E se l’aria che respiri avesse un ruolo nello sviluppo della SLA?

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 21 Gennaio, 2026

Una ragazza con zaino e mascherina filtrante tossisce mentre cammina in una zona urbana offuscata dallo smog

Recenti studi hanno cominciato a indagare come i fattori ambientali, ad esempio l’inquinamento dell’aria, possano influenzare l’insorgenza e la progressione delle malattie dei motoneuroni (MND) – tra cui la più nota sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Vediamo i dettagli di questa nuova indagine pubblicata su JAMA Neurology.

Cosa sono le MND

Secondo quanto ci è stato raccontato dal Dr. Domenico Zito, Neurologo, all’interno di questo contenuto,  le malattie dei motoneuroni appartengono ad una vasta gamma di disturbi del sistema nervoso centrale – di cui la più grave è la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

La morte dei motoneuroni del cervello e del midollo spinale determina la perdita del trofismo muscolare e quindi l'atrofia dei muscoli, con la conseguente ingravescente perdita della funzionalità muscolare, compresa quella della deglutizione e della respirazione.

La ricerca, come detto, si concentra sull’analisi dell’impatto dell’esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici sul rischio di sviluppare queste condizioni – oltre al coinvolgimento sulla prognosi dei pazienti già diagnosticati.


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Le patologie del motoneurone sono:

  • sclerosi laterale amiotrofica (Sla): è la più diffusa può colpire il primo e il secondo motoneurone (Sla a esordio spinale) o le cellule del bulbo encefalico (Sla a esordio bulbare);
  • paralisi bulbare progressiva: colpisce prevalentemente i nervi del cranio;
  • atrofia muscolare spinale (Sma): rappresenta la seconda patologia del feto più frequente dopo la fibrosi cistica ed è caratterizzata dalla progressiva perdita dei motoneuroni spinali e del tronco encefalico;
  • sclerosi laterale primaria: colpisce il primo motoneurone;
  • malattia di Strumpell-Lorrain (o paraparesi spastica ereditaria o paralisi spinale spastica ereditaria): colpisce il primo motoneurone;
  • atrofia muscolare bulbo-spinale (Sbma): anche conosciuta come malattia di Kennedy, colpisce prevalentemente il secondo motoneurone e il bulbo encefalico;
  • paralisi pseudobulbare: forma lieve della precedente, influisce sulla morte dei motoneuroni provocando alterazioni neurologico-comportamentali;
  • atrofia muscolare progressiva (Amp): colpisce il secondo motoneurone.

L’esposizione a particolato fine e biossido di azoto

Lo studio ha coinvolto 1.463 partecipanti, confrontando casi di MND con gruppi di controllo della stessa età, sesso e contesto socio-economico: nello specifico, si trattava di 1.768 fratelli e sorelle e oltre 7mila controlli provenienti dalla popolazione generale.

I ricercatori hanno considerato diversi inquinanti chiave, come:

  • particolato fine (PM2,5);
  • biossido di azoto (NO₂).

L’esposizione media è stata stimata negli anni precedenti alla diagnosi.

L’analisi ha incluso anche fattori confondenti importanti, come:

  • livello di istruzione;
  • occupazione;
  • reddito familiare;
  • caratteristiche socio-demografiche del quartiere di residenza.

L’aumento del rischio

I dati indicano che l’esposizione cronica a particolato fine e NO₂ è associata ad un aumento significativo del rischio di sviluppare MND compreso tra il 20 e il 30%.

Inoltre, tra i pazienti già affetti dalla malattia, una maggiore esposizione agli stessi inquinanti sembra correlata a una progressione più rapida e a una maggiore probabilità di complicanze gravi, come necessità di ventilazione invasiva.

In sintesi:

  • rischio aumentato: vivere in aree con alti livelli di inquinamento incrementa le probabilità di sviluppare MND;
  • prognosi peggiore: l’esposizione prolungata può accelerare il decorso della malattia;
  • fattore modificabile: la riduzione dell’inquinamento potrebbe rappresentare un intervento preventivo concreto.

Grazie ai risultati di questa ricerca, è possibile rafforzare maggiormente l’ipotesi che l’ambiente possa giocare un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie neurodegenerative.

Una riduzione dell’inquinamento può sia ridurre l’incidenza di malattie neurologiche complesse, sia proteggere la salute respiratoria generale e cardiovascolare.Una bambina con una mascherina protettiva tiene per mano un adulto accanto allo scarico fumante di un'auto d'epoca

Politiche pubbliche mirate alla qualità dell’aria e scelte personali consapevoli possono avere un impatto concreto nel lungo termine.

La ricerca conferma che l’inquinamento atmosferico non è solo un problema di salute polmonare: può aumentare il rischio e influenzare la progressione delle malattie dei motoneuroni.

Studi come questo evidenziano l’importanza di strategie preventive a livello ambientale, integrando la gestione della salute neurologica con interventi di protezione ambientale.

Ciononostante, gli autori dello studio suggeriscono che si tratta di un lavoro osservazionale, quindi non è in grado di dimostrare i meccanismi alla base di tale associazione e stabilire una relazione causale.

Fonti:

JAMA NeurologyLong-Term Exposure to Air Pollution and Risk and Prognosis of Motor Neuron Disease

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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