L’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e parte dell’Africa centrale continua a preoccupare le autorità sanitarie internazionali. Negli ultimi giorni il Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti ha inviato una richiesta urgente al proprio personale per reclutare operatori destinati ai controlli sanitari negli aeroporti americani, nel tentativo di individuare eventuali casi sospetti tra i passeggeri provenienti dalle aree coinvolte dal focolaio.
Secondo quanto riportato da ABC News, il CDC sta cercando personale di diverse categorie professionali, compresi consulenti sanitari, specialisti nella gestione delle emergenze e operatori medici autorizzati. Il loro compito sarà osservare i viaggiatori, verificare eventuali sintomi compatibili con l’Ebola, controllare la temperatura corporea e indirizzare le persone sospette verso ulteriori accertamenti.
Nuove restrizioni negli aeroporti statunitensi
Le misure arrivano dopo la decisione temporanea degli Stati Uniti di limitare l’ingresso ai cittadini stranieri che hanno visitato Repubblica Democratica del Congo, Uganda o Sudan del Sud nei precedenti 21 giorni. I viaggiatori autorizzati a entrare nel Paese devono passare attraverso aeroporti specificamente designati per gli screening sanitari.
Alla lista degli aeroporti coinvolti si è aggiunto anche il JFK di New York, insieme agli scali di Washington Dulles, Atlanta e Houston. Intanto i cittadini statunitensi e i residenti permanenti di ritorno dalle aree interessate vengono sottoposti a controlli sanitari rafforzati e interviste sui possibili contatti a rischio.
Le autorità sanitarie americane spiegano che il rischio globale rimane basso, ma la crescita dei casi e la difficoltà nel contenere l’epidemia stanno spingendo molti Paesi a introdurre controlli più severi sui viaggi internazionali.
Oltre 900 casi sospetti e più di 220 morti
A rendere ancora più delicata la situazione è il quadro descritto dall’International Rescue Committee, organizzazione umanitaria con sede a New York, che ha parlato di un’epidemia in espansione più rapida rispetto alle capacità di contenimento. Secondo i dati citati dall’organizzazione, sarebbero già stati registrati oltre 900 casi sospetti e almeno 223 decessi tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda.
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L’IRC avverte che il virus non sarebbe più confinato alle aree rurali della provincia congolese di Ituri, considerata l’epicentro dell’epidemia. Casi e contatti sospetti starebbero infatti raggiungendo grandi centri urbani come Goma, nella parte orientale del Congo, e Kampala, capitale dell’Uganda. Questo scenario aumenta il timore di una diffusione regionale molto più ampia.
La variante Bundibugyo complica il contenimento
L’attuale epidemia coinvolge il raro ceppo Bundibugyo, una variante dell’Ebola che presenta ulteriori difficoltà operative. Secondo gli esperti, i test standard riescono con più difficoltà a rilevare questo ceppo e ciò potrebbe aver favorito settimane, se non mesi, di trasmissione non individuata.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che i precedenti focolai legati alla variante Bundibugyo hanno avuto tassi di mortalità compresi tra il 30% e il 50%. Inoltre, al momento non esistono vaccini o trattamenti approvati specificamente contro questa variante, a differenza di altri ceppi di Ebola studiati negli anni passati.
L’IRC sottolinea infatti che molti operatori sanitari locali non dispongono di dispositivi di protezione adeguati, come guanti, respiratori e tute protettive, e che diversi operatori sarebbero già rimasti contagiati durante il lavoro sul campo.
L’OMS: “La situazione peggiorerà prima di migliorare”
Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito l’epidemia “estremamente seria e difficile”, avvertendo che la situazione probabilmente peggiorerà prima di iniziare a migliorare. Nonostante questo, ha ricordato che i precedenti focolai di Ebola sono stati tutti contenuti e che esistono già conoscenze importanti sul comportamento del virus.
L’OMS ha classificato l’epidemia come emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale, un livello immediatamente inferiore alla dichiarazione di pandemia. L’organizzazione considera “molto alto” il rischio nazionale nella Repubblica Democratica del Congo, “alto” il rischio regionale e “basso” quello globale.
Nel frattempo, diversi governi stanno rafforzando le proprie misure preventive. Oltre agli Stati Uniti, anche Regno Unito, India e Australia hanno introdotto restrizioni o controlli aggiuntivi per i viaggiatori provenienti dalle aree colpite dall’epidemia.
Fonti:
ABC News - CDC asks staff to volunteer to help with Ebola screenings at airports amid DRC outbreak