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Utero

Utero
Curatore scientifico
Dr. Gianfranco Blaas
Specialità del contenuto
Ginecologia

Cos'è l'utero?

L’utero è un organo dell’apparato genitale femminile, impari e cavo, che si apre nella cavità vaginale, mentre è connesso alle tube di Falloppio nella parte superiore. Esso è situato al centro della piccola pelvi e si trova in rapporto con altri organi, quali:

  • vescica, che si trova anteriormente;
  • retto, che si trova posteriormente;
  • anse intestinali, che si trovano superiormente e attorno.

Facendo parte dell’apparato genitale, svolge funzioni connesse alla riproduzione.

Com'è fatto l'utero?

Dopo la pubertà, l’utero ha:

  • forma a pera, capovolta, con il fondo verso l’alto;
  • pareti leggermente appiattite;
  • un peso di circa 50 grammi.

Le sue dimensioni possono variare grandemente in relazione alla gravidanza. Nelle donne che non hanno mai avuto una gravidanza, l’utero misura 7-8 cm in lunghezza, circa 4 cm in larghezza e 2,5 cm in spessore.

Dopo la prima gestazione, nella quale si verifica un ovvio aumento delle dimensioni, l’utero acquisisce una dimensione maggiore rispetto alla condizione pre-gravidica.

La forma dell’utero è diversa:

  • in epoca prepubere, ha una forma allungata, in cui la cervice è relativamente più lunga del corpo uterino;
  • in post-menopausa, ha una forma ellittica.

Nell’anatomia uterina possono essere distinti:

  • corpo, la parte superiore e più espansa, che contiene la cavità uterina e che si poggia sulla vescica;
  • collo o cervice, la parte inferiore che si apre nella vagina;
  • istmo, la strozzatura che divide le regioni del corpo e del collo dell’utero;
  • fondo, la parte superiore della cavità uterina, in collegamento, agli angoli, con le tube di Falloppio.

L’inserzione della vagina nel collo dell’utero è caratterizzata dalla presenza dei fornici ed esistono:

  • un fornice anteriore;
  • un fornice posteriore;
  • due fornici laterali.

Rispetto alla vagina, normalmente:

  • il collo dell’utero è inclinato in avanti di circa 90-100°;
  • il corpo dell’utero ulteriormente inclinato crea una flessione dell’utero stesso, con un angolo di 120-170°.

L’utero con la precedente inclinazione e flessione è descritto come antiverso-antiflesso o utero antiversoflesso.

La parete uterina è costituita da:

  • endometrio, lo strato interno, che riveste la cavità uterina;
  • miometrio, lo strato medio, costituito da tessuto muscolare liscio; disposto come una unica lunghissima fibra spiraliforme, per favorire il parto e la chiusura dei vasi arteriosi uterini a fine mestruazione.
  • perimetrio, lo strato più esterno, di rivestimento, che è però assente nella regione sopravaginale della cervice uterina.

A cosa serve?

L’utero ha diverse funzioni: è l’organo deputato ad ospitare l’embrione fecondato, che si svilupperà divenendo feto, fino al momento del parto. Il parto è reso possibile dalla muscolatura uterina, le cui contrazioni permettono l’espulsione del feto.

L’utero è anche responsabile del flusso mestruale. L’endometrio, infatti, subisce delle modifiche dirette dagli ormoni. Nel ciclo dell’endometrio si distinguono:

  • fase rigenerativa e proliferativa, in cui, sotto influsso degli estrogeni,  proliferano nuove cellule e vasi sanguigni, mentre l’endometrio aumenta lo spessore. Questa fase dura dal giorno 5 al giorno 14 del ciclo;
  • fase ghiandolare o secretiva, sotto l'influsso combinato di estrogeni e progesterone. L’endometrio raggiunge lo spessore massimo, poiché le cellule accumulano scorte di nutrienti (glicogeno e lipidi), si moltiplicano e dilatano i vasi sanguigni per prepararsi a nutrire la placenta e creare un tessuto più morbido in cui affonderanno meglio le radici dell’uovo fecondato: da tali radici, si formerà la placenta stessa che nutrirà il feto sino al parto. Questa fase secretiva dura dal giorno 14 al giorno 28 del ciclo;
  • fase mestruale, durante la quale lo strato più superficiale dell’endometrio si sfalda, perchè viene a mancare il supporto di estrogeni e progesterone: viene perso così sangue (il flusso mestruale) e residui di tessuto morto. Questa fase avviene solo se non vi è stato impianto di un embrione e interessa i giorni da 1 a 4 del ciclo. Se è iniziata la gravidanza, viene continuamente prodotto il progesterone, per cui la mucosa non si sfalda e non si ha la mestruazione.

