Fasi del parto: i momenti del travaglio e della nascita

Valentina Montagna | Editor

Ultimo aggiornamento – 10 Gennaio, 2023

Fasi del parto: quali sono?

Il periodo del parto è un momento particolare e indimenticabile per la donna che lo vive e per chi le sta accanto in attesa che il neonato venga alla luce. 

Tuttavia, prima di arrivare al momento della nascita, si passa attraverso varie fasi del parto, che è bene conoscere per prepararsi al meglio a questo evento, sicuramente pieno di punti interrogativi. 

Ne parliamo in questo articolo. 

Le fasi del travaglio

Il travaglio di parto è un evento biologico e fisiologico, quando non indotto, ed è un processo di trasformazione e adattamento del corpo della donna che si suddivide in tre fasi: fase dilatante (che a sua volta si divide in due fasi), fase espulsiva (che a sua volta si potrebbe dividere in due fasi), espulsione della placenta.

La prima fase: fase latente o prodromico

Il periodo prodromico delle fasi del travaglio di parto è caratterizzato dalle contrazioni che si presentano in modo più o meno irregolare, con un dolore localizzato in alcune zone dell’addome. Solitamente le donne lo riferiscono come un dolore simil mestruale, regolare e dolorose.

Questo è il momento in cui avvengono le prime trasformazioni nel corpo della donna che si prepara alla nascita. Trasformazioni che interessano il collo dell'utero, mentre si accorcia e assottiglia per favorire la dilatazione pre parto. 

Questa fase preparatoria non ha una durata prevedibile e non è sempre detto sia caratterizzata da sintomi chiari, come le più tipiche contrazioni preparatorie molto simili ai dolori del ciclo mestruale e che possono andare e venire. 

Fase dilatante 

Quando il collo dell’utero si modifica e inizia il travaglio di parto attivo, le contrazioni diventano sempre più regolari e dolorose. 

Questo è il momento in cui il collo dell'utero, grazie alle contrazioni, si dilata sempre più fino a raggiungere un'apertura pari a 10 cm, per permettere al bambino di iniziare la sua fuoriuscita e passare lungo il canale del parto.

Per capire che si è nella fase del travaglio vero e proprio, si può osservare la cadenza delle contrazioni che si verificano ogni 3 minuti circa, con una durata di circa 40-60 secondi.

Il travaglio può avere una durata variabile a seconda dei casi. I fattori che incidono sono sia le caratteristiche fisiche della donna e del bambino  sia la componente emotiva e psicologica, e infine l'assistenza medica. 

In linea di massima, tuttavia, la durata del travaglio dovrebbe andare dalle 12 alle 18 ore. 

Per alleviare il dolore, quando necessario, si può ricorrere a farmaci o a metodi naturali.

Le contrazioni uterine e l'inizio del travaglio attivo

L'attività contrattile è fondamentale perché prepara il corpo al travaglio di parto. 

L'apertura del collo dell'utero e la discesa del bambino avvengono proprio grazie alle contrazioni uterine che modificano la struttura del collo dell’utero provocandone l'apertura, l'ammorbidimento, l'accorciamento e l'assottigliamento.

Le contrazioni si presentano in modo non continuativo e con presenza o meno di dolori già nelle ultime settimane di gravidanza, fino a intensificarsi nell’ultimo periodo, poco prima di entrare nella fase del travaglio quando diventano più forti, più regolari e più frequenti nel tempo. 

Le stesse contrazioni servono anche a spingere il bambino sempre più giù e ad agevolare l'apertura del collo dell'utero fino ai 10 cm.

Le contrazioni uterine cambiano per intensità, frequenza e regolarità, ma sono anche diverse a seconda della fase del travaglio. Diventano sempre più determinanti con l'evolversi della dilatazione del parto.

Fase espulsiva del parto 

donna che sta per partorire

Come è intuibile dalla parola stessa, la fase espulsiva è il momento del parto, quella in cui il bambino compie il suo percorso nel canale del parto per uscire dall'utero della mamma. 

Lo fa compiendo alcuni movimenti e rotazioni, aiutato dalle contrazioni uterine, spingendo con la testa che piano piano spunta seguita dalle spalle e dal resto del corpo.

La fase espulsiva del parto è la fase della nascita preceduta da un momento in cui le contrazioni sembrano bloccarsi per poi passare al rush finale. In realtà, l'apparente fermo del processo non è altro che una fase latente (che potrebbe anche non essere presente, in alcune donne la sensazione di premito incontrollabile avviene subito nel momento della dilatazione completa, in altre donne c’è bisogno di un lasso di tempo prima di sentire questa sensazione), un momento che serve alla donna per adattare il corpo al transito del bambino e svolgere un'attività ancora più energica nelle spinte che lo aiuteranno a uscire.

Ecco, infatti, che dopo circa una mezz'ora si inizia ad avvertire la sensazione di spingere e liberarsi. Sensazione che deve essere assecondata dalla ricerca delle posizioni e delle condizioni che possano aiutare l'espulsione. 

Anche questa fase non ha una durata standard e può anche andare dalle due alle tre ore.

Le spinte possono spaventare perché avvengono in modo intenso e spontaneo, come conseguenza di un riflesso incondizionato, dato dalla pressione della testa del bambino sui muscoli del perineo. 

Il modo migliore per affrontare questo momento è  seguire l’istinto e le sensazioni percepite in quel momento.

Dopo la nascita avviene la recisione del cordone ombelicale, operazione che prende il nome di clampaggio e che dovrebbe essere eseguita dopo qualche minuto. 

Ritardare il clampaggio e il taglio del cordone ombelicale dopo il parto aumenta il flusso di sangue ricco di nutrienti dal cordone e dalla placenta al bambino. 

Fase dell'espulsione della placenta

L'ultima tra le fasi del parto è quella del cosiddetto secondamento, in cui continuano delle contrazioni più lievi e meno dolorose che aiutano la placenta a spostarsi nel canale del parto affinché ne possa uscire, aiutata da qualche altra spinta. 

Dopo l'espulsione della placenta, l'utero continua a contrarsi per cercare di collabire i vasi sanguigni che collegavano l’utero alla placenta.  

Se questo processo fisiologico non si verifica entro un'ora al massimo, si dovrà rimuovere la placenta manualmente con un intervento in anestesia. Nel caso in cui fosse necessario, le lacerazioni dovranno essere ricucite mediante sutura. 

Una volta nato il bambino, se le condizioni fisiche lo consentono, la mamma può tenerlo sul petto o sull'addome per un primo incontro, mentre è ancora in sala parto e prima che il neonato venga lavato e visitato; questo momento dovrebbe durare per 2 ore, le ore del post parto. 

Tale fase è anche importante in quanto avvengono le prime suzioni al seno e il ripristino della contrattilità uterina, con un imprinting microbiologico del neonato.

Valentina Montagna | Editor
Scritto da Valentina Montagna | Editor

La mia formazione comprende una laurea in Lingue e Letterature Straniere, arricchita da una specializzazione in Web Project Management. La mia esperienza nel campo si estende per oltre 15 anni, nei quali ho collaborato con nutrizionisti, endocrinologi, medici estetici e dermatologi, psicologi e psicoterapeuti e per un blog di un'azienda che produce format televisivi in ambito alimentazione, cucina, lifestyle.

a cura di Letizia Samantha Zeverino
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