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Morbillo: l’eterno dilemma sul valore del vaccino

Ultimo aggiornamento – 04 Marzo, 2015

Nel 2013, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci sono stati 16 morti ogni ora in tutto il mondo, a causa di virus come il morbillo. Seppure non lo si pensi, questa malattia è una delle principali cause di morte tra i bambini. Si stima che, tra gli anni 2000 e il 2013, la vaccinazione abbia impedito 15,6 milioni di vittime.

Lo sapevi?

Nonostante gli Stati Uniti, nel 2000, abbiano dichiarato debellato il morbillo, il virus si è ripresentato. Una bassa percentuale di pazienti vaccinati ci ha portato indietro negli anni, quando i focolai di questa malattia contagiosa rappresentavano una vera e propria minaccia per la popolazione. Insomma, si è entrati in una macchina del tempo. La necessità, ora, è di uscirne al più presto. Dopo tutto, il morbillo si conosce già.

Ma lo conosci davvero, il morbillo?

Quasi tutti, ricorderanno le fastidiose eruzioni cutanee che da bambini hanno segnato volto e corpo. Un ricordo, per molti, privo di paura o grosse preoccupazioni. Ma non è solo questo. Al di là delle principali manifestazioni sintomatologiche, questo virus può anche provocare l’insorgere di disturbi gravi. Inoltre, non è da sottovalutare il suo potere altamente infettivo, già prima che compaiano le eruzioni.

Come si fa a sapere se si ha il morbillo (in anticipo)?

I sintomi iniziano con febbre, tosse, naso che cola, occhi rossi. Pochi giorni dopo, si manifestano le eruzioni cutanee dalla testa ai piedi. Se si è più sfortunati, diarrea (8% dei casi), polmonite (6% dei casi), encefalite (o,1% dei casi) o addirittura morte (o.2% dei casi) possono essere provocate dal virus.

Ma c’è di peggio.

Il morbillo passa, attraverso il tessuto linfatico, anche in altre parti del nostro organismo. Linfonodi, reni, tratto gastrointestinale, fegato, sono tutti coinvolti nella lotta contro la malattia, sebbene non lo si pensi. Il morbillo, inoltre, indebolisce il sistema immunitario, rendendo il paziente più vulnerabile ad altre infezioni. Tuttavia, è il cervello che potrebbe risentirne di più. Se infatti si manifesta l’encefalite post-infettiva, i rischi per la salute del paziente si fanno davvero gravi.

Per fortuna esistono i vaccini!

Si potrà essere sempre divisi sull’importanza dei vaccini. Ma la verità è che gli scienziati, John Enders prima e Thomas Peebles dopo, hanno scoperto il vaccino nel 1950, proponendo una “soluzione” non da poco. Da questo momento in poi, la storia ci ricorda di programmi di vaccinazione molto frequenti. Ma non solo. Insieme ai movimenti pro-vaccino, si sono sviluppati quelli anti-vaccinazione, che ne sottolineano la pericolosità. Risultato? Una nuova epidemia in California.

Vaccinarsi, invece, vorrebbe dire proteggersi per circa 20 anni. Non male, visti i rischi. La vera domanda da porsi è: promuovere il valore dei vaccini e magari sostenere nuove ricerche scientifiche per valutarne con attenzione l’effetto, o continuare a combattere su un fronte sbagliato, lasciando via libera al vero nemico, il virus?

La scelta è libera. Un po’ come indossare la cintura di sicurezza. Sbaglia chi non fa attenzione, gli incidenti sono sempre nascosti dietro l’angolo.

 

 

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