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Osteoporosi

Ortopedia e traumatologia
Osteoporosi

Cosa è l'osteoporosi

Osteoporosi significa letteralmente “porosità dell’osso” e indica, in realtà, una condizione anomala sia della qualità dell’osso (cioè della sua architettura) che della sua quantità (massa ossea).

In definitiva questo porta ad avere una significativa diminuzione della resistenza dell’osso e quindi lo mette maggiormente a rischio di frattura (di rompersi); l'osteoporosi è asintomatica, per lo meno fino a quando non causa fratture ossee e quindi dolore e tutto ciò che ne consegue.

La causa non è solo lo scarso assorbimento di calcio (che può anche non esserci) ma anche altro come poi viene successivamente indicato; la densitometria è l'esame che meglio di tutti quantifica il rischio di frattura e va eseguito non solo in base all'età avanzata ma anche in base alla presenza di fattori di rischio; l'assenza di carico sulle ossa e quindi l'immobilità prolungata sembra avere un ruolo importante nella genesi dell'osteoporosi.

Sintomi dell'orseoporosi

L'osteoporosi è asintomatica (ossia non comporta l'insorgenza di sintomi) e, pertanto, il progredire della patologia è assolutamente silente.

I sintomi si avranno quando “sarà troppo tardi” cioè quando un osso si fratturerà: a seguito della frattura lo specialista si potrà porre delle domande e, a seguito di accertamenti specifici, sarà in grado di diagnosticare la osteoporosi e quindi la frattura da fragilità.

Inoltre, alcune fratture osteoporotiche possono sfuggire al controllo per anni, se non causano sintomi.

Cause dell'osteoporosi

Le cause dell'osteoporosi possono avere una natura genetica, essere congenite o dipendere da altri fattori. Tra le cause più comuni:

  • età
  • genere (femminile)
  • familiarità (frattura dell’anca nei genitori)
  • presenza di frattura vertebrale o di osteopenia evidenziate alla radiografia
  • uso protratto (per più di tre mesi) di terapie corticosteroidee o impiego di farmaci in grado di contribuire alla perdita della massa ossea (es. inibitori delle aromatasi nelle donne con carcinoma della mammella; terapia di deprivazione androgenica negli uomini con carcinoma della prostata, eccesso di ormoni tiroidei, ecc.)
  • abuso di bevande alcoliche
  • fumo di sigaretta
  • artrite reumatoide
  • patologie endocrine (morbo di Cushing, ipertiroidismo non controllato, iperparatiroidismo primitivo, ipogonadismo, menopausa precoce, diabete mellito), da alcune patologie dell’apparato gastro-intestinale (celiachia, malattie infiammatorie intestinali, interventi di chirurgia dell’obesità, malassorbimeto)
  • magrezza eccessiva
  • perdita di peso superiore al 10% dall’età di 25 anni
  • immobilità protratta.

Conseguenze della osteoporosi

Le conseguenze dell'osteoporosi derivano direttamente dalla fragilità ossea e dalle relative fratture, che possono avvenire anche per traumi banali o spontaneamente (in assenza di traumi!).

É possibile osservare un rallentamento dei tempi di guarigione di una “normale” frattura. L’allettamento prolungato è un grave rischio soprattutto se si devono affrontare delle fratture vertebrali, con tutte le conseguenze della terapia ed assistenza domiciliare.

Una frattura da osteoporosi a sua volta rappresenta un importante fattore di rischio per una seconda frattura: chi avrà una frattura da fragilità avrà una altissima possibilità che nell’arco dello stesso anno si possa verificare una seconda frattura.

Un nuovo algoritmo messo a punto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità permette di calcolare tale rischio a 10 anni (FRAX), algoritmo che in Italia è stato ulteriormente implementato e semplificato (società scientifiche SIOMMMS - SIR), così da poter essere utilizzato nella comune pratica clinica (DeFRA - defra-osteoporosi.it).

Trattamento per l'osteoporosi

L'obiettivo del trattamento dell'osteoporosi è la riduzione del rischio di fratture e l'aumento della densità ossea. Il miglior trattamento possibile è la prevenzione, soprattutto con lo stile di vita: costruire delle ossa sane e robuste durante gli anni dell’adolescenza e proseguire per tutta la vita tenendo sotto controllo i fattori di rischio e adottando tutte le misure che favoriscano la salute dell’osso, serve a proteggere dall’osteoporosi.

L’impoverimento dell’osso comincia inevitabilmente intorno ai trent’anni, ma nelle donne subisce un’accelerazione dopo la menopausa, pertanto migliore sarà la qualità dell’osso a quell’età, più lento sarà il suo impoverimento.

