L’attività fisica rappresenta un semplice suggerimento comportamentale oppure una terapia? Secondo la medicina, oggi, l'allenamento incarna un vero e proprio strumento terapeutico nel diabete.
A ribadirlo è la Società Italiana di Diabetologia (SID), alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.
La direzione, quindi, non é più quella che delimita l'esercizio fisico al campo della raccomandazione, ma quella di integrare l’attività fisica nel piano di cura con la stessa dignità riservata alla dieta e alla terapia farmacologica.
Diabete: attività fisica come pilastro del trattamento
Il diabete è una patologia cronica che interessa centinaia di milioni di persone nel mondo ed è associata a un aumento del rischio cardiovascolare, alla perdita di massa muscolare, ad alterazioni metaboliche e a una maggiore mortalità precoce.
In questo scenario, l’attività fisica rappresenta un pilastro terapeutico a tutti gli effetti.
Secondo la SID, essa occorre che sia considerata parte integrante delle strategie di prevenzione e trattamento in tutte le fasi della malattia.
I benefici, inoltre, non dipendono in modo esclusivo dal calo di peso. Come mai? Anche in assenza di dimagrimento, l’attività fisica migliora la sensibilità all’insulina, contribuisce al controllo glicemico e incide positivamente sui principali fattori di rischio cardiovascolare.
Dunque essa ha un potere terapeutico in sé.
Diabete e attività fisica: cosa dice il nuovo studio e cosa significa
A confermare questo approccio è una delle più ampie analisi prospettiche mai realizzate sul rapporto tra attività fisica e salute, pubblicata sul British Medical Journal.
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La ricerca ha esaminato i dati di due grandi coorti statunitensi: il Nurses' Health Study e l’Health Professionals Follow-Up Study. In totale, oltre 110 mila persone sono state seguite per più di trent’anni.
I partecipanti, inizialmente liberi da diabete e da altre patologie croniche maggiori, sono stati monitorati nel tempo per valutare l’associazione tra livelli e tipologie di attività fisica e mortalità. I risultati hanno mostrato che chi praticava regolarmente attività fisica viveva più a lungo rispetto ai soggetti sedentari.
Il dato più significativo riguarda però la varietà. Cosa vuol dire?
Le persone che alternavano diverse modalità di attività fisica hanno registrato una riduzione del rischio di mortalità del 19% rispetto a chi si dedicava a una sola tipologia, anche a parità di quantità complessiva di movimento.
Ecco alcuni esempi di attività fisica diversificata:
- camminata;
- corsa;
- ciclismo;
- allenamento con i pesi.
A rendersi evidente, a seguito dei risultati, é la marcata importanza, sì della durata e dell'intensità, ma anche della diversificazione dell'allenamento. Ma vediamo per quale motivo si rivela tanto cruciale.
Perché integrare diverse modalità di allenamento è strategico
Integrare differenti forme di attività fisica produce un effetto sinergico poiché ciascuna agisce su meccanismi fisiologici specifici. Vediamo quali:
- l’attività aerobica migliora la sensibilità insulinica e la capacità cardio-respiratoria;
- l’allenamento di resistenza preserva e incrementa la massa muscolare, favorendo un migliore utilizzo del glucosio;
- gli esercizi di equilibrio e coordinazione riducono il rischio di cadute, aspetto particolarmente rilevante in presenza di neuropatia diabetica.
Questo approccio combinato é in grado di intervenire contemporaneamente su glicemia, pressione arteriosa, composizione corporea e profilo lipidico.
Incarna, dunque, un’azione terapeutica multilivello, che agisce sia sul metabolismo sia sul rischio cardiovascolare.
Diabete: l'impatto concreto dell'attività fisica come terapia
Dal punto di vista clinico, l’attività fisica é in grado di modificare una serie di importanti fattori clinici.
Vediamo quali:
- aumenta la captazione del glucosio da parte dei muscoli;
- riduce la resistenza insulinica;
- contribuisce alla diminuzione del grasso viscerale;
- migliora pressione arteriosa e profilo lipidico;
- preserva la massa muscolare, elemento chiave con l’avanzare dell’età.
Questi effetti presentano un impatto diretto su quelli che sono gli esiti della malattia, e, naturalmente, sulla qualità di vita.
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Pertanto, l’attività fisica non dovrebbe essere presentata come un mero suggerimento o raccomandazione generica, ma come una prescrizione personalizzata e strutturata, integrata nel piano terapeutico complessivo.
Regolarità, progressione e varietà divengono criteri fondamentali, proprio come accade per un trattamento farmacologico.
Si rivela evidente che l’attività fisica assume un ruolo consistente nella riduzione del rischio cardiovascolare e nella promozione della longevità;
É giunto il momento di modificare lo sguardo e imparare a riconoscere il reale e ormai consolidato valore dell'allenamento in ambito clinico.
Fonti:
Ansa - Diabete, l'attività fisica è parte della cura - I medici della Sid, ogni sport ha una sua funzione