Quanto peso perdere per migliorare l’insulino-resistenza? Ecco cosa dice la scienza

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 14 Gennaio, 2026

Una donna perde peso per migliorare l'insulino-resistenza.

Per migliorare l’insulino-resistenza è necessario perdere molto peso? La risposta che emerge dalla letteratura scientifica è più sfumata di quanto si pensi. 

Un nuovo studio pubblicato su Nature Metabolism suggerisce che anche una perdita di peso moderata può avviare cambiamenti biologici rilevanti nel tessuto adiposo, in grado di spiegare un miglioramento della sensibilità all’insulina. 

Un dato che trova conferma in alcuni dei più importanti studi clinici condotti negli ultimi decenni.

Vediamo quanto peso é sufficiente perdere per un miglioramento dell'insulino-resistenza.

Migliorare l'insulino-resistenza perdendo peso: il nuovo studio

La ricerca, condotta dalla University of Southern Denmark, ha analizzato campioni di tessuto adiposo sottocutaneo di persone con obesità seguite nel tempo. I ricercatori hanno osservato il tessuto in tre fasi: prima del dimagrimento, dopo una perdita di peso moderata ottenuta con dieta (5–10%) e a distanza di due anni da un intervento di chirurgia bariatrica.

Il risultato più interessante riguarda proprio la fase di dimagrimento “contenuto”. In questa fase l’infiammazione del tessuto adiposo non risulta ancora significativamente ridotta. Tuttavia emergono segnali precoci di rimodellamento biologico, come l’aumento dei precursori delle cellule adipose e l’attivazione di geni coinvolti nella formazione di adipociti più funzionali. 


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Secondo la ricerca questo processo di rinnovamento interno del tessuto adiposo spiegherebbe i motivi alla base del miglioramento l’insulino-resistenza anche prima che l’infiammazione cronica si spenga.

Insulino-resistenza: pochi chili per fare la fare la differenza?

L’insulino-resistenza non dipende meramente dall’infiammazione, ma anche dalla capacità del tessuto adiposo di gestire correttamente i grassi. Adipociti più piccoli e metabolicamente efficienti riducono il rilascio di acidi grassi nel sangue, limitando la lipotossicità per fegato e muscoli, due organi chiave nella regolazione della glicemia.

In questo senso, il nuovo studio non misura direttamente parametri clinici come glicemia o HOMA-IR (indice che stima il grado di insulino-resistenza a partire dai valori di glicemia e insulina a digiuno), ma fornisce una spiegazione biologica coerente con quanto già osservato in grandi trial clinici.

Le prove cliniche: i tre studi principali

L’idea che una perdita di peso del 5–10% migliori l’insulino-resistenza è infatti supportata da studi di ampia scala:

  • Diabetes Prevention Program: nei soggetti con prediabete, una perdita di peso media intorno al 7% ha ridotto del 58% il rischio di sviluppare diabete di tipo 2;
  • Look AHEAD: un intervento intensivo sullo stile di vita ha migliorato sensibilità insulinica, controllo glicemico e fattori di rischio cardiovascolare già con cali ponderali modesti;
  • Nature Metabolism (studio danese): chiarisce i meccanismi cellulari che rendono possibile questo miglioramento, anche in assenza di una marcata riduzione dell’infiammazione.

Ma cosa significa in via pratica?

Una perdita pari al 5–10% del peso iniziale, è già associata a:

  • miglioramento della sensibilità all’insulina;
  • riduzione della glicemia a digiuno;
  • migliore controllo della produzione epatica di glucosio;
  • minore rischio di progressione verso il diabete di tipo 2.

Questo vale soprattutto per soggetti con:

Dalle ricerche, dunque, emerge come ottenere benefici metabolici iniziali non è sempre necessario un dimagrimento drastico. Nei soggetti con sovrappeso, obesità o insulino-resistenza iniziale, perdere anche solo il 5–10% del peso può rappresentare un primo passo concreto verso un miglior equilibrio glicemico.

Questo non significa che una perdita di peso modesta sia sufficiente in tutti i casi, soprattutto nelle forme avanzate di diabete. Pertanto si ritiene opportuno sempre un approccio critico e con slancio di discernimento. Ma ridimensiona l’idea che “se non dimagrisco molto, non serve”, rafforzando invece l’importanza di obiettivi realistici e sostenibili nella prevenzione metabolica.


Fonti:

Nature - Single-cell-resolved transcriptional dynamics of human subcutaneous adipose tissue during lifestyle- and bariatric surgery-induced weight loss



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