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Il diabete nelle donne è diverso e vi spieghiamo il perché

Redazione

Ultimo aggiornamento – Luglio 10, 2019

Il diabete nelle donne è diverso e vi spieghiamo il perché

In collaborazione con


A cura del Comitato Scientifico AIDM.


Si sente tanto – ahimè – parlare di diabete. Nel mondo sono milioni le persone colpite dal diabete di tipo 2 (parliamo di più dell’8% della popolazione) e i tassi sembrano essere in forte crescita.

Obesità, sedentarietà, predisposizione genetica, alimentazione non equilibrata. Questi sono i principali fattori di rischio.

Ma se da una parte esistono, innegabilmente, degli elementi comuni a tutti i pazienti che presentano il disturbo, dall’altra è bene cogliere anche le differenze tra le etnie, le età e, non meno, il sesso.

Ed è a proprio per far luce sulle sfumature del diabete che abbiamo rivolto alcune domande alle Specialiste della Associazione Italiana Donne Medico.

Diabete nelle donne: quali sono i rischi e le complicanze più frequenti? 

Il diabete nelle donne si manifesta con caratteristiche diverse rispetto agli uomini. La patologia è la stessa, ma presenta differenze caratteristiche legate proprio al genere che la medicina sta cercando negli ultimi anni di studiare.

Le donne con diabete hanno un maggiore rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, come coronaropatia e ictus, rispetto agli uomini diabetici. Negli ultimi anni, la mortalità cardiovascolare si è progressivamente ridotta, grazie alla prevenzione e alle innovazioni nelle cure, ma le donne con diabete ne hanno beneficiato meno degli uomini.

La donna non diabetica durante l’età fertile è protetta nei confronti di queste malattie dagli ormoni femminili; purtroppo, il diabete annulla questo privilegio e la donna si ammala di malattie cardiovascolari 4-5 volte di più. Dopo la menopausa, vi è un ulteriore progressivo incremento nella donna diabetica di queste complicanze. La donna vive più a lungo dell’uomo, ma con una qualità di vita peggiore soprattutto a causa di queste complicanze.

Al contrario, sia la neuropatia diabetica che la retinopatia compaiono più tardivamente nelle donne rispetto agli uomini. Nel caso della nefropatia, invece, meno evidenti sembrano essere le differenze di genere.

Dai dati estratti dalle cartelle cliniche dei centri diabetologici italiani (ANNALI AMD) risulta che le donne diabetiche hanno un compenso peggiore rispetto agli uomini, e questo sembra condizionare maggiormente il rischio di ictus.

Anche la diversa distribuzione del grasso corporeo, che può portare a obesità addominale, è un fattore di rischio di malattie cardiovascolari riscontrabile più spesso tra le donne che tra gli uomini.

Altri fattori di rischio che concorrono alla maggiore vulnerabilità delle donne con diabete rispetto al rischio cardiovascolare sono: ipertensione, elevati livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) e trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL (il colesterolo buono), una maggiore tendenza all’iper-coagulabilità del sangue, tutte condizioni che possono favorire il verificarsi di patologie trombotiche.

Le cause di questi esiti peggiori non sono del tutto chiare; potrebbe dipendere da una serie di fattori non legati strettamente al sesso e agli ormoni, ma a componenti socio culturali molto studiati dalla Medicina di Genere, quali una minor possibilità di seguir le cure con costanza e di dedicarsi a sé, per dare priorità invece agli impegni familiari, e la diversa risposta ad alcuni tipi di farmaci.

Ci sono poi due momenti che caratterizzano la vita della donna e che richiedono un’attenzione in più: la menopausa e la gravidanza.

La menopausa rappresenta una fase delicata in cui le modifiche ormonali rendono la donna più predisposta ali problemi metabolici, a maggior ragione se è già diabetica. Un altro momento potenzialmente critico è la gravidanza. Dobbiamo distinguere due diverse condizioni: una gravidanza in una donna non diabetica – che sviluppa il diabete durante la gestazione – e una gravidanza in una donna già diabetica nota.

La prima condizione si manifesta perché la gravidanza comporta una serie di modificazioni ormonali per favorire l’accrescimento del feto, che hanno un effetto potenzialmente diabetogeno. Si parla di diabete gestazionale, condizione che si manifesta in modo evidente al terzo trimestre di gravidanza, ma che può essere già diagnosticata alla fine del primo trimestre in donne più a rischio.

Sono predisposte donne che hanno una familiarità importante per il diabete (parenti di primo grado diabetici), ma anche donne obese, con alterazioni del metabolismo glucidico in precedenti gravidanze, di età >35 anni. La diagnosi si conferma con una curva da carico orale di glucosio tra al 24 a e 28° settimana e, nelle casi più a rischio, anche tra la 14° e la 18 ° settimana.

Le conseguenze per il feto e per la madre sono importanti ed è indispensabile prevenirle con un continuo monitoraggio dei valori glicemici, del peso materno e dell’accrescimento fetale.

Invece, nella donna già diabetica che inizia una gravidanza è fondamentale una programmazione del concepimento, che deve avvenire con un ottimo compenso glicometabolico.