Utero retroverso: cos'è?

L’utero retroverso è l’utero che assume una posizione completamente opposta a quella antiversa. In base all’angolo tra vagina e collo dell’utero, la retroversione dell’utero è classificata come:

  • di 1°, se l’angolo è inferiore a 180°, ma maggiore di 90-100°;
  • di 2°, se l’angolo è di 180°;
  • di 3°, se l’angolo è maggiore di 180°.

Quando si modifica l’angolo tra collo e corpo dell’utero, invece, si parla di utero retroflesso.

Oltre all’utero antiversoflesso, quindi, possono esistere:

  • utero retroversoflesso, è l’utero retroflesso e retroverso;
  • utero retroflesso-antiverso, è l’utero antiverso, ma retroflesso;
  • utero antiflesso-retroverso, è l’utero antiflesso, ma retroverso.

L’utero retroverso può essere:

  • congenito, quindi presente dalla nascita;
  • acquisito.

Tra le cause che portano alla retroversione dell’utero vi sono:

La semplice retroversione dell’utero non causa infertilità e si può rimanere incinta.

Generalmente, la posizione dell’utero non causa problemi durante la gravidanza, perché è un organo flessibile e capace di cambiare posizione quando si porta avanti la condizione (verso la 12^ settimana) e il feto cresce.

Tuttavia, l’utero retroverso può provocare:

  • dolore durante i rapporti sessuali;
  • dolori premestruali e/o durante il ciclo mestruale;
  • stipsi ed emorroidi.

L’utero retroflesso e retroverso di 2° possono causare più facilmente il prolasso dell’utero, ovvero la discesa dell’organo all’interno della vagina.

Esistono poi altri tipi di utero, che sono espressione di una malformazione congenita. In questi casi, non varia la posizione, ma la forma dell’utero. Essi sono:

  • utero didelfo, cioè la presenza di due uteri completi distinti, ma strettamente associati. Ciascun utero comunica con un ovaio e, raramente, sono presenti due vagine. Di frequente, si associa ad agenesia renale;
  • utero bicorne, cioè la presenza di due cavità uterine all’interno dello stesso utero. In questo caso, la parete esterna del fondo dell’utero è divisa in due, ricoprendo le due cavità;
  • utero setto, cioè la presenza di due cavità uterine separate da un setto all’interno dell’utero.

Utero in affitto: di cosa si tratta?

Con il termine utero in affitto, ci si riferisce alla pratica di surrogazione della maternità.

Quest’ultima rientra nell’ambito della fecondazione assistita. L’utero in affitto consiste nella disponibilità e nell’impegno di una donna, denominata madre portante, ad ospitare nel proprio utero un embrione fecondato altrui. L’embrione fecondato viene prodotto in vitro da:

  • un ovocita e uno spermatozoo di una coppia infertile;
  • un gamete (ovocita o spermatozoo, a seconda del sesso) dell’individuo che intende accedere a questa modalità di fecondazione assistita e un gamete da donatore.

Una volta impiantato l’embrione nella madre surrogata, questa si impegna a portare avanti la gravidanza e a consegnare il nuovo nato alla persona o alla coppia per la quale ha messo a disposizione il proprio utero.

In Italia, la pratica dell’utero in affitto è vietata.

Tumore all'utero

L’utero può essere interessato da un tumore in una delle due sue regioni e, come per tutti gli altri tipi di tumore, si possono distinguere:

  • tumori benigni;
  • tumori maligni.

Il tumore dell’utero benigno più diffuso è il fibroma uterino, che origina dal tessuto muscolare uterino. Le dimensioni del fibroma uterino sono molto variabili e può presentarsi un solo fibroma o diversi fibromi contemporaneamente. Nel secondo caso, si parla di utero fibromatoso.

Raramente, un fibroma o un utero fibromatoso degenerano in senso maligno.

Si distinguono diversi tipi di fibroma:

  • sottomucoso, che si sviluppa verso l’interno dell’utero, quindi riduce la cavità uterina;
  • sottosieroso, che si sviluppa verso l’esterno e sotto la sierosa peritoneale, quindi l’alterazione dell’utero è circoscritta alla localizzazione del fibroma;
  • intramurale, che si sviluppa nello spesso della parete muscolare dell’utero e comporta modifiche di forma e volume, quindi l’utero ingrossato potrebbe essere dovuto a questo.

