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Miosite ossificante

Miosite ossificante
Curatore scientifico
Dr. Alfredo Bitonti
Specialità del contenuto
Ortopedia e traumatologia

Che cos’è la miosite ossificante?

La miosite ossificante (M.O.) è una condizione in cui si sviluppa una formazione fibrosa ossea e cartilaginea, di natura non neoplastica, all’interno di un tessuto molle, in questo caso muscolare. 

La miosite si può dividere in quattro categorie.

  1. M.O. circoscritta (M.O.C.), una forma localizzata, sia traumatica che non traumatica, che più di frequente riguarda i muscoli flessori dell’avambraccio, il quadricipite, l’adduttore della gamba, ma può anche riguardare anche, spalle e gomiti. La massa calcificata comincia a svilupparsi fin dalla terza-quarta settimana post-lesione.
  2. M.O. associata a disordini neurologici o danno al midollo spinale.
  3. M.O. pseudomaligna.
  4. Fibroplasia Ossificante Progressiva, una rara malattia genetica caratterizzata da ossificazione eterotopica progressiva in diversi siti periarticolari.

Quali sono le cause?

Le cause di questa tipologia di miosite ossificante sono ancora sconosciute. Si ipotizza che in seguito ad operazioni chirurgiche, traumi, scottature e danni nervosi, le cellule mesenchimali possano ritornare multipotenti inducendo i fibroblasti a trasformarsi in osteoblasti. Inoltre è comune nei giovani individui maschi in rapida crescita e fisicamente attivi.

Si pensa che l’assunzione di antinfiammatori non steroidei a basso dosaggio in seguito ad un trauma o ad un’operazione chirurgica, possa prevenire questa malattia.

Quali sono i sintomi?

La miosite ossificante è una metaplasia del tessuto connettivo intramuscolare e può essere:

  • Periferica, quando si ha su un osso lamellare maturo.
  • Regionale, se intermedia all’osteoide.
  • Immatura, quando non ci sono fibroblasti.

Tra i sintomi, si riscontrano: 

  • Presenza di una massa solida
  • Gonfiore
  • Dolore
  • Diminuzione della capacità di movimento
  • Rigidità

Come si diagnostica?

La diagnosi precoce viene eseguita tramite:

  • Verifica dei livelli di fosfatasi alcalina nel sangue (test non specifico).
  • Valutazione radiologica. Si può apprezzare un fenomeno zonale, in cui si distinguono un’area trasparente nel centro della lesione, che indica la formazione di osso immaturo, e da una densa zona di ossificazione matura alla periferia.
  • TAC. Questa è l’indagine più sensibile e più utile per fornire informazioni addizionali.
  • Biopsia ossea. Per distinguerla da altre patologie.

Come si cura la miosite ossificante?

La terapia della miosite ossificante dipende dalla fase. Il trattamento prevede solitamente la somministrazione di aspirina o indometacina al paziente.

Nel caso sia necessario, una volta che l’attività metabolica della lesione sia cessata (6-12 mesi), il paziente può essere sottoposto ad un’operazione chirurgica per rimuovere le formazioni. Questo avviene nei seguenti casi:

  • M.O. pseudomaligna
  • Sospetto di tumore maligno
  • Dolore forte
  • Cancerizzazione
  • Limitazione del movimento
  • Impigement neurovascolare
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