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Blue Whale, vero o falso che sia, attenzione al meccanismo psicologico

Ultimo aggiornamento – 29 aprile, 2021

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Dr. Francesco Tinacci, specialista in psicologia. 

Da un lato abbiamo le decine di segnalazioni sui tavoli della Polizia Postale, che denunciano casi di sospetti di Blue Whale, la sfida social che spingerebbe i ragazzi ad affrontare cinquanta prove estreme che portano a un tragico risultato finale: la morte.

Dall’altro, però, abbiamo la smentita sugli effetti reali di chi questo orribile gioco l’ha portato alla ribalta della cronaca italiana: Matteo Viviani, l’autore de Le Iene, che ha diffuso su Italia 1 numerosi video che mostrano adolescenti togliersi la vita, a conclusione della sfida lanciata da Blue Whale. Insomma, le fonti di questi video non sembrano essere state mai verificate, a tradimento di quello che si esige da un buon giornalismo d’inchiesta, viste anche le conseguenze che questa notizia ha avuto sulla nostra società.

Nessun collegamento diretto con Blue Whale, è questo il finale. Il caso inizia a scricchiolare. La tesi è avvallata dal fatto che, fino ad oggi, in Italia non esistono prove che legano casi di suicidio a questa sorta di roulette russa, nonostante si paventi la possibilità che l’ideatore del gioco sia un sedicenne calabrese.

Blue Whale sì, Blue Whale no: ciò che più preoccupa di tutto questo caso della stampa è il fatto che sulla rete sono numerosi i gruppi che istigano all’autolesionismo, spinti forse anche dal clamore mediatico registrato da questa sfida social. A volte, è inutile negarlo, si arriva anche al suicidio. Non è possibile chiudere gli occhi.

Per capire quali sono le cause che portano i ragazzi a cimentarsi in questi giochi d’odio e, di conseguenza, i probabili effetti sulle persone e sulla società, abbiamo rivolto alcune domande al dr. Francesco Tinacci, per fare chiarezza sulla questione. È questo l’importante.

Qual è il meccanismo psicologico che porta i ragazzi a seguire le regole del Blue Whale?

Ritengo che il meccanismo psicologico che porta questi ragazzi a seguire le regole del Blue Whale o di giochi simili sia un processo di graduale persuasione, che si basa sul mettere in atto progressivamente comportamenti negativi e autolesionistici.

In molte ricerche psicologiche, è stato messo in luce come l’azione abbia un forte potere persuasivo: se si mettono in atto azioni che sminuiscono il valore della vita, si arriva a sentire prima e poi condividere questa idea pessimistica e autodistruttiva dell’esistenza.

Questo terribile gioco propone, di fatto, delle azioni sempre più forti, da “piccoli atti autolesionistici” fino al gesto finale del suicidio; la trappola scatta da un punto di vista psicologico non appena i ragazzi seguono la prima indicazione, questo produce un meccanismo che li porta a seguire anche le altre, finché non sono più in grado di tirarsi fuori: ciò che viene messo in atto per scherzo diventa sempre più reale.

Da questa prospettiva si può invertire il processo per cui non è tanto l’essere depressi a far seguire le regole del gioco, ma è il seguire le regole del gioco che rende sempre più depressi.

Si può parlare di manipolazione psicologica?

Per come l’idea di questo gioco è strutturata, secondo quello che viene riportato dai media, si può parlare di manipolazione psicologica, nel senso che vengono utilizzate delle tecniche persuasive:

  • La prima, che ritengo la più incisiva, è la richiesta di comportamenti gradualmente più intensi.
  • La seconda (che è una delle prime regole proposte) è il non parlare di quello che si sta facendo con nessuno. L’assenza di confronto con gli altri impedisce di mettere in dubbio o vedere da un’altra prospettiva quello che si sta vivendo e stimola di conseguenza a infilarsi nella spirale autodistruttiva del gioco.
  • La terza è la creazione di un gruppo con un simbolo (la balena blu); una volta che si è creata la sensazione di appartenere a un gruppo è sempre più difficile uscirne, per lo stress che comporta la decisione individuale che contrasta con quelle che sono le aspettative dei più.
  • La quarta è il confronto con altri ragazzi che seguono il gioco; questo può potare a sviluppare l’emulazione o peggio ancore la competizione.

Quali sono i segnali che devono preoccupare i genitori e che fare in questi casi?

Penso che i segnali più indicativi sono quelli che si manifestano con una generale “chiusura” verso il mondo esterno.

Tale chiusura si può evidenziare con varie modalità: sospensione di attività (portate avanti precedentemente con piacere), chiusura di relazioni, scarsa loquacità, ecc.

Il periodo adolescenziale è spesso caratterizzato da momenti di crisi che sono del tutto fisiologici; per questo il compito dei genitori è ancora più difficile, nel senso che la diffusione mediatica del fenomeno può portare a intervenire e preoccuparsi eccessivamente per reazioni naturali, in rapporto all’età dei figli.

Detto questo, quando il disagio e la chiusura verso il mondo esterno sono accentuate, il consiglio che do ai genitori è quello di parlare con i figli, di non sottovalutare la situazione ed eventualmente rivolgersi a uno specialista.

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