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L’importanza della prevenzione dei tumori, una storia che viene dalla Basilicata

Ultimo aggiornamento – 10 Giugno, 2010

Da diversi decenni, a causa dell’incremento della mortalità legata al cancro si è iniziato a parlare di prevenzione. L’aumento dell’incidenza – si legge sul sito dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) – è legata soprattutto all’allungamento della vita media e al cambiamento dello stile di vita.

I fattori che causano il cancro sono diversi ma i principali sono noti a tutti: il fumo, l”alimentazione scorretta e altre cause tra cui virus, radiazioni e ormoni. Per questo l’approccio alla prevenzione  deve tenere conto di tutti questi elementi.

L’Airc distingue tra una prevenzione primaria, una secondaria e una terziaria.

La primaria riguarda l’alimentazione e più in generale lo stile di vita e ne previene l’insorgenza. La secondaria (diagnosi precoce) e la terziaria (la prevenzione delle recidive) intervengono, invece, quando la malattia è già presente.

Oggi vogliamo occuparci di un caso di diagnosi precoce di tumore al seno.  È la storia della signora Maria che, grazie a una campagna di prevenzione promossa dalla Regione Basilicata, ha potuto scoprire in fase precoce e curare in tempo un cancro molto aggressivo. Oggi Maria ha 71 anni, ne aveva 62 all’epoca dei fatti.

Maria come è nato questo controllo? aveva dei sintomi?

“Il controllo faceva parte di una campagna di prevenzione che la Regione Basilicata porta avanti da almeno 10 anni in base alla quale tutte le donne oltre i 30 anni vengono chiamate una volta ogni due anni a fare un pap test, e tutte le donne oltre i 50 vengono chiamate a fare una mammografia presso strutture pubbliche. Si tratta quindi di esami gratuiti. Io non avevo alcun sintomo, né ci pensavo minimamente”.

Ci può descrivere il suo percorso?

“Il controllo fu fatto a novembre 2000, la mammografia dette purtroppo esito positivo per un nodulo minuscolo, invisibile ad occhio nudo e anche – a quanto ci dissero – a una eventuale ecografia o palpazione. Quindi fui richiamata per fare un’altra mammografia di verifica dopo nemmeno 20 giorni dalla prima, quindi intorno al 20 dicembre 2000. A gennaio 2001 mi chiamarono per il ricovero”.

A chi si è rivolta?

“Alla struttura pubblica che mi aveva fatto fare la mammografia: Ospedale San Carlo di Potenza”.

Dove e che tipo di analisi ha fatto? Come è stato l’intervento? Con che regolarità prosegue nei controlli?

“Ho fatto tutte le analisi presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, che ha costituito una sorta di reparto apposta per la diagnosi e la prevenzione. Dopo gli accertamenti le pazienti vengono smistate, eventualmente, al reparto di Chirurgia senologica. Ho fatto, come dicevo, due mammografie; poi quando sono stata ricoverata (gennaio 2001) per l’intervento ho fatto tutte le analisi di routine per un intervento chirurgico, più alcune analisi specifiche, tese ad individuare con precisione il luogo ove era situato il nodulo. Durante l’intervento (quadrantectomia, quindi con preservazione della mammella) è stata fatta la biopsia del nodulo, e trattandosi purtroppo di un nodulo maligno mi sono stati asportati anche alcuni linfonodi del cavo ascellare.
Dopo l’intervento sono stata indirizzata al Reparto Oncologia, nel quale ho fatto in day hospital la chemioterapia (12 o 15 sedute in tutto) e la radioterapia (una decina di applicazioni). La cura è terminata a settembre 2001, e da allora ho fatto periodici controlli. Per i primi sei anni i controlli erano semestrali, e prevedevano scintigrafia ossea, mammografia ed ecografia bilaterale, eco-addome ed eco-pelvica, analisi del sangue con ricerca dei markers tumorali, schermografia dei polmoni. Da tre anni circa i controlli sono diventati prima uno ogni 8-10 mesi, poi annuali e prevedono solo le analisi del sangue e mammografia con ecografia bilaterale delle mammelle”.

Che cosa sarebbe successo se non avesse fatto la mammografia di controllo?

“Trattandosi di una delle forme più “cattive” di tumore, se non avessi fatto la mammografia della campagna di prevenzione me ne sarei accorta credo uno o due anni dopo alla palpazione, e sarebbe stato con ogni probabilità troppo tardi”.

Come valuta la sua esperienza presso l’ospedale che l’ha seguita?

“Ottima da tutti i punti di vista: sono stata seguita da personale di grande professionalità e competenza, sia per l’intervento che per la terapia oncologica. E questo non solo da parte di medici e primari, ma anche da parte del personale paramedico. In particolare presso il reparto oncologia, dove si faceva la chemioterapia, c’era del personale molto preparato e di grande spessore umano, in grado di comprendere lo smarrimento e le difficoltà non solo dei pazienti ma anche delle loro famiglie”.

Quanto è importante la prevenzione?

“Sulla base della mia esperienza, è fondamentale. E il fatto che derivi non da iniziative personali, ma da una precisa politica di prevenzione pubblica regionale, è di enorme importanza. Il personale che cura le “chiamate” invia lettere di invito con la fissazione di appuntamenti precisi e con l’indicazione di un numero verde a cui si può chiamare per fissare eventualmente un appuntamento diverso. Nel caso in cui non si risponda alla prima chiamata, il personale addetto chiama a telefono. E questo avviene per il 100% del campione della popolazione regionale femminile interessata.
Attualmente la Regione Basilicata fa campagne di prevenzione, con gli stessi sistemi, per prevenire il tumore al seno, i tumori del collo dell’utero (pap test), i tumori alla prostata e il papilloma virus, con vaccinazione delle adolescenti nell’età prescritta.

Partendo dalla sua esperienza che cosa può consigliare alle altre persone?

“Di rispondere sempre alle chiamate dove esistano campagne preventive e, se non ce ne sono nella propria Regione, di prendere iniziative personali”.

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