Negli ultimi giorni diversi comuni della Marsica occidentale stanno facendo i conti con un aumento di casi di gastroenterite. Le segnalazioni riguardano soprattutto Tagliacozzo e Cappadocia, ma arrivano anche da Canistro, Civitella Roveto, Capistrello e Scurcola Marsicana. I sintomi riferiti sono quelli classici di un disturbo gastrointestinale acuto: febbre, dolori addominali, vomito e dissenteria.
La situazione ha attirato rapidamente l’attenzione perché i casi sembrano concentrarsi in più centri nello stesso periodo. Il presidio sanitario di Tagliacozzo ha accolto pazienti provenienti da diversi comuni e, secondo la ricostruzione locale, solo nella mattinata precedente sarebbero state visitate tre persone con sintomi simili, tra cui una proveniente da Canistro e alcuni villeggianti romani. Cinque pazienti sarebbero inoltre stati inviati al reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Avezzano per analisi più approfondite.
Al momento, però, manca ancora un dato fondamentale: la causa certa. Le ipotesi restano aperte e gli accertamenti sanitari e microbiologici sono ancora in corso.
Il sospetto sull’acqua e le prime verifiche
Quando molti casi di gastroenterite compaiono in una stessa area, il primo sospetto ricade spesso sull’acqua o sugli alimenti. Anche in Marsica l’attenzione si è concentrata inizialmente sulla rete idrica, ma le prime verifiche non avrebbero evidenziato anomalie tali da spiegare il fenomeno.
A Canistro, dove le segnalazioni erano arrivate già nei giorni scorsi, il Comune aveva disposto ulteriori prelievi sull’acqua potabile dell’acquedotto di Canistro Inferiore. I controlli, eseguiti dal laboratorio incaricato, dal dipartimento di Prevenzione della Asl 1 Abruzzo e dall’Arpa, si sono concentrati sui parametri microbiologici più rilevanti: coliformi, Escherichia coli ed enterococchi. Secondo quanto comunicato, l’acqua sarebbe risultata conforme ai parametri di legge.
A Tagliacozzo, il Cam ha avviato controlli sulla rete, sulle sorgenti del Liri e sugli altri punti di approvvigionamento. Anche qui le prime verifiche non avrebbero indicato elementi riconducibili con chiarezza a una contaminazione. Questo però non chiude il caso: i controlli proseguono e, in assenza di risultati definitivi, le amministrazioni preferiscono mantenere un atteggiamento prudente.
Perché i sindaci chiedono prudenza
Il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, ha spiegato che in queste ore stanno arrivando segnalazioni di persone con sintomi di gastroenterite anche da altre zone della Marsica. Proprio perché alcune aree interessate non sono servite dallo stesso acquedotto, attribuire tutto a un’unica contaminazione dell’acqua sarebbe al momento prematuro.
In attesa degli esiti completi, l’invito alla popolazione è usare acqua imbottigliata per bere e cucinare, almeno nelle zone interessate e come misura precauzionale. Lo stesso orientamento è stato espresso anche a Cappadocia, dove il sindaco Fabio De Angelis ha disposto ulteriori verifiche su tutto il territorio comunale, comprese frazioni e località turistiche come Camporotondo.
A Sante Marie, il sindaco Lorenzo Berardinetti ha chiesto controlli sulla rete idrica dopo le segnalazioni ricevute. Anche in questo caso le prime verifiche non avrebbero mostrato criticità, ma gli accertamenti continueranno per garantire sicurezza alla popolazione.
È un passaggio importante: usare acqua imbottigliata, in questo momento, non significa che sia stata dimostrata una contaminazione. Significa adottare una precauzione mentre si cerca di capire con certezza da dove arrivi il problema.
Non solo acqua: resta l’ipotesi virale o alimentare
La distribuzione dei casi su un’area ampia, con comuni serviti da reti e sorgenti differenti, rende più difficile puntare a una sola spiegazione. Per questo resta concreta anche l’ipotesi di una gastroenterite virale, favorita dalla forte presenza di turisti, dai contatti ravvicinati e dalla circolazione di persone nel periodo estivo.
