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Arriva il mini-cuore artificiale: salvata una bimba in attesa di trapianto

Camilla Mantegazza | Web Editor e Social Media Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 24 Aprile, 2018

Arriva il mini-cuore artificiale: salvata una bimba in attesa di trapianto

Un mini-cuore artificiale, grande pressoché quanto una batteria stilo, ha salvato la vita di una bambina di 3 anni, ricoverata da tempo al Bambino Gesù di Roma.

L’Ospedale pediatrico ha infatti ottenuto l’autorizzazione dalla Food and Drug Administration (FDA) americana, così come dal Ministero della Salute italiano, per l’utilizzo di una pompa cardiaca miniaturizzata, la cui sperimentazione clinica partirà prossimamente negli Stati Uniti.

Per la bimba arriva il mini-cuore artificiale

La bambina di tre anni operata al Bambino Gesù era affetta da cardiomiopatia dilatativa, una malattia che colpisce il muscolo cardiaco, compromettendo la capacità del cuore di pompare efficientemente il sangue verso il resto dell’organismo.

La piccola era in lista d’attesa per il trapianto cardiaco. Nei mesi scorsi, aveva subito l’impianto di un Berlin Heart, un cuore artificiale paracorporeo che per funzionare necessita dell’ausilio di una consolle esterna, collegata con piccole cannule al torace del paziente. Da poco, era stata colpita da un episodio di emorragia cerebrale, dal quale si sta lentamente riprendendo.

Grazie a un recupero della funzione cardiaca, era anche stata tentata la rimozione del Berlin Heart, purtroppo senza nessun successo. Poi è arrivata un’infezione delle cannule, e un sistema temporaneo di assistenza cardiocircolatoria che la teneva in vita. Arrivati a questo punto, l’equipe medica del Bambin Gesù ha valutato con cura la sola opzione terapeutica (salvavita) possibile: l’Infant Jarvik 2015, una piccola pompa intratoracica con alimentazione tramite un cavo addominale.

Mini-pompa cardiaca: una svolta per la cardiochirurgia pediatrica

Rispetto a tutti gli altri modelli paracorporei, il mini-cuore artificiale impiantato nella bambina è un modello toracico alimentato da una batteria esterna, realizzato per supportare la circolazione di pazienti a partire dagli 8 chili di peso e fino a un’età di circa 10 anni.

Il grande vantaggio è quello di non obbligare i pazienti all’ospedalizzazione, almeno fino al momento del trapianto del cuore.
«Si tratta di una vera rivoluzione nel mondo dell’assistenza meccanica pediatrica. Negli ultimi 20 anni – spiega il dr. Antonio Amodeo, responsabile del trapianto di cuore artificiale del Bambino Gesùper i piccoli pazienti è stato disponibile un solo modello di cuore artificiale paracorporeo, che se da un lato faceva registrare un 70% di sopravvivenza, dall’altro non permetteva la dimissione a casa dei pazienti”.

Adesso, sarà invece possibile dimetterli dopo l’intervento, permettendogli il reinserimento nel tessuto sociale e familiare in attesa del trapianto di cuore. Ricordiamo, infatti, che la maggior parte delle assistenze meccaniche cardiocircolatorie si effettua proprio entro i primi tre anni di vita: l’utilizzo della mini-pompa cardiaca potrà rappresentare una davvero una rivoluzione.

Il dispositivo è stato sviluppato con i fondi statunitensi del National Institute of Health (Nih), all’interno del programma PumpKIN (Pumps for Kids, Infants, and Neonates), promosso dal National Heart Lung and Blood Institute (Nhlbi).

L’ambizioso obiettivo era di sviluppare il primo dispositivo miniaturizzato di assistenza ventricolare intracorporeo (Vad) per i bambini al di sotto dei 25 chili di peso con anomalie cardiache congenite o insufficienze cardiache severe, per i quali i dispositivi già esistenti non si erano rivelati, purtroppo, appropriati. Tra poco, dopo l’approvazione della FDA, partirà la sperimentazione clinica, nella speranza che il dispositivo superi tutti i trial del caso.

«Il National Heart Lung and Blood Institute ha iniziato il programma PumpKIN nel 2004 per finanziare lo sviluppo e la valutazione clinica del Jarvik 20015 Vad e di altri dispositivi simili, poiché i bambini con insufficienza cardiaca avevano a quei tempi un numero davvero ridotto di opzioni che gli consentisse di rimanere in vita. Questo – ha spiegato il dr. Timothy Baldwin, responsabile del progetto – è vero ancora oggi. Tenendo conto di tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a questo punto, l’apparente successo del primo impianto effettuato presso il Bambino Gesù è per noi molto gratificante».

Si attende ora l’inizio della sperimentazione clinica negli Stati Uniti, per capire meglio come funziona il dispositivo e come prendersi cura dei piccoli pazienti tenuti in vita grazie all’Infant Jarvik 2015.

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