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Evitate di mangiare queste varietà di pesce (se potete)

Ultimo aggiornamento – 27 settembre, 2018

pesce da evitare: quali varietà?
Indice

Nel vasto mondo alimentare, c’è chi preferisce la carne e chi il pesce. Quest’ultimo, in particolare, viene investito di proprietà e benefici utili al nostro organismo.

Ricco di nutrimenti preziosi, tra cui omega-3, proteine, sali minerali e grassi sia mono che polinsaturi, il pesce è un must in quasi tutte le diete. Ma se non fosse sempre ora quel che luccica?

Uno dei “pericoli” a cui si può andare incontro mangiando il pesce è l’avvelenamento da mercurio. Infatti, a causa dell’inquinamento e delle emissioni dei combustibili fossili, i metalli pesanti tentano di accumularsi nell’acqua

Non solo, la pesca intensiva sta rischiando di porre fine a diversi tipologie di pesce. Scegliere accuratamente quali varietà mangiare può aiutare a mantenere intatto l’ecosistema marino e darà modo, nel futuro, ai nostri figli di avere a disposizione la stessa ricchezza che abbiamo noi oggi nei nostri mari.

Vediamo quindi insieme quali varietà di pesce evitare.

Quali varietà di pesce dovremmo evitare

Dunque, vuoi per la presenza del mercurio vuoi per la tutela dell’ecosistema marino, vi sono alcune varietà di pesce che sarebbe meglio evitare di mettere in tavola. Ecco quali.

Tilapia: peggio della pancetta

Secondo uno studio del 2008 pubblicato sul Journal of American Dietetic Association, la predilezione a mangiare pesce di allevamento, come la tilapia, sta portando a diete altamente infiammatorie.

Questo pesce, infatti, contiene livelli molto bassi di acidi grassi omega-3 e livelli molto alti di omega-6, addirittura più elevati rispetto a quelli contenuti nella pancetta di maiale.

Tale rapporto di acidi grassi è potenzialmente pericoloso per i pazienti affetti da malattie cardiache, artrite, asma e altri sintomi allergici e autoimmuni, che sono dunque soggetti a una risposta infiammatoria fuori dal comune. Questa infiammazione rischia, inoltre, di danneggiare i vasi sanguigni, il cuore, i polmoni e i tessuti articolari, oltre la pelle e l’apparato digerente.

Merluzzo atlantico: una varietà in via d’estinzione

Storicamente, il merluzzo atlantico si è dimostrato di vitale importanza nel sostentamento alimentare delle civiltà del Nuovo Mondo e durante la colonizzazione del Mar dei Caraibi.

Purtroppo, la pesca intensiva di cui è stato oggetto negli ultimi mille anni, lo ha portato già dal finire degli anni ’90 sulla via dell’estinzione. Infatti, sebbene la femmina del merluzzo rilasci più di cento milioni di uova, solo pochi esemplari riescono a sopravvivere fino all’età adulta.

Pesce piatto atlantico: NO a halibut, passera e sogliola

Anche queste varietà, come il merluzzo atlantico, sono state oggetto di una pesca intensiva e di uno sfruttamento tale da decimarne le popolazioni.

Che dire? Meglio evitarle, se possibile. In particolare, abbiate un occhio di riguardo per la sogliola, ormai sulle tavole di tutti gli italiani.

Caviale Beluga: meglio cercare altre alternative

Nell’immaginario collettivo, il caviale è l’alimento per eccellenza delle grandi occasioni, dati i suoi costi proibitivi. Per questo motivo, lo storione Beluga è un pesce molto ricercato soprattutto per le sue uova e considerato addirittura uno dei più preziosi al mondo.

A causa del suo pregio, sta lentamente scomparendo da diversi mari e fiumi. Gli scienziati lo considerano ormai molto vulnerabile all’estinzione e chiedono ai consumatori si optare per alternative più sane e sostenibili.

Evitate anche la spigola cilena

Conosciuta anche come il dentice di Patagonia, la spigola cilena è un altro pesce che rischia di scomparire a causa dell’eccessivo consumo.

Il motivo principale, però, per cui è meglio toglierla dal vostro menù sta nell’alto livello di mercurio in esso contenuto, che potrebbe portare all’avvelenamento se mangiato con quotidianità e, soprattutto, in porzioni abbondanti.

Dite NO anche all’anguilla

Siamo ufficialmente entrati nell’era del sushi, è vero. In tutta Italia e in molte altre parti del mondo, vi è stato un boom di ristoranti che offrono questo genere di cucina.

In questa tipologia di preparazione, viene molto utilizzata l’anguilla unagi, la cui maturazione è troppo lenta per sopperire al forte sfruttamento di cui è oggetto.

Tutto ciò, sta portando molti paesi asiatici a prediligere l’anguilla statunitense, comunque specie a rischio. Ricordiamo, però, che le anguille sono estremamente importanti quando si tratta di proteggere i nostri approvvigionamenti idrici. Ad esempio, nel fiume Delaware, il più lungo fiume non battuto a est del fiume Mississippi, le anguille sono parte integrante della diffusione delle popolazioni di cozze che fungono da filtri naturali per l’acqua.

Oltre ai problemi legati alla pesca intensiva, le anguille tendono ad assorbire e immagazzinare contaminanti come gli interferenti endocrini. In alcuni stati come il New Jersey, le anguille di fiume sono talmente contaminate che anche a un uomo adulto si consiglia di non mangiarne più di una all’anno.

Salmone atlantico di allevamento e selvatico

Il salmone è uno dei pesci più consumati al mondo. Sfortunatamente, non sempre è salutare. Un’alta percentuale del salmone – commercializzato come atlantico – viene in realtà da allevamenti, in cui i pesci vengono trattati con pesticidi e si ritrovano a vivere in pessime condizioni, tra feci, batteri e parassiti.

Purtroppo, è illegale pescare salmoni atlantici selvatici perché sono tra le specie in via d’estinzione. Infatti, anche con gli sforzi per ripristinare le specie, c’è il 75% di probabilità che il salmone atlantico americano possa estinguersi entro il 2100.
Fortunatamente, esiste anche il salmone dell’Alaska selvatico, una delle migliori alternative di pesce si possano scegliere.

E tu, consumi qualcuno di questi pesci? Se la risposta è sì, presta attenzione a ciò che inserisci nella tua dieta e cerca, magari, qualche alternativa più salutare per te e l’ambiente che ti circonda.

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