Pointing: cos'è e cosa indica nel bambino?

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 16 Maggio, 2024

bambino indica un oggetto alla mamma

Che cos'è il pointing e perché rappresenta una tappa importante nello sviluppo del bambino? Qual è il suo scopo e per quali elementi si caratterizza? Ecco tutto quello che c'è da sapere su questo argomento.

Che cosa significa pointing?

Il pointing (dall'inglese to point, cioè "puntare") è un'azione preverbale attraverso la quale il piccolo si serve del dito indice per indicare qualcosa. Questo gesto rappresenta una delle prime forme di comunicazione intenzionale che si manifesta ancor prima dell'acquisizione del linguaggio parlato. 

Considerato dalla maggior parte delle persone un gesto assolutamente comune, quasi banale, in realtà riveste un'importanza fondamentale all'interno dello sviluppo del bimbo.

Con il pointing, infatti, i bambini cominciano a sviluppare le loro competenze cognitive, sociali e motorie, pertanto, se assente, è da considerarsi la spia di una possibile anomalia nello sviluppo psicomotorio del piccolo. Occorre tenere presente, però, che il pointing, ovvero il gesto di puntare col dito, differisce tuttavia dal cosiddetto "reaching".

Nel primo caso il bimbo usa l'indice estendendo il braccio per indicare un oggetto, una persona o qualcosa di specifico, mentre nel secondo il neonato alza semplicemente la mano per portare l'attenzione su una cosa. 

In genere il pointing compare entro i primi due anni vita e può differire in base alle diverse culture di appartenenza, mentre è generalmente assente nei bimbi nati affetti da cecità.

Le caratteristiche del pointing

Obiettivo principale del pointing è, per il bambino, indicare un oggetto, una persona, un evento, una situazione specifica o una direzione e gli elementi che lo caratterizzano sono:

  • l'estensione del dito indice;
  • l'estensione del braccio;
  • la flessione delle altre dita nel palmo, talvolta con il pollice di lato;
  • in alcuni casi può verificarsi la pronazione del palmo rivolto verso il basso.

Il pointing si suddivide poi in pointing imperativo e dichiarativo. Il primo consiste in una vera e propria richiesta, mentre il secondo si configura più come una dichiarazione o un commento su qualcosa o qualcuno.

La funzione richiestiva del pointing compare solitamente per prima e si esprime quando il bimbo chiede qualcosa al suo interlocutore con l'obiettivo di soddisfare un suo bisogno personale (ad esempio quando indica un oggetto che desidera ottenere).

pointing

La funzione dichiarativa rappresenta un'ulteriore evoluzione del pointing e prende avvio intorno all'anno di età, ovvero quando il bambino, non più concentrato solo su sé stesso, desidera coinvolgere altre persone e stabilire con loro un rapporto di scambio e di interazione.


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Perché il pointing è importante?

Il pointing costituisce una tappa fondamentale dello sviluppo del bambino ed è considerato un momento cardine preliminare in vista dell'acquisizione del linguaggio

Il gesto del pointing inizia a manifestarsi tra i sette e i quindici mesi di vita del bambino, con la maggior parte dei piccoli che, attorno all'età di un anno, mostrano la capacità di utilizzare il dito per indicare oggetti o persone. 

Questo sviluppo rappresenta un passaggio significativo nella crescita comunicativa del bambino, poiché segna l'inizio dell'uso di gesti intenzionali per interagire con l'ambiente circostante e condividere l'attenzione con gli altri.

Entro i due anni di età il pointing dovrebbe essere un'abilità ben acquisita visto che esso è l'espressione di tre abilità: quella motoria legata alla flessione e all'estensione del braccio e delle dita, quella cognitiva associata al pensiero e ragionamento e, infine, quella comunicativa, visto che questo gesto è usato dal piccolo per comunicare con gli altri.

Sebbene si possa esprimere in modo differente nelle diverse culture, il pointing rappresenta un’abilità universale che segna un passaggio importantissimo in relazione all’ sviluppo del linguaggio orale: non a caso se esso è associato a dei versi emessi dalla bocca indica che il momento delle prime paroline è ormai prossimo.

Oltre ad essere propedeutico al linguaggio, poi, il pointing rappresenta la capacità del bambino di percepirsi altro da sé, ovvero come soggetto separato dall’altro e quindi parte di una triade in cui gli altri due elementi sono costituiti dall'adulto e dall'oggetto a cui si rivolge l'attenzione. 

Il gesto del pointing, pertanto, viene adoperato non solo per sollecitare l'intervento di un adulto capace di soddisfare un determinato bisogno, ma assume una valenza particolarmente significativa con il pointing dichiarativo. 

Quest'ultimo, infatti, esprime il desiderio del bambino di coinvolgere l'adulto in una forma di comunicazione più ricca, mirata alla condivisione di esperienze e osservazioni, enfatizzando così l'aspetto relazionale e sociale dello scambio.

Non appena si comincerà a sviluppare il linguaggio, il pointing tenderà a scomparire e verrà sostituito con le prime parole; esso tuttavia non va scoraggiato, bensì assecondato e compreso come parte fondamentale del legame tra bambino e adulto.

Cosa succede se il pointing non compare

Non vi è un momento preciso durante il quale il pointing fa la sua comparsa, tuttavia, in genere, esso si presenta in un arco temporale compreso tra i sette e i quindici mesi di età

Se entro i due anni il bambino ancora non indica col dito, però, è consigliabile contattare un logopedista o un terapista in ambito neuro psicomotorio per escludere la presenza di alcune problematiche.

Successivamente alla valutazione effettuata dal professionista, sarà possibile intraprendere un iter diagnostico mirato all'esplorazione delle specifiche modalità espressive del bambino. 

Questo percorso, fondato su criteri scientifici e approcci metodologici validati, mira a comprendere in profondità le caratteristiche individuali di comunicazione e interazione del piccolo, al fine di individuare le strategie terapeutiche più adeguate al suo sviluppo. 

Oltre alla presenza del pointing, occorre poi accertarsi che tale gesto non rimanga confinato nel campo della richiesta, ma che comprenda anche la funzione dichiarativa e il desiderio di coinvolgere e di condividere con l'adulto alcune informazioni.

Pointing e Autismo

L'omissione del gesto del pointing nei bambini rappresenta un indicatore significativo da considerare attentamente, poiché può segnalare la presenza di Disturbi dello Spettro Autistico (ASD). Le ricerche evidenziano che i bambini con autismo mostrano spesso una ridotta capacità di interpretare e impiegare il pointing come strumento comunicativo. 

Questa difficoltà nel gestire una delle forme primarie di comunicazione non verbale suggerisce possibili sfide nell'interazione sociale e nell'acquisizione del linguaggio, elementi centrali nella diagnosi precoce di ASD.

In alternativa al pointing, infatti, essi cercano di soddisfare i loro bisogni da soli oppure guidano l'adulto dirigendone il braccio verso l'oggetto del desiderio, quasi come se quest'ultimo fosse un prolungamento del proprio Sé, quindi senza mettere in atto una distinzione chiara fra la propria identità e quella del proprio interlocutore.

Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr.ssa Maria del Carmen Rostagno
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