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Geografia emozionale? Ecco il collegamento tra corpo e mente

Ultimo aggiornamento – 02 febbraio, 2017

emozioni: cosa provocano
Indice

Avete mai notato come le emozioni che proviamo si riflettono sul nostro corpo? Esiste una geografia emozionale ben precisa, che alcuni ricercatori hanno mappato e che evidenzia una correlazione tra sentimenti e sensazioni fisiche. 

Com’è la nostra geografia emozionale?

Per tantissimo tempo, gli scienziati hanno ignorato le sensazioni corporee comunemente associate ai differenti sentimenti. Oggi, invece, esiste uno studio – pubblicato sul periodico Proceedings of the National Academy of Sciences che le ha addirittura mappate.

Un team di ricercatori provenienti dalla Finlandia ha lavorato con più di 700 partecipanti e ha utilizzato le proprie specifiche conoscenze nel processo emozionale in modo da creare un’unica geografia di emozioni.

Come funziona questa correlazione tra corpo e sentimento? Numerosi studi hanno stabilito che il sistema emotivo è coinvolto nella regolazione dell’attivazione dei sistemi cardiovascolare, scheletro-muscolare, neuroendocrino e nervoso.

Per questo, spesso, quando avvertiamo emozioni forti le associamo anche a reazioni fisiche, come l’avere i “piedi freddi”, il “cuore spezzato” o l’avvertire un “brivido lungo la schiena”.

I dati emozionali

Ai partecipanti di questo studio, provenienti dalla Finlandia, Svezia e Taiwan, sono state mostrate due figure rappresentanti il corpo umano. L’esperimento si è diviso in cinque parti, in cui ai partecipanti sono stati mostrati parole emozionali, storie, film o espressioni facciali a fianco delle due figure.

I ricercatori hanno chiesto loro di colorare le regioni del corpo in cui percepivano una differente attività mentre stavano guardando le diverse stimolazioni. Una figura è stata utilizzata per annotare le sensazioni “in crescendo”, l’altro schema per segnare le aree in cui le sensazioni del corpo andavano invece ad affievolirsi.

Per evitare una sovra-stimolazione, i ricercatori hanno selezionato attentamente ogni storia usata negli esperimenti, eliminando le parole troppo specifiche o frasi che potenzialmente avrebbero potuto influenzare i partecipanti. In questo modo, si sono ridotti i segnali del linguaggio e si sono evitate espressioni come “avere le farfalle nello stomaco”, frase che viene spessissimo utilizzata per denotare eccitazione.

Dopo che i partecipanti hanno fornito i dati necessari, i ricercatori hanno tracciato tutti i responsi positivi e negativi alle differenti emozioni.

Cosa hanno scoperto?

Tutti i partecipanti hanno dovuto identificare le stesse emozioni sia forti, ad esempio felicità, disprezzo e amore, che discrete.

Il dato più rilevante di questo studio risulta dal fatto che le mappe delle emozioni, create individualmente da ogni partecipante, hanno mostrato una certa costanza, indipendentemente dalla nazionalità di chi si è sottoposto allo studio. Quindi la provenienza, sia che si trattasse dell’Europa occidentale che dell’Asia orientale, è piuttosto irrilevante.

Sebbene ogni emozione abbia prodotto un’unica mappa delle sensazioni fisiche, i ricercatori hanno anche identificato delle aree di sovrapposizione per alcune emozioni. Per esempio, alcune delle emozioni primarie, come la rabbia e la paura, hanno causato un aumento delle sensazioni nella parte superiore del petto, che i ricercatori hanno sospettato potrebbe essere legato a un intensificarsi delle pulsazioni e della respirazione.

Invece, la felicità è la sola emozione che ha aumentato le sensazioni fisiche in tutto il corpo.

Perché questo studio è così importante?

Nonostante a prima vista possa sembrare banale, questo studio ha delle implicazioni notevoli. Svelare le sensazioni corporee soggettive associate a emozioni umane può aiutare i medici a comprendere meglio i disturbi dell’umore. In questo modo, sarà possibile capire perché la depressione o l’ansia, per esempio, possono causare anche problemi fisici a chi ne soffre.

Inoltre, gli autori ritengono che monitorare la topografia delle emozioni sensazioni corporee potrebbe non solo fornire uno strumento di ricerca unico, ma anche un biomarker per i disturbi emotivi.

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