Il fibroma può:

  • essere asintomatico;
  • presentarsi con perdite di sangue intermestruali o perdite mestruali abbondanti. Talvolta, soprattutto se di grandi dimensioni, può comprimere gli altri organi e dare luogo ad una sintomatologia dolorosa a carico di questi.

Un altro tipo di lesione benigna è il polipo all’utero, un’escrescenza soffice e peduncolata che interessa l’endometrio o la cervice uterina. I sintomi del polipo all’utero sono:

  • irregolarità mestruali;
  • dismenorrea;
  • perdite di sangue intermestruali.

La diagnosi dei tumori benigni viene effettuata con:

La terapia del fibroma all’utero è farmacologica o chirurgica, in base all’entità dei sintomi, all’età della paziente, alla dimensione del fibroma e al desiderio di gravidanza.

Il polipo all’utero, solitamente, non richiede un trattamento, soprattutto se piccolo. Talvolta, però, vengono impiegati i progestinici o, se è di grande dimensioni, viene rimosso chirurgicamente, con l'isteroscopia operativa.

Tra i tumori maligni, si distinguono il tumore della cervice uterina (della portio o dell’endocervice) ed il tumore al corpo dell’utero. Quest’ultimo è il più diffuso tra le donne dopo la menopausa, ha origine dalle cellule dell’endometrio. Meno frequente, invece, è il sarcoma uterino, che origina dal miometrio, cioè lo strato muscolare esterno dell’utero.

I sintomi del tumore del corpo uterino sono:

  • sanguinamento vaginale in menopausa o intermestruale o dopo un rapporto sessuale;
  • aumento delle secrezioni vaginali;
  • dolori pelvici, che possono anche estendersi agli arti inferiori;
  • possibile perdita ponderale.

La diagnosi avviene tramite:

  • ecografia transvaginale;
  • isteroscopia e biopsia;
  • TAC, RMN e PET per valutare l’eventuale estensione della malattia in altre sedi.

La terapia comprende diverse strategie e talvolta può essere necessario usarle tutte:

Il tumore al collo dell’utero è, per frequenza, il terzo tumore che interessa il sesso femminile.

Fortunatamente, lo sviluppo del tumore al collo dell’utero si può prevedere sottoponendosi a controlli regolari attraverso il PAP test. Il tumore, infatti, è fortemente legato all’infezione da parte di alcuni tipi di papillomavirus umano (HPV) e il PAP test è in grado di evidenziare la presenza di un processo infettivo e le alterazioni cellulari.

I sintomi sono del tutto simili a quelli del tumore al corpo dell’utero, ma compaiono quando la malattia è già in fase avanzata.

  • PAP test;
  • ricerca del DNA virale di HPV;
  • colposcopia;
  • biopsia;
  • TAC, RMN e PET per valutare l’eventuale estensione ad altri tessuti e organi.

La terapia del tumore al collo dell’utero è equivalente a quella del tumore al corpo dell’utero.

Problemi uterini e prevenzione

La prevenzione assume, per questo tumore, un’importanza fondamentale. Tutte le donne, dopo l’inizio dell’attività sessuale e fino ai 65 anni, dovrebbero sottoporsi regolarmente al PAP test. In particolare, è utile quando sono già presenti delle lesioni, seppur del tutto benigne e generalmente innocue, come la piaghetta dell’utero. La piaghetta dell’utero o ectopia è per lo più benigna: è un’estroflessione della mucosa della cervice uterina che provoca la scomparsa dell’epitelio di rivestimento.

La condizione è congenita, tipica dell’età fertile della donna, meno frequente nelle nullipare, indolore e provoca raramente fastidi (leucorrea, perdite ematiche intermestruali o dopo i rapporti sessuali), non si trova nelle adolescenti o nelle anziane in menopausa avanzata.

Tuttavia, può facilmente infiammarsi. Le infiammazioni non curate costituiscono un substrato per lo sviluppo delle infiammazioni che possono portare a lesioni pre-tumorali.

Altra formazione benigna, anche se di frequente riscontro, della cervice uterina sono gli ovuli o cisti di Naboth: sono formazioni cistiche a contenuto mucinoso dovute alla chiusura degli sbocchi di alcune ghiandole della cervice uterina. Vengono segnalati spesso col pap-test o la colposcopia: non devono preoccupare.

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