Una serie di misure generali aiutano a contrastare l’osteoporosi:

  • seguire una dieta ricca di frutta e verdura, che preveda anche un adeguato apporto di calcio (circa 1000 milligrammi al giorno nei primi 8 anni di vita, 1600 mg tra i 9 e i 17 anni, 1100 mg tra i 18 e i 30 anni. 1000 mg al giorno per gli uomini di 50-70 anni, 1200 mg al giorno per le donne al di sopra dei 50 anni e per gli uomini al di sopra dei 70 anni), attraverso l’assunzione di latte, yogurt, formaggi, alimenti arricchiti di calcio, acque minerali ricche di calcio
  • limitare l’assunzione di sale
  • adeguata assunzione di vitamina D (800-1000 UI/die) e ricorrere se necessario a supplementi vitaminici al di sopra dei 50 anni o in presenza di carenza di vitamina D
  • esporsi ogni giorno al sole (per almeno 10 minuti), ciò garantisce un corretto apporto di vitamina D da parte della pelle
  • fare attività fisica regolare per rinforzare i muscoli, migliorare l’agilità, la postura e l’equilibrio. Ciò garantisce un “irrobustimento” delle ossa
  • non fumare
  • moderare l’assunzione di bevande alcoliche
  • sottoporsi agli esami clinici e radiografici quando indicato
Un trattamento anti-osteoporosi va instaurato:

  • in chi abbia presentato una frattura dell’anca o vertebrale a rischio
  • in presenza di T-score ≤ 2,5 a livello del collo femorale o delle vertebre lombari
  • nelle donne in post-menopausa e negli uomini con più di 50 anni che presentino osteopenia (T-score compreso tra -1,0 e -2,5)
I trattamenti per l’osteoporosi comprendono:

  • farmaci antiriassorbitivi come i bifosfonati
  • SERM (modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni), la terapia ormonale sostitutiva
  • farmaci anabolici
  • farmaci con doppio meccanismo d’azione (antiriassorbitivi e anabolici contemporaneamente)
  • anticorpi monocolonali
Il trattamento viene effettuato in genere per 3-5 anni consecutivi. Sarà in seguito il medico, sulla base delle caratteristiche individuali del paziente, a decidere se protrarlo ulteriormente.

Come si diagnostica l'osteoporosi

La diagnosi di osteoporosi si avvale di diversi strumenti:

  • ricerca di eventuali fattori di rischio
  • valutazione di possibili cause di osteoporosi secondaria (ad esempio cause endocrine o terapie prolungate)
  • MOC (mineralometria ossea computerizzata) e anche densitometria ossea o DEXA (Dual Energy X-ray Absorptiometry): questo test, che è fondamentale, confronta la "densità" delle ossa del paziente con quelle di un adulto medio. Il risultato di questo rapporto è il cosiddetto T-score, espresso in deviazioni standard (DS), che descrive la densità delle ossa del paziente a livello della colonna e dell’anca e di come questa si allontana da quella considerata normale in un giovane adulto dello stesso sesso e razza. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un T-score inferiore a 2,5 DS (-2,5) è indicativo di osteoporosi, mentre un risultato compreso tra -1 e -2,5 DS è indicativo di osteopenia (impoverimento della densità ossea ma non ancora “patologico”). Questo esame andrebbe effettuato in tutte le donne oltre i 65 anni e negli uomini oltre i 70 anni; nelle donne tra i 50 e i 69 anni va effettuato a seconda del profilo di rischio della paziente
  • morfometria vertebrale: è una metodica di misurazione delle altezze (anteriore, centrale e posteriore) dei corpi vertebrali dei tratti dorsale e lombare della colonna vertebrale. Può essere eseguita su un apparecchio radiografico tradizionale (RX)
  • esame radiografico della colonna vertebrale (proiezione laterale): viene consigliato alle donne al di sopra dei 70 anni e agli uomini al di sopra degli 80 anni; è altresì indicato in tutte le persone che abbiano subito negli anni una riduzione di altezza pari o superiore ai 4 cm, nelle donne e negli uomini oltre i 50 anni che abbiano presentato una frattura in seguito a trauma di bassa entità, nelle donne al di sopra dei 65 anni e negli uomini al di sopra dei 70 anni con un T-score pari o inferiore a  -1,5.
Dr. Giorgio Rotundo Medico Chirurgo
Dr. Giorgio Rotundo
chirurgo della spallamedico legale

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