Non sopporti la CPAP? Lo studio che cambia le opzioni per chi ha le apnee

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 25 Agosto, 2026

Un ragazzo che dorme con una CPAP

Le persone con apnee ostruttive del sonno moderate o severe possono ottenere dopo 12 mesi una riduzione di un indicatore della fibrosi del muscolo cardiaco sia con CPAP sia con dispositivo di avanzamento mandibolare. Lo mostra uno studio randomizzato pubblicato il 24 agosto 2026 su Scientific Reports, condotto su 85 pazienti con ipertensione e rischio cardiovascolare elevato.

Cosa ha mostrato la risonanza magnetica sul cuore

La domanda di partenza è molto concreta: se la CPAP resta il trattamento di riferimento per l'apnea ostruttiva del sonno, un bite mandibolare può produrre effetti comparabili anche sul cuore?

Per rispondere, Nithin R. Iyer, Yi-Hui Ou e colleghi hanno analizzato una sottopopolazione dello studio randomizzato CRESCENT. Gli 85 partecipanti avevano un'età media di 59 anni, erano per l'89% uomini e presentavano ipertensione, rischio cardiovascolare elevato e una forma moderata-severa di apnea ostruttiva. Trentasei persone sono state trattate con un dispositivo di avanzamento mandibolare, mentre 49 hanno utilizzato la CPAP.

Il cuore è stato esaminato con la risonanza magnetica cardiovascolare, una tecnica che permette di osservare non soltanto dimensioni e funzione delle camere cardiache, ma anche caratteristiche del tessuto miocardico.

Il dato più interessante riguarda la frazione di volume extracellulare (ECV), un parametro utilizzato come indicatore indiretto della fibrosi miocardica diffusa. In termini semplici, è come guardare quanto spazio fuori dalle cellule del muscolo cardiaco è occupato dal tessuto extracellulare: un suo aumento può essere associato a modificazioni strutturali del miocardio.


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Dopo un anno, l'ECV è sceso dal 25,0% al 24,0% nei pazienti con dispositivo mandibolare e dal 25,1% al 24,4% in quelli trattati con CPAP. La differenza nella riduzione tra i due gruppi non è risultata statisticamente significativa.

Perché le apnee possono interessare anche il cuore

Durante un episodio di apnea ostruttiva, le vie aeree superiori si restringono o si chiudono temporaneamente mentre la persona continua a compiere sforzi respiratori. Il risultato è una sequenza ripetuta di riduzione dell'ossigenazione, risvegli e variazioni della pressione intratoracica.

Non accade una sola volta durante la notte. Nei casi più importanti, questi episodi possono ripetersi decine di volte ogni ora.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto il russamento o la sonnolenza durante il giorno. La ripetizione degli eventi respiratori sottopone l'organismo a sollecitazioni che possono avere conseguenze cardiovascolari, soprattutto quando coesistono ipertensione e altri fattori di rischio.

È proprio il rimodellamento cardiaco uno degli elementi osservati nel nuovo lavoro. Prima del trattamento, il 27% dei partecipanti presentava criteri di ipertrofia ventricolare sinistra alla risonanza magnetica.

Il ventricolo sinistro è la camera che spinge il sangue nella circolazione sistemica. Quando la sua parete si ispessisce, il cuore può diventare meno efficiente. Non significa automaticamente che sia presente una malattia cardiaca avanzata, ma rappresenta un segnale che merita attenzione, soprattutto in una persona ipertesa.

Bite mandibolare e CPAP: che cosa cambia

La CPAP, acronimo di continuous positive airway pressure, mantiene aperte le vie respiratorie attraverso un flusso continuo d'aria erogato da una maschera. È un sistema molto efficace nel ridurre gli eventi respiratori durante il sonno.

Il dispositivo di avanzamento mandibolare funziona diversamente. È un apparecchio orale che mantiene la mandibola in una posizione più avanzata, contribuendo a impedire il collasso delle vie aeree superiori. L'immagine più semplice è quella di una sorta di sostegno meccanico che mantiene più libero il passaggio dell'aria.

La nuova analisi non suggerisce che i due trattamenti siano equivalenti sotto ogni aspetto. Mostra, più precisamente, che nel parametro cardiaco esaminato non è stata rilevata una differenza significativa tra le due strategie dopo 12 mesi.

Questo dettaglio conta. Dire che il bite "funziona come la CPAP" sarebbe una semplificazione eccessiva.Un uomo che dorme con una CPAP

Anche altri risultati dello stesso programma di ricerca aiutano a delineare il quadro. In un trial randomizzato pubblicato nel 2026 sull'American Journal of Medicine, 220 persone con apnea moderata-severa, ipertensione e rischio cardiovascolare aumentato sono state assegnate a CPAP o dispositivo mandibolare. Al termine dei 12 mesi, il dispositivo mandibolare è risultato non inferiore alla CPAP nella riduzione della pressione arteriosa media nelle 24 ore.

