Il sale “invisibile” che si mangia ogni giorno: cosa potrebbe cambiare per cuore e pressione

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 29 Gennaio, 2026

tagliere di formaggi e pane

Agire sul contenuto di sale degli alimenti più comuni, senza chiedere alle persone di rivoluzionare la propria dieta: è questa la direzione di alcune strategie di salute pubblica che puntano a intervenire direttamente sulla composizione dei prodotti più consumati.

Due studi pubblicati su Hypertension hanno stimato che una piccola diminuzione del sodio in prodotti come pane, cibi confezionati e pasti da asporto potrebbe prevenire migliaia di casi di malattie cardiovascolari, con benefici misurabili sulla pressione arteriosa e sui ricoveri.

Il sodio non arriva solo dal sale aggiunto: dove si nasconde davvero

Quando si parla di “troppo sale”, il problema raramente è la quantità aggiunta a tavola. Nella maggior parte dei casi, l’eccesso di sodio deriva da alimenti di uso quotidiano, soprattutto quelli trasformati: pane e prodotti da forno, formaggi, snack, carni lavorate e piatti pronti. Si tratta di cibi che entrano nella routine alimentare in modo costante, spesso senza essere percepiti come “salati”.

Il sodio, infatti, viene utilizzato anche per conservare, migliorare consistenza e sapore, rendendo difficile accorgersi dell’accumulo giornaliero. È proprio questo aspetto a rendere interessante un approccio diverso: non chiedere alle persone di rinunciare a determinati alimenti, ma ridurre gradualmente il sodio “a monte”, nella composizione dei prodotti.

Perché anche piccole riduzioni possono pesare sulla salute cardiovascolare

Il legame tra sodio e pressione arteriosa è ben documentato, un’assunzione eccessiva favorisce l’ipertensione, una condizione che aumenta il rischio di infarto, ictus e insufficienza renale cronica. La pressione alta tende a danneggiare nel tempo i vasi sanguigni, contribuendo a eventi cardiovascolari anche gravi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di restare sotto i 2.000 mg di sodio al giorno, equivalenti a circa 5 grammi di sale, ma in molti Paesi la media supera questa soglia. In questo scenario, anche un taglio apparentemente modesto può diventare rilevante: su milioni di persone, un cambiamento minimo nella pressione media può tradursi in un numero importante di eventi evitati.

Il caso del pane: in Francia la riduzione può avvenire senza “stravolgere” la dieta

Uno dei punti più interessanti emersi dalle ricerche riguarda il pane, alimento centrale nella dieta di molte popolazioni. In Francia, un team dell’Agenzia Nazionale di Sanità Pubblica ha valutato l’impatto della riduzione del sale nelle baguette e in altri prodotti da forno, utilizzando dati nazionali e modelli matematici.

Le stime indicano che una riformulazione graduale potrebbe abbassare l’assunzione giornaliera di sale di circa 0,35 grammi a persona, senza cambiare la quantità di pane consumata. A livello di popolazione, questo si tradurrebbe in risultati concreti: una riduzione dello 0,18% dei decessi annui, pari a circa 1.186 morti in meno ogni anno. Previsti anche meno ricoveri per cardiopatia ischemica (−1,04%) e per ictus, sia emorragico (−1,05%) sia ischemico (−0,88%).

Il dato chiave è che la diminuzione sarebbe sostanzialmente “invisibile”: non richiederebbe una scelta attiva del consumatore e potrebbe avvenire senza impatto evidente sul gusto percepito.

Prodotti confezionati e take-away: nel Regno Unito il beneficio può essere ancora più ampio

Un secondo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Oxford, ha analizzato quanto sodio arrivi da alimenti confezionati e pasti da asporto nel Regno Unito. La modellazione ha incluso 84 categorie di prodotti (come pane, formaggi, carni e snack) e 24 tipologie di piatti take-away, tra cui hamburger e pizza.

Se gli obiettivi nazionali di riduzione del sale venissero pienamente raggiunti, l’assunzione media giornaliera scenderebbe da 6,1 grammi a 4,9 grammi, cioè un calo del 17,5%. Nel lungo periodo, l’impatto stimato sarebbe rilevante: circa 103.000 casi in meno di cardiopatia ischemica e 25.000 ictus ischemici evitati nell’arco di 20 anni.


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Una prevenzione che non dipende dalla “forza di volontà”

I due studi convergono su un punto: rendere più sani gli alimenti di largo consumo può essere una leva efficace perché non si basa sulla modifica del comportamento individuale, spesso difficile da mantenere nel tempo. 

In pratica, l’intervento sposta il focus dalla singola persona al contesto alimentare, rendendo più semplice ridurre l’assunzione di sodio senza dover contare ogni giorno grammi e porzioni.

L’intervento avviene in modo automatico, con un potenziale vantaggio anche in termini di equità: i benefici possono raggiungere fasce di popolazione diverse, indipendentemente da livello di istruzione o accesso a percorsi di prevenzione.

Ridurre il sodio in pane, prodotti confezionati e cibi da asporto può rappresentare una strategia concreta per abbassare la pressione media della popolazione e ridurre il carico di infarti e ictus. Piccoli cambiamenti, se applicati su larga scala, possono trasformarsi in migliaia di eventi evitati, senza chiedere alle persone di rivoluzionare la propria dieta.

Fonti

  • Hypertension- Reducing sodium in everyday foods may yield heart-health benefits across populations
  • Hypertension - From French Gastronomy to Cardiovascular Health: Cutting Salt in the Baguette Has Saved Thousands of Lives in France
  • Hypertension - Estimating the Potential Impact of the 2024 UK Salt Reduction Targets on Cardiovascular Health Outcomes and Health Care Costs in Adults: A Modeling Study
  • OMS – Sodium reduction
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