Osteopenia, la perdita ossea silenziosa che riguarda fino al 40% degli adulti

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 02 Maggio, 2026

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L’osteopenia è una riduzione della densità minerale ossea che interessa circa il 40% degli adulti a livello globale. Si tratta di una condizione molto diffusa, soprattutto tra le donne dopo la menopausa e nelle persone anziane, ma spesso non viene riconosciuta perché non provoca sintomi evidenti. Nella maggior parte dei casi, infatti, si sviluppa lentamente e senza segnali chiari, fino a emergere solo dopo una frattura o a seguito di esami specifici.

Il suo impatto sulla salute pubblica è rilevante. Nel Regno Unito, per esempio, si stimano oltre 500.000 fratture ogni anno legate a una ridotta densità ossea. Numeri che aiutano a comprendere quanto il problema sia esteso, pur rimanendo in molti casi sottovalutato.

Come cambia l’osso nel tempo

L’osso non è un tessuto statico. Al contrario, è in continuo rinnovamento attraverso un processo chiamato rimodellamento osseo, che prevede due fasi: la degradazione del tessuto vecchio e la formazione di quello nuovo. Durante la giovane età adulta, queste due attività si mantengono in equilibrio, consentendo di conservare una buona massa ossea.


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Il picco di densità si raggiunge generalmente tra i 25 e i 30 anni. Dopo questa fase, però, il processo cambia gradualmente: la perdita supera la formazione e la densità ossea tende a ridursi nel tempo. È un fenomeno fisiologico, ma può essere accelerato da diversi fattori.

Fattori di rischio e condizioni associate

L’età resta il principale elemento di rischio, ma non è l’unico. I cambiamenti ormonali, in particolare la diminuzione degli estrogeni dopo la menopausa, giocano un ruolo importante perché favoriscono la perdita di tessuto osseo. Non a caso, si stima che circa una donna su due sopra i 50 anni possa andare incontro a fratture da fragilità.

Anche lo stile di vita incide in modo significativo. Il fumo, il consumo eccessivo di alcol e la scarsa attività fisica contribuiscono a indebolire progressivamente le ossa. A questo si aggiunge l’alimentazione: un apporto insufficiente di calcio e bassi livelli di vitamina D possono compromettere la capacità dell’organismo di mantenere una struttura ossea adeguata.

Alcune condizioni mediche, come malattie che interferiscono con l’assorbimento dei nutrienti, e l’uso prolungato di farmaci steroidei possono ulteriormente aumentare il rischio.

Diagnosi: l’importanza di individuare il problema in anticipo

Individuare l’osteopenia nelle fasi iniziali è fondamentale per prevenire complicazioni più gravi. L’esame più utilizzato è la densitometria ossea (DXA), una tecnica radiologica a basso dosaggio che misura la densità minerale delle ossa.

Il risultato viene espresso tramite il cosiddetto T-score, che confronta i valori del paziente con quelli di un adulto giovane sano. Un valore compreso tra –1,0 e –2,5 indica osteopenia, mentre valori inferiori a –2,5 rientrano nella diagnosi di osteoporosi, una condizione più avanzata e associata a un rischio maggiore di fratture.

Come intervenire: prevenzione e gestione

La gestione dell’osteopenia punta soprattutto a rallentare la perdita ossea e a ridurre il rischio di fratture. In molti casi, il primo intervento riguarda le abitudini quotidiane. Smettere di fumare, limitare l’alcol e mantenere un peso adeguato sono indicazioni di base che possono avere un impatto concreto nel lungo periodo.

L’attività fisica è un altro elemento centrale. Esercizi che prevedono il carico del peso, come camminare, correre o ballare, stimolano la formazione ossea. Anche l’allenamento di resistenza aiuta a rafforzare sia le ossa sia i muscoli. Discipline come il Tai Chi, inoltre, migliorano equilibrio e coordinazione, riducendo il rischio di cadute.

Dal punto di vista nutrizionale, è importante garantire un adeguato apporto di calcio e vitamina D. Latticini, verdure a foglia verde e alimenti fortificati sono tra le principali fonti. Quando la dieta non è sufficiente, può essere necessario ricorrere a integratori, soprattutto in contesti in cui la carenza di vitamina D è frequente.

Per stimolare gli osteoblasti, non basta muoversi: serve il carico meccanico. Gli esercizi d'impatto (come la camminata veloce) generano micro-pressioni che attivano i canali meccanosensibili delle cellule ossee. Parallelamente, gli esercizi di forza con pesi o elastici creano una trazione dei tendini sull'osso, che invia segnali biochimici di rinforzo strutturale proprio nei punti di maggiore fragilità, come il collo del femore.

Quando servono i farmaci

Non tutte le persone con osteopenia necessitano di un trattamento farmacologico. La decisione viene generalmente presa sulla base di una valutazione complessiva del rischio di frattura nei successivi dieci anni, considerando età, densità ossea e altri fattori clinici.

Nei casi in cui il rischio risulti elevato o siano già presenti fratture da fragilità, possono essere prescritti farmaci specifici, come quelli che riducono il riassorbimento osseo. Questi trattamenti sono più comuni nell’osteoporosi, ma possono essere utilizzati anche in situazioni selezionate di osteopenia.

Un segnale da non ignorare

L’osteopenia non va considerata semplicemente come una fase iniziale dell’osteoporosi, ma come un campanello d’allarme. Non è detto che evolva necessariamente in una condizione più grave. Con una diagnosi precoce e interventi mirati, è possibile rallentare la perdita di densità ossea e, in alcuni casi, migliorare i valori.

La salute delle ossa riflette scelte e condizioni che si accumulano nel tempo. Alimentazione, attività fisica e cambiamenti ormonali contribuiscono insieme a determinare la qualità del tessuto osseo. Per questo motivo, intervenire in modo continuativo e consapevole resta la strategia più efficace per preservarla nel lungo periodo.

FONTI

ScienceAlert - A Silent Bone Condition Affects 40% of Adults. Here's What to Know.

The Conversation - Osteopenia: loss of bone mineral density affects millions of people – here’s what you need to know

Ultimo aggiornamento – 30 Aprile, 2026

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