A Tagliacozzo, nel periodo più intenso dell’estate, si arriva a una presenza stimata di circa 40mila persone, in gran parte villeggianti provenienti da Roma. Un aumento così netto della popolazione può facilitare la diffusione di virus gastrointestinali, soprattutto in famiglie, strutture ricettive, ristoranti, eventi, feste e contesti affollati.
Resta aperta anche la pista alimentare. Secondo quanto riferito, una famiglia di Canistro sarebbe finita in ospedale dopo un pranzo: 12 adulti su 20 partecipanti avrebbero avuto bisogno di cure. Un episodio di questo tipo non basta da solo a spiegare l’intero quadro, ma mostra perché gli accertamenti devono considerare anche alimenti, preparazione dei pasti, conservazione, contaminazioni crociate e igiene.
I sintomi della gastroenterite
La gastroenterite è un’infiammazione che coinvolge stomaco e intestino. Può essere causata da virus, batteri, parassiti o tossine alimentari. I sintomi più comuni sono nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, talvolta febbre e senso di forte spossatezza.
Nella maggior parte dei casi il disturbo si risolve in pochi giorni, ma può diventare più serio quando vomito e diarrea impediscono di reintegrare i liquidi persi. Il rischio principale è la disidratazione, soprattutto nei bambini, negli anziani, nelle persone fragili o con malattie croniche.
I segnali da osservare sono sete intensa, bocca secca, urine molto scarse o scure, sonnolenza insolita, capogiri, debolezza marcata, confusione negli anziani, peggioramento della febbre o impossibilità a trattenere liquidi. In questi casi non bisogna limitarsi ai farmaci da banco: serve contattare un medico.
Potrebbe interessarti anche:
- Microbiota e sistema immunitario: quale legame? Ecco l'approfondimento della gastroenterologa
- Diarrea estiva: perché succede e cosa fare quando il caldo altera l'equilibrio intestinale
- Caldo e stanchezza estiva: i benefici del magnesio
Cosa fare nell’attesa degli accertamenti
In una fase in cui la causa non è ancora definita, le indicazioni più sensate sono quelle di prudenza. Nelle zone interessate conviene seguire le raccomandazioni dei Comuni e delle autorità sanitarie locali. Se viene consigliato di usare acqua imbottigliata per bere, cucinare o preparare alimenti, è meglio farlo fino a nuove comunicazioni ufficiali.
Se si utilizza acqua del rubinetto in via precauzionale, alcuni sindaci e sanitari hanno indicato anche la possibilità di consumarla dopo bollitura, ma è sempre opportuno seguire le istruzioni specifiche del proprio Comune. Non tutte le situazioni sono identiche e non tutte le reti idriche sono coinvolte nello stesso modo.
Sul piano domestico, le misure più importanti restano semplici: lavare spesso le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo essere stati in bagno e prima di preparare o mangiare cibo; pulire bene superfici e sanitari se in casa c’è una persona con vomito o diarrea; evitare di cucinare per altri durante i sintomi; conservare correttamente gli alimenti; separare cibi crudi e cotti.
Quando serve il medico
Chi ha sintomi lievi può spesso gestirli con riposo, liquidi e attenzione all’alimentazione, ma non sempre basta. Il medico va contattato se la diarrea è intensa o persistente, se c’è febbre alta o che non passa, se compare sangue nelle feci, se il vomito impedisce di bere, se i sintomi riguardano bambini piccoli, anziani o persone fragili.
Particolare attenzione va data alla disidratazione. In caso di perdita importante di liquidi, le soluzioni reidratanti orali possono essere utili, ma devono essere usate in modo corretto. Bevande molto zuccherate, alcolici o rimedi improvvisati non sono una buona soluzione e possono peggiorare il quadro.
Anche i farmaci contro diarrea, nausea o febbre andrebbero usati con cautela, soprattutto se i sintomi sono importanti o se la causa non è chiara. In alcune infezioni, bloccare la diarrea senza indicazione medica può non essere opportuno.
Fonti
Salute GOV - Gastroenteriti