La paziente poi dovrà impegnarsi durante tutta la gravidanza con un controllo costante delle glicemie, ma ci sono attualmente ausili farmacologici e nuove tecnologie che possono aiutarla.

Le donne che hanno sofferto di diabete durante la gravidanza e che ritornano a livelli normali di glicemia dopo la nascita del bimbo devono adottare uno stile di vita sano per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari più avanti negli anni, anche se non hanno più sofferto di diabete.

Osteoporosi e diabete: esiste un legame?

Diversi studi hanno ampiamente dimostrato che esiste un nesso tra diabete e osteoporosi, il meccanismo responsabile è particolarmente complesso e non ancora del tutto chiarito.

Il diabete è un importante fattore di rischio per alterazioni della massa ossea e questi pazienti mostrano un rischio doppio di incorrere in fratture. Diverso è poi il profilo di rischio a seconda del tipo di diabete, perché differente risulta essere il meccanismo con cui la patologia influisce sul metabolismo delle ossa nei due tipi di diabete.

Normalmente, il tessuto osseo è sottoposto a un continuo processo di riassorbimento e produzione: nel diabete di tipo 1 è alterata la capacità dell’osso di formare nuovo tessuto e la mancanza di neoformazione comporta un depauperamento osseo; nel diabete di tipo 2, invece, la massa ossea spesso è normale, ma a essere compromessa è la qualità dell’osso.

L’eccesso di zuccheri nel sangue, infatti, si lega alle proteine delle fibre collagene, formando un agglomerato gelatinoso denso poco resistente e particolarmente fragile. L’insulina influenza positivamente il metabolismo osseo, poiché ne riduce il riassorbimento, mentre l’insulino-resistenza può provocare una serie di alterazioni metaboliche che hanno effetti negativi sull’osso e che possono favorire l’osteoporosi.

L’obesità poi gioca certamente un ruolo, in particolare nel diabete di tipo 2: recenti evidenze hanno suggerito che l’influenza del tessuto adiposo sull’osso induce un riassorbimento osseo, danneggiando cosi la salute dello scheletro.

Anche la durata del diabete è un altro elemento rilevante: nelle giovani donne con diabete di tipo 1 da almeno 5 anni, il rischio di fratture aumenta di 12 volte rispetto alle donne non diabetiche.

Quali consigli è bene seguire se si è donne e si soffre di diabete tipo 2?

Il diabete mellito tipo 2 è causato da un deficit parziale di secrezione insulinica, che in genere progredisce nel tempo, ma non porta mai a una carenza assoluta di ormone, e che si instaura spesso su una condizione, più o meno severa, di insulino-resistenza su base multifattoriale.

Compare in entrambi i sessi prevalentemente in età adulta. Una sana alimentazione e un’attività fisica regolare sono i due capisaldi della terapia del diabete, sia nell’uomo che nella donna.

È importane che la donna con DM2, consapevole del suo aumentato rischio di complicanze cardiovascolari, fin dall’esordio della malattia attui un cambio nel stile di vita e metta in atto tutte le misure per controllare la malattia.

Una dieta equilibrata prevede un apporto calorico controllato, contiene cereali integrali, legumi, verdura, carne bianca, pesce. L’apporto di carne rossa e formaggi deve essere ridotto, evitata la carne processata (salumi).

Naturalmente, il diabete richiede un ridotto apporto di zuccheri semplici, quindi possibilmente evitare i dolci, ma attenzione anche all’eccesso di frutta, che contiene uno zucchero semplice, il fruttosio. L’introito di sale andrà ridotto e l’idratazione dovrà essere adeguata (almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno).

Molto importante è un’attività fisica quotidiana, sotto forma anche di semplici passeggiate di almeno 30 minuti tutti i giorni. Le donne, tuttavia, considerando la maggiore predisposizione e la maggior frequenza di sovrappeso e obesità, hanno bisogno di un’attività fisica più intensa, frequente e regolare.

Ricordarsi di assumere correttamente i farmaci del diabete e quelli che  aiutano a controllare i fattori di rischio cardiovascolari  associati al diabete, quali ipertensione arteriosa, alti livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) nel sangue e, naturalmente, di monitorare con costanza il compenso del diabete e le possibili complicanze, con controlli cadenzati del fundus oculi, elettrocardiogramma, della microalbuminuria e del filtrato glomerulare (che spesso nella donna diabetica è il primo marcatore di una possibile complicanza renale).

Importante è anche l’esame del piede, l’adeguata scelta della calzatura al fine di prevenire ulcere e piede diabetico. Il monitoraggio glicemico domiciliare dovrà essere effettuato secondo indicazioni date dal proprio medico in base al tipo di trattamento e al grado di compenso.

Le donne con diabete devono ricevere una terapia educazionale strutturata e in continuo che prevede il corretto uso dei dispositivi per il monitoraggio glicemico e per la somministrazione delle terapie.


L’Associazione Italiana Donne Medico (A.I.D.M.) è un’associazione apartitica e aconfessionale e senza fini di lucro.
Fondata nel 1921 a Salsomaggiore Terme e riconosciuta nel 1922 a Ginevra, dal Bureau Internazionale, è membro della “Medical Women’s International Association” (M.W.I.A.).

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