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Coronavirus e banconote: ci sono rischi reali?

Ultimo aggiornamento – 09 marzo, 2020

Quando toccate i soldi, dopo, vi lavate le mani? Vi consigliamo di farlo sempre, ciò che è emerso da un recente studio, infatti, ha dell'incredibile.
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Le banconote possono diventare un veicolo di trasmissione del nuovo Coronavirus? È un portavoce dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a sostenerlo. “Il denaro può catturare ogni tipo di batterio o di virus, per questo suggeriamo alle persone di lavarsi le mani dopo aver maneggiato i soldi” - ha affermato. 

Non si tratta di una novità: già nelle scorse settimane la questione era tornata alla ribalta, quando la Banca centrale cinese aveva scelto di disinfettare e stoccare per una o due settimane le banconote provenienti dalle aree del Paese più colpite dall’epidemia, come misura per contenere i contagi. 

Se si va indietro nel tempo, ci sono anche studi a confermarlo. Si tratta di uno studio condotto negli Stati Uniti con l’obiettivo di individuare i possibili rischi per la salute che derivano da comuni abitudini quotidiane. Secondo i ricercatori le banconote rappresentano una via privilegiata per il trasporto di batteri resistenti agli antibiotici, che possono quindi diffondersi rapidamente in ampie aree geografiche.

Cerchiamo di capirne di più.

Coronavirus e banconote: ci sono rischi reali?

Non solo la Cina: anche la Corea del Sud ha avviato nei giorni scorsi analoghe procedure di disinfezione delle banconote in circolazione. La Bank of England ha invece minimizzato il pericolo per il Regno Unito. Il motivo? Le banconote del Paese sono plastificate. Dunque, la capacità di trattenere i virus non risulta superiore a quella di maniglie, corrimano o carte di credito.

In Italia, invece? Giovanni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità ha definito le misure come eccessive. “Il problema con le banconote è, nel caso, il contatto con le mani, perché  nessuno certamente se le mette in bocca. Per proteggersi è comunque sufficiente adoperare la misura più importante che possono utilizzare tutti per difendersi da ogni virus: lavarsi bene le mani".

In generale, non vi sono indicazioni specifiche riguardo le banconote, nemmeno dei rischi che potrebbero rappresentare nel diffondere l’epidemia. Sul sito della Banca d’Italia, viene sottolineato che, se lo Stato o la provenienza del denaro sono tali da far temere la possibilità di infezioni, “al presentatore può essere richiesto un certificato di avvenuta sterilizzazione, disinfezione o disinfestazione”.

Il problema vero rimane un altro. Quanto può sopravvivere sulle superfici il Coronavirus? Il Ministero della Salute ricorda che il virus si trasmette principalmente per via aerea e spiega che “le informazioni preliminari suggeriscono che possa sopravvivere sulle superfici alcune ore, anche se è ancora in fase di studio”. Ma poiché la trasmissione può avvenire anche attraverso oggetti contaminati, la buona norma è quella di “lavarsi frequentemente e accuratamente le mani, dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente sporchi, prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca”.

Gli studi sulle banconote "sporche"

Coronavirus sì, Coronavirus no, una cosa è certa: il denaro è davvero sporco. In media, una comune banconota può trasportare oltre 30.000 batteri, alcuni di questi potenzialmente dannosi per la nostra salute. È uno studio ad affermarlo.

Dal sequenziamento del DNA di migliaia di germi rinvenuti su diverse banconote è emerso che il batterio di gran lunga più diffuso è quello responsabile dell’acne, a cui fanno seguito una serie di batteri non nocivi che popolano normalmente la nostra pelle. Sono stati inoltre individuati batteri responsabili di infezioni polmonari e delle vie urinarie, tra cui forme di batteri resistenti alla penicillina e alla meticillina.

A destare una certa preoccupazione è stata la presenza di tracce del batterio che causa l’antrace rinvenuto su alcune banconote. L’antrace è un’infezione potenzialmente mortale provocata dal batterio Bacillus anthracis. Si tratta di un’infezione che colpisce particolarmente gli animali da allevamento (capre, mucche, cavalli) ed è pertanto più diffusa nelle aree rurali, soprattutto dei paesi più poveri o con un servizio sanitario nazionale più arretrato.

L’uomo può ammalarsi in seguito al contatto con animali infetti o attraverso il consumo di prodotti infetti, ma è anche possibile che l’infezione si sviluppi per l’inalazione delle spore.

Va comunque ricordato che l’antrace non è trasmissibile da uomo ad uomo, tuttavia negli anni scorsi si è molto parlato di una possibile epidemia di antrace ad opera di gruppi terroristici e questo ha influenzato la percezione dell’opinione pubblica circa la pericolosità di quest’infezione. I timori nei confronti dell’antrace non sono privi di fondamento, dal momento che si tratta di un’infezione i cui sintomi possono essere molto vari:

  • rush cutaneo;
  • nausea;
  • dolori addominali;
  • inappetenza;
  • febbre;
  • diarrea;
  • mal di gola;
  • dolori muscolari;
  • problemi respiratori.

I primi segnali dell’antrace tendono a manifestarsi nel giro di pochi giorni dopo l’avvenuto contagio ed è fondamentale intervenire il prima possibile per evitare una prognosi infausta.

Le nostre banconote quindi possono trasportare davvero tantissimi batteri di cui ignoriamo completamente la presenza. Per cercare di limitare questa diffusione alcuni paesi come il Canada hanno provato a stampare banconote realizzati con speciali polimeri di plastica.

Sembrerebbe che in effetti i batteri abbiano più difficoltà a proliferare su queste nuove banconote. Il rimedio migliore per limitare la diffusione di batteri resta però quello più semplice: lavare le mani dopo aver maneggiato i soldi.

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