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Batteri killer

Ezia Campise | Blogger

Ultimo aggiornamento – 08 Giugno, 2011

Che cosa sono le popolazioni chiuse e quelle omogenee? E il tasso di recettività? Il tasso d’immunità della popolazione?
Sono parametri statistici che vengono utilizzati per lo studio e la conoscenza delle epidemie ma soprattutto per prevederne l’andamento nella popolazione. Sono epidemie le diffusioni rapide e tragiche di malattie mortali e gravissime come la peste, il colera e l’influenza spagnola. Sono epidemie anche le influenze stagionali. Attualmente negli Stati Uniti è in corso un’epidemia di morbillo, in diversi paesi asiatici epidemie locali di un virus non mortale che provoca una malattia dal nome strano di mani-piedi-bocca e famose sono state in passato le prime epidemie di legionella.
Un primo dato che il recente allarme sul batterio killer in Germania ci ha lasciato è chiaro: è molto difficile analizzare le epidemie, quasi impossibile prevederle, soprattutto quelle di origine alimentare. Al di là dell’allarmismo e delle polemiche politiche è chiaro che l’identificazione della fonte di contagio e delle caratteristiche che permettono ad un microrganismo di sviluppare in tempi rapidi picchi di infezione così gravi è spesso molto complesso. Altrettanto strategico per le autorità sanitarie è capire prima possibile che i casi sporadici di una patologia non sono in realtà sporadici ma sono la miccia che sta innescando una nuova epidemia.
Per questo gli scienziati da anni sfruttano, tra i propri strumenti di monitoraggio, anche le potenzialità della rete. Già nel 1994 la Società internazionale per le malattie infettive con il supporto della Federation of American Scientists ha fondato ProMED-mail, un sistema di monitoraggio delle malattie emergenti tramite posta elettronica. Attualmente vanta 40.000 esperti disseminati in 185 paesi. Nel 1997 è nato il Global Public Health Intelligence Network (GPHIN), su iniziativa dell’Agenzia di salute pubblica canadese con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il software su cui è basato il GPHIN raccoglie ogni 15 minuti tutti gli articoli rilevanti che trova negli aggregatori di news. Può sembrare strano ma spesso i primi campanelli d’allarme di epidemie incipienti non arrivano dalle analisi degli epidemiologi ma da articoli di giornale che descrivono nelle cronache locali i primi casi clinici.
Con l’evolversi della rete e delle potenzialità del web 2.0 ecco comparire strumenti più sofisticati come HealthMap, che analizzati i dati sulle epidemie , li riproduce e visualizza su una mappa mondiale. Non ultimo Google stesso che ha creato Flu Trend. Questo strumento nasce dall’osservazione che esiste unastretta correlazione tra il numero di persone che cercano argomenti relativi all’influenza e il numero dipersone che manifestano effettivamente dei sintomi influenzali. Questo permette, attualmente in 28 paesi, di identificare i picchi di influenza in tempo reale e con un margine di errore accettabile rispetto ai dati ufficiali forniti dall’organizzazione mondiale della sanità .

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