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Aborto, Legge 194 e pillola Ru486: facciamo chiarezza

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

aborto e legge
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A cura di sanita_informazione

Nelle ultime settimane si è tornato a discutere della Legge 194 e della pillola abortiva Ru486. In particolare è nata una polemica piuttosto accesa sulla proposta del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che prevede la somministrazione della pillola Ru486 all’interno dei consultori familiari.

Per le opposizioni e le associazioni pro-life, tale proposta violerebbe la Legge 194/1978 che ha introdotto l’aborto in Italia e stabilisce come quest’ultimo possa essere eseguito solamente in ospedali e in poliambulatori appositamente attrezzati, non prevedendo quindi i consultori.

Cerchiamo di fare quindi un po’ di chiarezza su questi temi e capire meglio il dibattito.

Cosa stabilisce la Legge 194/1978?

La Legge 194/1978 ha introdotto in Italia le norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, stabilendo in quali casi e con quali modalità una donna può abortire. In particolare, entro i primi 90 giorni di gravidanza, la donna può rivolgersi a un consultorio, una struttura sanitaria o un medico di fiducia chiedendo di interrompere volontariamente la gravidanza a causa di motivi psichici, fisici, economici, sociali o familiari.

Ricevuta la richiesta, il medico informa la donna sulle sue possibilità e i suoi diritti e la invita a una pausa di riflessione di sette giorni. Trascorso questo periodo la donna può recarsi nelle strutture abilitate, ovvero ospedali e poliambulatori appositamente attrezzati, per sottoporsi all’interruzione della gravidanza.

Entro le prime 7 settimane di gravidanza, l’aborto può essere indotto assumendo la pillola Ru486; fino alla nona settimana si può anche optare per l’aborto chirurgico tradizionale. Superati i primi tre mesi di gravidanza, l’interruzione può avvenire solo in caso di grave pericolo di vita per la donna o di gravi malformazioni del nascituro.

Che cos’è la pillola Ru486 e come funziona?

Nel 2009 è stata introdotta in Italia la pillola Ru486, nome commerciale del medicinale che si somministra per l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. Una volta accertata la gravidanza, entro 7 settimane dal concepimento, la donna si reca nelle strutture sanitarie abilitate dove, dinanzi al personale medico, assume due farmaci: il primo, a base di mifepristone, blocca il progesterone, e quindi la crescita dell’embrione.

Nel 70% dei casi l’interruzione di gravidanza avviene entro le 4 ore dall’assunzione del farmaco; nel restante 30% dei casi avviene nelle 24 ore successive. Due giorni dopo, viene somministrato un altro farmaco, una prostaglandina, che induce delle contrazioni dell’utero che portano all’espulsione dei tessuti embrionali tramite un sanguinamento simile a una mestruazione. L’intero processo abortivo può durare nel complesso 7-9 giorni e provocare crampi addominali e, in alcuni casi, vomito e diarrea.

Quali sono le differenze tra la pillola Ru486 e la pillola del giorno dopo?

La cosiddetta pillola del giorno dopo è un contraccettivo da assumere subito dopo il rapporto sessuale non protetto per impedire la fecondazione. Invece la pillola Ru486, come già spiegato, è un farmaco abortivo, da assumere dopo che la gravidanza è già accertata, per interrompere la crescita dell’embrione e interrompere la gravidanza.

Quali sono le differenze tra l’aborto farmacologico e l’aborto chirurgico?

L’aborto farmacologico avviene tramite l’assunzione di farmaci, quindi senza anestesia e senza ricovero ed è possibile solo entro le prime 7 settimane di gravidanza. L’aborto chirurgico invece, che può avvenire entro le prime 9 settimane e, in caso di grave rischio per la salute fisica e psicologica della madre o in caso di gravi malformazioni del bambino, anche in un periodo successivo, prevede l’anestesia locale o generale della donna e il ricovero in ospedale.

Cosa prevede la sperimentazione introdotta nella Regione Lazio?

Nella Regione Lazio dalla prossima estate partirà una sperimentazione volta a raggiungere la de-ospedalizzazione dell’aborto farmacologico, rendendolo quindi una pratica ambulatoriale, come già avviene in molti paesi europei.

Tale sperimentazione durerà 18 mesi, durante i quali l’aborto farmacologico potrà avvenire anche all’interno dei consultori familiari dove le donne si recheranno e assumeranno la pillola Ru486 di fronte al personale sanitario; due giorni dopo torneranno per ricevere il secondo farmaco e, in seguito, per essere visitate.

Quali sono le posizioni contrapposte sulla proposta?

I gruppi di opposizione e alcune organizzazioni pro-life si sono opposte alla proposta di Zingaretti ritenendola contraria alla Legge 194: l’articolo 8 della legge prevede infatti che l’aborto può essere praticato solamente negli ospedali e nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e annunciano quindi ricorsi al Tar contro la proposta.

Coloro che sostengono la sperimentazione hanno invece sottolineato come le strutture che verranno selezionate per la somministrazione della pillola Ru486 saranno strettamente collegate con gli ospedali, e la salute della donna non correrebbe quindi alcun rischio.

Sul tema è intervenuta anche la Ministra Lorenzin durante il question-time della Camera del 19 aprile, sottolineando come la Legge 194 non preveda la possibilità di eseguire aborti farmacologici nei consultori familiari.

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