Melograno e cuore: un composto prodotto dall’intestino potrebbe proteggere le arterie

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 03 Maggio, 2026

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Un composto prodotto dai batteri intestinali a partire dai nutrienti del melograno potrebbe avere un effetto protettivo sul sistema cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Cardiff, che ha analizzato il comportamento di alcune molecole derivanti dai polifenoli presenti nel frutto.

Il punto centrale della ricerca riguarda una sostanza chiamata urolitina A. Questa molecola non è contenuta direttamente nel melograno, ma si forma quando il microbiota intestinale trasforma alcuni composti del frutto, in particolare il punicalagina. A differenza di quest’ultimo, che viene assorbito solo in minima parte dall’organismo, le urolitine riescono a entrare nel circolo sanguigno e a interagire con i tessuti.

Secondo i ricercatori, è proprio questa trasformazione a determinare gli effetti biologici più rilevanti, spostando l’attenzione dal cibo in sé al modo in cui viene metabolizzato dall’organismo.

Effetti sulle arterie e sulle placche

Gli esperimenti condotti in laboratorio su cellule umane e modelli animali indicano che l’urolitina A può influire su diversi meccanismi coinvolti nello sviluppo dell’aterosclerosi, la condizione alla base della maggior parte di infarti e ictus.


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In particolare, la molecola sembra ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione, due fattori chiave nella formazione delle placche nelle arterie. Allo stesso tempo, limita il movimento delle cellule immunitarie verso le pareti dei vasi sanguigni e diminuisce l’accumulo di colesterolo all’interno dei macrofagi, cellule che contribuiscono alla crescita delle placche.

Nei test effettuati su topi alimentati con una dieta ricca di grassi, il trattamento con urolitina A per dodici settimane ha portato alla formazione di placche più piccole e meno infiammate. Un dato significativo riguarda anche la loro stabilità: nei soggetti trattati, le placche contenevano più cellule muscolari lisce e collagene, elementi che le rendono meno soggette a rottura, evento che spesso precede infarti e ictus.

Un aspetto rilevante è che questi effetti si sono verificati senza una riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue, suggerendo un meccanismo d’azione diverso rispetto a quello di molte terapie tradizionali.

Implicazioni più ampie sull’organismo

L’azione dell’urolitina A non sembra limitarsi alle arterie. Nei modelli animali analizzati, è stata osservata una riduzione dei livelli di cellule infiammatorie circolanti, come monociti e granulociti, associate al peggioramento dell’aterosclerosi.

Parallelamente, sono aumentati gli acidi grassi a catena corta nel sangue e nelle feci, un segnale che indica cambiamenti positivi nell’attività del microbiota intestinale. Analisi più approfondite hanno mostrato che questa molecola può influenzare centinaia di geni legati a infiammazione, metabolismo e stress ossidativo, riducendo l’attivazione di percorsi dannosi e stimolando quelli protettivi.

Perché gli effetti possono variare da persona a persona

Un elemento importante sottolineato dai ricercatori riguarda la variabilità individuale. Non tutti i microbi intestinali sono in grado di produrre urolitina A con la stessa efficienza. Questo significa che il consumo di melograno o di alimenti simili può avere effetti diversi da persona a persona, a seconda della composizione del microbiota.

Questo aspetto contribuisce a spiegare perché, pur essendo associata a benefici cardiovascolari, una dieta ricca di frutta non produce risultati identici in tutti gli individui.

Prospettive future ancora da confermare

Nonostante i risultati incoraggianti, lo studio si basa su modelli preclinici e dovrà essere confermato da ricerche sull’uomo. Solo attraverso studi clinici sarà possibile stabilire con precisione se gli effetti osservati possano tradursi in benefici concreti nella prevenzione o nel trattamento delle malattie cardiovascolari.

Se confermati, questi dati potrebbero aprire nuove strategie terapeutiche basate non solo sull’alimentazione, ma anche sulla modulazione del microbiota intestinale. L’idea è quella di intervenire sui meccanismi che portano alla formazione e all’instabilità delle placche, piuttosto che limitarsi al controllo dei livelli di colesterolo.

Sebbene il melograno sia la fonte principale di punicalagine, i precursori delle urolitine (gli ellagitannini) si trovano anche nelle noci, nelle fragole e nei lamponi. Tuttavia, per 'attivare' la produzione di urolitina A, non basta mangiare questi frutti: è necessario mantenere un microbiota diversificato attraverso una dieta ricca di fibre e povera di alimenti ultra-processati, che potrebbero inibire la crescita dei batteri responsabili di questa preziosa trasformazione biochimica.

FONTI: 

SciTechDaily - Pomegranate Compound Could Help Protect Against Heart Disease

Antioxidants - Anti-Atherogenic Actions of Pomegranate Polyphenol Punicalagin and Its Metabolites: In Vitro Effects on Vascular Cells and In Vivo Atheroprotection by Urolithin A via Anti-Inflammatory and Plaque-Stabilising Mechanisms

Ultimo aggiornamento – 30 Aprile, 2026

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