vaccinali ai fini dell’iscrizione scolastica. Il decreto ha invertito il trend e nel 2017 la copertura anti-polio è risalita al 94,5%, quella contro il morbillo è cresciuta del 4,4% arrivando al 91,6%, mentre l’anti-pneumococcica è passata dall’84% del 2016 al 90,8% del 2017.

Da Milano arriva però il monito a non abbassare la guardia. Sono infatti gli esperti riuniti nel capoluogo lombardo in occasione del Corso di Formazione Professionale Continua per giornalisti dal titolo “I vaccini: vittime del loro stesso successo. Il ruolo dei media per contrastare la vaccine hesitancy e informare sulle opportunità vaccinale“, organizzato dalla Fondazione Giovanni Lorenzini insieme al Master La Scienza nella Pratica Giornalistica della Sapienza Università di Roma, a sottolineare il rischio di tornare a mettere in discussione il valore della vaccinazione.

Vaccinazioni: le conseguenze

Si dice che le vaccinazioni siano vittime del loro stesso successo in quanto molte malattie prevenibili con il vaccino sono progressivamente scomparse e non hanno più rappresentato, per la popolazione, un pericolo tangibile, reale per la salute.

Si è persa la memoria della vaccinazioni. Molti hanno guardato con indignazione e sospetto al Decreto Lorenzin che prevede l’obbligo vaccinale ai fini dell’iscrizione a scuola. Gli stessi forse non sanno o hanno dimenticato che già nel 1800 Napoleone, per tutelare la salute dei suoi soldati, impose l’obbligo del vaccino contro il vaiolo alle sue truppe. Lo fece al fine di poter disporre di soldati forti e in salute.

Durante l’evento è stato ribadito il ruolo sociale della vaccinazione che rappresenta l’intervento medico a più basso costo che ha permesso di sconfiggere malattie causa di disastrose epidemie. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i vaccini salvano nel mondo 5 vite ogni minuto, 7.200 ogni giorno. Secondo la stessa organizzazione, consentiranno, entro il 2020, di aver evitato oltre 25 milioni di morti nel decennio che stiamo vivendo.

È stato inoltre evidenziato un altro concetto chiave delle vaccinazioni che è quello della copertura della popolazione: perché la protezione sia efficace la maggior parte di essa deve essere vaccinata.

È l’atto del singolo che però ha ricadute importanti sulla comunità. «Il vaccino contiene sostanze che consentono all’organismo di creare anticorpi. Fanno sì che l’organismo elabori la risposta immunitaria giusta nei confronti di una determinata malattia», esordisce così Alberto Villani Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP) e Responsabile U.O.C. Pediatria Generale e Malattie Infettive, Ospedale Pediatrico Bambin Gesù IRCCS Roma.

«Il neonato deve essere messo nelle condizioni di poter rispondere adeguatamente alle malattie. Per questo motivo prima si vaccina e meglio è» continua Alberto Villani. «Le vaccinazioni sono particolarmente importanti nelle primissime fasi della vita al punto che, per
proteggere il nascituro, oggi viene presa in considerazione la possibilità di vaccinare la donna in gravidanza, soprattutto per malattie, come l’influenza e la pertosse, che nel bambino molto piccolo possono avere conseguenze molto serie».

Durante l’incontro milanese è stato messo in evidenza anche uno strano paradosso italiano: nel nostro Paese la mortalità infantile è fra le più basse, siamo uno dei paesi più longevi al mondo ma nel contempo siamo fra i 5 paesi a maggior rischio infettivologico.

«Le vaccinazioni sono uno strumento che garantisce il diritto alla salute», afferma Villani. «L’introduzione dell’obbligo vaccinale ai fini dell’iscrizione scolastica ci ha permesso di raggiungere le adeguate coperture vaccinali in quasi tutte le province italiane. Paesi come Francia e Olanda ci stanno imitando in quanto hanno compreso l’importanza e l’efficacia di questo provvedimento. Ma l’attenzione deve restare alta su questo tema: non dimentichiamo infatti che negli ultimi 30 anni la mortalità per meningite meningococcica è rimasta invariata. A indicare che nonostante i progressi dell’assistenza medica e intensivistica, la vaccinazione resta l’unica possibilità per proteggersi dalla meningite».

«Le vaccinazioni ci hanno permesso di debellare malattie gravi e rappresentano uno strumento per la tutela dei soggetti più fragili. Non
dimentichiamo infatti che in Italia esiste un milione di bambini deboli, immunocompromessi che vanno tutelati. Basti pensare a quanti
soffrono di malattie neuromuscolari, tumori, diabete o patologie causate da una prematurità», spiega Alberto Villani.

