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Il diabete aumenta il rischio di fratture: vero o falso?

Ultimo aggiornamento – 22 marzo, 2018

diabete fratture: aumenta il rischio oppure no?
Indice

Secondo un recente studio, che ha comparato lo stato di salute delle ossa di donne e uomini con e senza diabete, gli individui affetti dal diabete di tipo 2 presentano una maggiore densità ossea, tuttavia corrono un maggiore rischio di fratture delle ossa.

Dunque, il diabete aumenta il rischio di fratture? Sì, soprattutto nella popolazione anziana.

Diabete e fratture: un rischio reale (soprattutto per l’anca)

Le fratture osteoporotiche rappresentano un problema significativo di salute pubblica. Sebbene secondo le ricerche una donna su due e un uomo su quattro di circa cinquant’anni sia andato incontro a una lieve frattura durante la sua vita, non si può negare che il rischio aumenti negli adulti affetti da diabete di tipo 2.

Insomma, il rischio di frattura è ancora più significativo in questi casi: si è infatti osservato che nella popolazione generale, il 20% dei pazienti muore nel primo anno dopo la frattura all’anca, a causa di complicazioni riguardanti la mobilità, le complicazioni post operatorie, la scarsa riabilitazione, il dolore, la depressione e il decadimento delle funzioni fisiche.

Non solo. Negli ultimi 50 anni, si è registrato un enorme incremento di pazienti diabetici dopo i 75 anni e il conseguente aumento dei casi di fratture alle ossa. Proprio per questo motivo, si è sentita la necessità di eseguire degli interventi per prevenire le fratture nei pazienti più anziani affetti da diabete di tipo 2. Lo studio, pubblicato sul Journal of Bone and Mineral Research, è il frutto della necessità di comprendere i meccanismi che risiedono dietro la fragilità ossea negli anziani con diabete di tipo 2, per poter in seguito sviluppare delle strategie cliniche preventive efficaci.

Insomma, gli anziani affetti da diabete di tipo 2 tendono ad avere una densità ossea normale o maggiore rispetto alla norma, a differenza di coloro che non soffrono di diabete. Questo dato, tuttavia, non deve essere fuorviante: maggiore densità ossea non significa più protezione e salute del sistema scheletrico!

Obiettivo: sviluppare strategie di prevenzione

Lo studio ha considerato numerosissime variabili, tra le quali non solo la struttura delle ossa, ma anche la densità, l’area dell’osso e la forza ossea sia nei pazienti affetti da diabete di tipo 2, sia nei soggetti sani. Con delle analisi secondarie, sono state valutate le eventuali associazioni tra misura delle ossa, diabetici e altre variabili, come sesso, obesità e prima frattura.

I partecipanti allo studio sono stati 1069, esaminati per un periodo di circa sei anni in tutto e sottoposti alla tomografia computerizzata quantitativa periferica ad alta risoluzione (HR-pQCT) per la valutazione della salute ossea. L’età dei soggetti era compresa tra 40 e 87 anni.

Le ricerche di questa portata, basate su uno studio della comunità di adulti più anziani, hanno suggerito che un modesto deterioramento nell’osso corticale e le riduzioni dell’area ossa possono essere caratterizzate dalla presenza del diabete.
In particolare, i pazienti presentano un indebolimento della struttura dell’osso corticale, cioè della parte di tessuto più densa che ricopre la superficie ossea. Proprio quest’alterazione della microarchitettura ossea renderebbe il sistema scheletrico più fragile.

Tuttavia, sono necessarie altre valutazioni di questo deficit come metodo predittivo delle fratture nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 per sviluppare strategie di prevenzione, proprio perché negli ultimi tempi si sta assistendo ad un rapido aumento della popolazione più anziana (e diabetica!).

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