Sei un professionista sanitario? Iscriviti
  1. Pazienti.it
  2. Notizie di salute
  3. Epatite C

Epatite C: analisi e valutazioni per debellare la malattia

Paolo Pate | Blogger

Ultimo aggiornamento – 09 Giugno, 2015

Epatite C: analisi e valutazioni per debellare la malattia

Un team di ricerca dell’Università Tor Vergata di Roma ha studiato l’impatto degli interventi sanitari in Italia contro l’epatite C, concentrandosi sull’accesso alle cure e sull’efficacia delle stesse. La difficoltà maggiore è stata trovare dati certi per sviluppare una teoria scientificamente valida.

L’HCV in Italia

In Italia si contano circa un milione di malati, con prevalenza di casi tra soggetti anziani e soprattutto nelle regioni meridionali (più del 50%). Si stima, inoltre, che solo il 45% dei casi siano noti al Sistema Sanitario Nazionale.

Questi dati sono diversi rispetto al resto dell’Europa, dove i più colpiti sono individui giovani e adulti. Nel nostro Paese, le infezioni sono spesso correlate a fenomeni di tossicodipendenza e sono spesso anche una diretta conseguenza della carenza di controlli e prevenzione risalente agli anni ‘60.

La ricerca

Alcune analisi sull’impatto dell’Epatite C sulla popolazione sono spesso influenzate da ragioni di tipo finanziario ed economico, che non permettono uno studio su una reale base scientifica.

L’idea di questa recente ricerca universitaria era quella di ipotizzare un’evoluzione verosimile della patologia nel tempo per prevalenza e gravità.

Dopo aver valutato le ultime stime dell’HCV in Italia, i ricercatori hanno approntato un modello probabilistico per simulare tutti i possibili effetti della malattia: tempi di eradicazione, costi, esiti… per poter infine valutare ogni possibile scenario di intervento pubblico.

I risultati

Trattare soltanto i pazienti più gravi significa concentrare le proprie forze prevalentemente su soggetti anziani. Curare tutti sarebbe certo più efficiente, ma non comporterebbe comunque l’eradicazione totale della malattia, un obiettivo raggiungibile solo dopo 5 anni di screening di massa.

Altrimenti ciò richiederebbe almeno 30 anni di tempo, durante i quali sarebbe possibile solo una progressiva miglior conoscenza della casistica attuale.

In conclusione, secondo i ricercatori, dopo aver analizzato tutti i dati sarebbe il caso di puntare ad una valutazione delle strategie della sanità pubblica sull’efficacia e sull’efficienza dei trattamenti.

Mostra commenti
Filler dermici: la FDA chiede più chiarezza sui rischi
Filler dermici: la FDA chiede più chiarezza sui rischi
Sushi: i rischi del pesce crudo
Sushi: i rischi del pesce crudo
Contatta uno specialista Prenota un videoconsulto
Articoli più letti
Yogurt? Ok, ma solo se è al 100% naturale
Yogurt? Ok, ma solo se è al 100% naturale
Diabete di tipo 2: i pro e contro della metformina
Diabete di tipo 2: i pro e contro della metformina
Sono arrivati i 60 anni? La dieta che riduce il rischio di mortalità
Sono arrivati i 60 anni? La dieta che riduce il rischio di mortalità
Vitamina A: non fa bene alle ossa, quando assunta in eccesso
Vitamina A: non fa bene alle ossa, quando assunta in eccesso