Il punto di forza della strategia vaccinale italiana è rappresentata dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV),
pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio 2017, che garantisce l’accesso a molti vaccini considerati sicuri ed efficaci dalla comunità scientifica nazionale e internazionale. Il calendario vaccinale, indicato dal PNPV è incluso nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e, come tale, viene erogato come servizio da tutte le Regioni Italiane.

Punto di svolta importante nell’ambito di questa strategia vaccinale è stato il Decreto legge 73 del 7 giugno 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che prevede l’obbligo di dieci vaccinazioni (antipoliomelitica, anti-rosolia, antidifterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influnezae di tipo B, anti-morbillo, anti-parotite, anti-varicella) gratuite e obbligatorie a partire da settembre 2017 ai fini dell’iscrizione scolastica.

A queste se ne aggiungono altre quattro che il decreto prevede ad offerta attiva e gratuita, ma senza obbligo, da parte delle Regioni e Province autonome (anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, antirotavirus).

Gli esperti presenti hanno ribadito il valore del sistema sanitario nazionale, un’eccellenza a livello mondiale che mal si concilia con la problematica vaccini. È un problema di tipo culturale legato all’elevato tasso di analfabetismo sanitario facilmente riscontrabile nel nostro Paese. I tanti movimenti no-vax nati sulla scia del populismo dilagante si sono limitati a una mera protesta senza fornire alcun tipo di stimolo nell’ottica di una nuova cultura sanitaria. Hanno invece lavorato in un’ottica opposta: nella direzione dell’oscurantismo e dell’ignoranza.

«La legge è una risorsa potente a disposizione degli Stati per arginare la diffusione di malattie infettive prevenibili e in Italia il decreto
sull’obbligo dei vaccini è stato uno strumento decisivo che ha fermato l’incremento delle malattie infettive recuperando quote importanti
di bambini non vaccinati» afferma Carlo Signorelli, Professore Ordinario Università Vita-Salute San Raffaele Milano.

«La sentenza della Corte Costituzionale del 22 Novembre 2017 che ha respinto alcune posizioni negative dalla Regione Veneto ricorda come l’obbligo vaccinale spetta al legislatore nazionale ed è una scelta ragionevole per difendere la salute collettiva, prevenendo la diffusione delle malattie».

Alla luce di quanto emerso è evidente quanto siano necessarie, accanto agli interventi di carattere legislativo e normativo, azioni di educazione sanitaria in grado di stimolare un cambiamento culturale, a partire da una corretta informazione veicolata dai mass media. Interventi di questo tipo potranno arginare l’ondata delle fake news o delle vere e proprie bufale che hanno minato la fiducia nei confronti dell’efficacia dei vaccini in quote importanti della popolazione.

La percezione che i genitori hanno dei vaccini

Ecco quanto emerso dagli ultimi sondaggi in merito alla percezione che i genitori hanno dei vaccini: l’85% dichiara di essere convinto
dell’efficacia delle vaccinazioni, il 15,6% è incerto e lo 0,7% si dichiara contrario. È su quel 15,6% che è necessario lavorare. Coinvolgere il
cittadino al punto di ottenere l’adesione completa a un intervento medico davvero fondamentale quale la vaccinazione.

Stupisce la posizione di alcuni medici rispetto all’obbligo vaccinale. All’indomani dell’approvazione della Legge 119/2017 sono stati realizzati dei sondaggi fra esperti in sanità pubblica che hanno messo in evidenza come le loro opinioni siano diversamente orientate: su 149 intervistati il 68,5% si dichiara d’accordo, il 24,8% d’accordo con qualche riserva e il 6,7% contrario.

«Campagne non propriamente corrette e tendenziosamente amplificate dai social network continuano a diffondere false teorie che associano le vaccinazioni a una pletora di malattie. Nessuna di queste grottesche teorie antivax, si fonda su dati oggettivi generati seguendo la metodologia scientifica per la quale i vaccini sono una protezione sicura e affidabile per i bambini e per tutta la società», afferma Roberto Burioni, Professore Ordinario di Virologia e Microbiologia, Università Vita-Salute San Raffaele.

«Perciò le nuove sfide per la comunità medica sono rappresentate dalla necessità di non trascurare i nuovi mezzi di comunicazione che, se lasciati sguarniti, possono diventare un pericoloso tramite della disinformazione. Medici e scienziati non devono solo informare e
divulgare, devono comunicare la forza della scienza in maniera non solo corretta, ma anche convincente. Il mondo sta cambiando e non
tornerà indietro, la sfida è quella di essere al passo con i cambiamenti e con il futuro che ci aspetta».


*L’articolo è tratto dalla rivista RESPIRO – numero 2, 2018, pubblicato col titolo “Vaccini, vittime del loro stesso successo. La parola agli esperti”. 

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