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Curare il diabete di tipo 1? Il futuro è in una pillola

Ultimo aggiornamento – 14 settembre, 2017

Diabete di tipo 1: ecco una nuova cura
Indice

Solo in Italia, i pazienti che soffrono di diabete di tipo 1 sono oltre 300 mila. Nel mondo ne sono colpiti 29 milioni di persone ma il fenomeno è in continua crescita. Per loro, però, le opzioni terapeutiche sembrano essere assai scarse. La cura con l’insulina, infatti, è l’unica alternativa possibile.

Dal congresso europeo Easd, la società europea per la cura del diabete, sembrano arrivate importanti novità: pillole di Sotagliflozin si candidano infatti a divenire nuovi e promettenti farmaci anti-diabete.

Diabete di tipo 1: facciamo chiarezza

Come sappiamo, il diabete è una malattia caratterizzata dalla presenza di quantità eccessive di glucosio nel sangue. Tale eccesso può essere causato da una produzione insufficiente di insulina – l’ormone che regola appunto il livello di glucosio nel sangue -, così come da una sua azione inadeguata.

In particolare, nel diabete di tipo 1 il pancreas non è in grado di produrre insulina a causa della distruzione delle beta-cellule, atte alla produzione di questo ormone necessario per smaltire gli zuccheri assunti con l’alimentazione. La causa di questa patologia, purtroppo, non è ancora stata definita nei dettagli.

I sintomi, però, sono noti e ben riconoscibili e variano in base ai livelli di glicemia nel sangue. Tra questi, indichiamo:

  • Aumento della sete e della fame
  • Incremento della diuresi
  • Stanchezza
  • Dolori addominali
  • Perdita di peso

La cura di diabete di tipo 1 è una sola: l’assunzione di insulina, per via sottocutanea, che implica disagi nella qualità di vita del paziente.

La cura del diabete di tipo 1: una pillola per diminuire l'insulina

Qualcosa sta cambiando? Vediamolo insieme.

Lo studio: una pillola per diminuire le dosi di insulina

Nei giorni scorsi a Lisbona sono stati presentati i risultati dell’importante studio che ha analizzato 1402 pazienti con diabete di tipo 1 reclutati da 133 centri di ricerca dislocati in 19 Paesi del mondo e in cura con l’insulina per verificare se aggiungendo il farmaco Sotagliflozin al dosaggio di 400 mg al giorno – o placebo nell’altro gruppo – si potevano ottenere risultati aggiuntivi. Gli esiti sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

«Il farmaco, che è una pillola che si somministra per via orale a colazione, è riuscito ad abbassare la glicemia e l’emoglobina glicata di quasi un punto – spiega Paolo Pozzilli, del policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma, come spiegato da Repubblica.itpermettendoci di ridurre la dose di insulina del 30 per cento con i boli, con la diminuzione conseguente di complicanze nel lungo periodo».

I pazienti che hanno partecipato al trial clinico, grazie all’assunzione di questa compressa, hanno registrato dunque una significativa riduzione del fabbisogno insulinico e un notevole miglioramento nei livelli dell’emoglobina glicata, che rivela un buon controllo del metabolismo: in particolare, il farmaco è riuscito ad abbassare la glicemia e a mantenerla stabile nonostante, nel contempo, fosse stato ridotto loro l’apporto d’insulina.

«Questo – aggiunge Pozzilli – può significare un minor rischio di complicanze a lungo termine». Non solo: il Sotagliflozin si è rivelato anche efficace nel ridurre le ipoglicemie, favorire la perdita di peso e controllare la pressione arteriosa nei soggetti in cui risultava essere elevata.

La pillola battezzata come sugar-killer sarà con tutta probabilità disponibile in commercio entro un anno. Attenzione, però. Come spiegato dal New England, si tratta di un farmaco aggiuntivo all’insulina e non di un suo sostituto!

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