Lo screening cervicale è uno degli strumenti più importanti per prevenire il tumore della cervice uterina. Non nasce per diagnosticare direttamente un cancro già presente, ma per individuare in anticipo condizioni che potrebbero aumentare il rischio, in particolare l’infezione da alcuni tipi di Papillomavirus umano, o HPV, considerati ad alto rischio.
Nel Regno Unito, il UK National Screening Committee ha confermato la raccomandazione allo screening cervicale e, dopo la revisione del 2025, ha indicato una novità mirata: offrire il self-sampling, cioè l’auto-prelievo per HPV, alle persone che non partecipano allo screening o che rimandano l’appuntamento per più di 6 mesi dopo l’invito.
Il punto centrale è questo: non si tratta di mandare automaticamente il kit a tutte le persone eleggibili per lo screening. La raccomandazione riguarda soprattutto chi è più difficile da raggiungere, chi non si presenta, chi lascia passare molto tempo o chi non ha mai partecipato. È proprio in questa fascia che il programma rischia di perdere efficacia.
Lo screening cervicale salva vite, ma non tutte partecipano
Nel Regno Unito ogni anno vengono diagnosticati circa 3.000 tumori della cervice uterina. Lo screening cervicale, secondo le stime riportate dalle autorità sanitarie britanniche, salva circa 4.500 vite l’anno. Il motivo è semplice: se le alterazioni vengono intercettate prima che diventino invasive, possono essere monitorate o trattate in una fase molto più gestibile.
Il problema è l’adesione. La partecipazione allo screening cervicale è in calo dal 2010 e circa un terzo delle persone invitate non si presenta. Questo significa che il programma, pur essendo efficace, non riesce a prevenire tutti i tumori che potrebbe prevenire.
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Le ragioni possono essere molte: imbarazzo, paura del dolore, esperienze precedenti negative, difficoltà a fissare un appuntamento, lavoro, carichi familiari, distanza dai servizi, disabilità, barriere linguistiche o semplicemente il fatto di rimandare. In sanità pubblica, anche un ostacolo pratico può diventare un rischio se porta a saltare controlli importanti.
Come funziona l’auto-prelievo
Il test HPV a casa prevede che la persona raccolga autonomamente un campione vaginale con un tampone o un dispositivo simile, seguendo le istruzioni ricevute. Il campione viene poi analizzato per verificare la presenza di HPV ad alto rischio, cioè quei tipi di virus che possono favorire alterazioni cellulari nella cervice.
È importante precisare una cosa: l’auto-prelievo non è identico al campione prelevato da un medico o da un’infermiera durante lo screening tradizionale. Nel percorso indicato dalle autorità britanniche, se il test fatto a casa risulta positivo per HPV ad alto rischio, la persona viene invitata a un controllo successivo con un professionista sanitario, così da prelevare un campione dalla cervice e valutare eventuali alterazioni cellulari.
In altre parole, il kit a casa può essere una porta d’ingresso più semplice allo screening, soprattutto per chi non avrebbe partecipato. Ma non elimina la necessità di controlli successivi quando il risultato lo richiede.
A chi è rivolto davvero
La raccomandazione del UK National Screening Committee riguarda le persone considerate under-screened. Rientra in questa categoria chi ha ricevuto l’invito allo screening ma ritarda la partecipazione di oltre 6 mesi, oppure chi non partecipa mai.
Questa distinzione è importante perché al momento non ci sono ancora prove sufficienti, basate sul contesto britannico, per offrire l’auto-prelievo di routine a tutte le persone eleggibili per lo screening cervicale. Per questo il comitato ha raccomandato un uso mirato e ha previsto la raccolta di ulteriori dati attraverso una valutazione nei servizi reali.
I servizi locali potranno decidere se l’offerta del self-sampling sia utile per la propria popolazione. Questo lascia spazio a interventi diversi a seconda dei territori, delle difficoltà di accesso e delle fasce di popolazione che partecipano meno.
Perché può aiutare chi rimanda lo screening
Il valore del test a casa non sta solo nella comodità. Sta soprattutto nel ridurre alcune barriere che, per molte persone, pesano più di quanto si immagini. Uno screening tradizionale richiede di prenotare, andare in ambulatorio, spogliarsi, sottoporsi a un prelievo intimo e, in alcuni casi, affrontare ansia, vergogna o ricordi spiacevoli.
L’auto-prelievo non risolve ogni problema, ma può rendere il primo passaggio più accessibile. Per alcune persone può essere più discreto, più semplice da organizzare, meno imbarazzante e meno invasivo. È una possibilità in più, non una scorciatoia generica.
La logica è pragmatica: se una parte della popolazione non partecipa allo screening tradizionale, offrire una modalità alternativa può aumentare le probabilità di intercettare infezioni da HPV ad alto rischio e, quando necessario, avviare controlli più approfonditi.
HPV e tumore della cervice: il legame da conoscere
Quasi tutti i tumori della cervice uterina sono collegati a un’infezione persistente da alcuni tipi di HPV. Il Papillomavirus è molto comune e, nella maggior parte dei casi, l’organismo riesce a eliminarlo spontaneamente. Il problema nasce quando l’infezione persiste nel tempo e coinvolge ceppi ad alto rischio.
Lo screening serve proprio a individuare queste situazioni prima che diventino pericolose. Trovare HPV ad alto rischio non significa avere un tumore. Significa che è necessario seguire il percorso indicato, perché in alcune persone il virus può favorire alterazioni cellulari che, se non controllate, potrebbero evolvere negli anni.
Questa è anche la ragione per cui lo screening non dovrebbe essere vissuto solo come un controllo “quando ci sono sintomi”. La prevenzione funziona perché interviene prima, quando spesso non si avverte nulla.
Cosa prevede lo screening nel Regno Unito
Nel Regno Unito lo screening cervicale è raccomandato per le donne e le persone eleggibili tra 25 e 64 anni. Nel 2015 il UK National Screening Committee aveva raccomandato l’offerta dello screening ogni 5 anni, attraverso il test per HPV ad alto rischio.
Nel 2019 il comitato aveva poi raccomandato una maggiore stratificazione del rischio: per esempio, sorveglianza a 12 mesi per le donne positive all’HPV ma negative alla citologia, e richiamo a 12 mesi per chi risulta HPV positiva e citologia negativa all’ultimo screening a 64 anni. Se l’HPV resta presente al controllo successivo, è prevista la valutazione in colposcopia.
Nel 2023 è stato inoltre approvato l’uso della patologia digitale come alternativa alla microscopia ottica per la revisione dei campioni istologici dello screening cervicale. Il percorso, quindi, non è fermo: viene aggiornato nel tempo sulla base delle prove disponibili.
Cosa non bisogna fraintendere
La novità del test a casa può sembrare più semplice di quanto sia. Non è un test “anti-cancro” da fare una volta per sentirsi al sicuro per sempre. Non sostituisce tutti i controlli e non deve essere interpretato come un modo per evitare il medico in caso di risultato positivo o di sintomi.
Sanguinamenti anomali, dolore persistente, perdite insolite o sanguinamento dopo i rapporti non vanno gestiti aspettando lo screening: richiedono una valutazione medica. Lo screening è pensato per persone senza sintomi, come strumento di prevenzione e individuazione precoce del rischio.
Allo stesso modo, un test HPV negativo è rassicurante, ma non significa che non si debbano più seguire gli inviti futuri. La prevenzione funziona quando è regolare, non quando viene fatta una sola volta.
Fonti:
Gov.uk - Cervical cancer