Il vantaggio del bite può dipendere anche dall'aderenza

C'è poi un elemento molto concreto: una terapia efficace sulla carta deve essere utilizzata con continuità.

Nel trial sul trattamento cardiovascolare, il tempo mediano di utilizzo era di 5,5 ore per notte per il dispositivo mandibolare e di 4,9 ore per la CPAP. Anche la riduzione della pressione durante il sonno ha mostrato risultati favorevoli al dispositivo mandibolare in alcune misurazioni.

Eppure la CPAP ha mantenuto un vantaggio netto nel controllo degli eventi respiratori. Questo aspetto è particolarmente evidente in uno studio del 2026 condotto su pazienti con apnea severa: dopo sei mesi, l'indice apnea-ipopnea è passato da 50,7 a 2,1 eventi all'ora nel gruppo CPAP, mentre nel gruppo con dispositivo mandibolare è passato da 44,0 a 20,9.

Il dato spiega perché il bite non possa essere considerato semplicemente una versione più comoda della CPAP. Le due terapie agiscono in modo diverso e possono avere un'efficacia differente nel ridurre direttamente le ostruzioni respiratorie.

Cosa non dimostra lo studio sul cuore

Qui sta il principale punto di cautela.

Lo studio pubblicato su Scientific Reports ha coinvolto 85 persone, non un campione rappresentativo di tutti i pazienti con disturbi respiratori del sonno. Inoltre, i partecipanti presentavano caratteristiche precise: età media di circa 59 anni, prevalenza maschile molto elevata, ipertensione e rischio cardiovascolare aumentato.

Non è quindi possibile trasferire automaticamente questi risultati a una persona giovane, a chi presenta una forma lieve della patologia o a chi non ha altri fattori di rischio cardiovascolare.

C'è un'altra distinzione da fare. La riduzione dell'ECV è un segnale favorevole, ma non equivale alla dimostrazione che il trattamento riduca infarti, ictus o mortalità cardiovascolare.

Inoltre, dopo 12 mesi non sono emerse differenze significative tra CPAP e dispositivo mandibolare nelle variazioni della massa ventricolare sinistra, dei volumi cardiaci o della funzione cardiaca. Gli stessi autori osservano che il quadro miocardico era prevalentemente conservato all'inizio dello studio, circostanza che potrebbe aver limitato la possibilità di rilevare cambiamenti più marcati.

La questione, però, è un'altra: quanto conta il trattamento che il paziente riesce davvero a seguire ogni notte? La risposta può essere diversa da persona a persona.

Una meta-analisi pubblicata nel giugno 2026, che ha riunito 14 trial randomizzati per un totale di 1.241 pazienti, ha infatti rilevato alcuni vantaggi della CPAP su parametri metabolici e pressori, pur senza differenze significative per diversi altri indicatori cardiovascolari.

CPAP o bite: la scelta resta individuale

Il nuovo studio aggiunge un tassello interessante: intervenire sulle apnee può associarsi a modificazioni favorevoli anche a livello del tessuto cardiaco, e il segnale osservato con il dispositivo mandibolare non è risultato significativamente diverso da quello della CPAP per l'ECV.

Ma non cambia il principio clinico di fondo. La scelta del trattamento deve considerare gravità dell'apnea, anatomia delle vie aeree, comorbidità, risposta alla terapia e capacità di utilizzarla regolarmente.

Per alcuni pazienti la CPAP resta la soluzione più efficace per eliminare gli eventi respiratori. Per altri, soprattutto quando indicato dal medico e dopo una valutazione specialistica, un dispositivo di avanzamento mandibolare può rappresentare un'alternativa praticabile.

A conti fatti, il dato più interessante non è la sostituzione di una terapia con l'altra. È la possibilità che il controllo continuativo delle apnee possa accompagnarsi, nel tempo, anche a un miglioramento di alcuni segnali di rimodellamento cardiaco. Serviranno però studi più ampi e con un follow-up più lungo per capire se queste modificazioni del miocardio si traducano in una riduzione concreta degli eventi cardiovascolari.

Fonti:

  • Scientific ReportEffects of mandibular advancement device versus continuous positive airway pressure on cardiac remodeling in obstructive sleep apnea: a randomized CMR substudy
  • Science DirectTreatment of OSA using mandibular advancement versus CPAP in improving cardiovascular health
  • NIHContinuous Positive Airway Pressure Versus Mandibular Advancement Devices Impact on Cardio-Metabolic Outcomes in Patients With Obstructive Sleep Apnea: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomised Controlled Trials
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