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Polipectomia: quando è necessaria l’asportazione di un polipo?

Tania Catalano | Biologa

Ultimo aggiornamento – 06 Aprile, 2018

Polipectomia: quando è necessaria l’asportazione di un polipo?

I polipi intestinali sono piuttosto frequenti e, molto spesso, vengono scoperti quasi per caso: generalmente, infatti, si presentano in modo asintomatico. Purtroppo, possono formarsi in qualsiasi tratto dell’apparato digerente ma è proprio il colon la sede in cui si riscontrano con maggiore frequenza.

Nella gran parte dei casi, la loro asportazione viene eseguita contestualmente alla loro diagnosi, durante una colonscopia esplorativa.

La procedura di asportazione è nota come polipectomia che, solo nei casi più complessi, viene effettuata attraverso un intervento chirurgico ad addome aperto. Non dimentichiamoci, però, che i polipi possono formarsi anche a livello del naso e dell’utero. Scopriamo insieme le caratteristiche e le tecniche per rimuoverli.

Cosa sono i polipi

Con il termine polipo intestinale ci si riferisce ad un piccolo gruppo di cellule che si forma sul rivestimento dell’intestino, più frequentemente, a livello del colon o del retto. In alcuni casi, i polipi – detti anche adenomi – possono degenerare lentamente (in genere 5-10 anni) e trasformarsi in cancro oppure provocare disturbi come sanguinamento o anche occlusione intestinale.

Esistono due categorie principali di polipi:

  1. Polipi non neoplastici – Includono polipi iperplastici e polipi infiammatori: generalmente, non si trasformano in cancerosi.
  2. Polipi neoplastici – Includono gli adenomi: in generale, più queste escrescenze sono grandi, maggiori è il rischio di cancro.

Chiunque può sviluppare polipi del colon ma sono a più alto rischio i soggetti che hanno superato i 50 anni, così come gli individui in sovrappeso, i fumatori, e coloro che hanno una storia personale o familiare di polipi del colon o cancro del colon.

Come abbiamo già accennato, spesso non causano sintomi. Per questo motivo, è importante sottoporsi a regolari esami di screening, colonscopia in primis: i polipi del colon, infatti, se scoperti nelle prime fasi, possono essere rimossi in modo completo e, soprattutto, sicuro. Insomma, c’è poco da aggiungere. La migliore prevenzione per il cancro del colon è lo screening regolare.

A volte, però, i sintomi si presentano. Ecco come possono manifestarsi:

  • Sanguinamento rettale
  • Cambiamento delle abitudini intestinali, stitichezza o diarrea che durano più a lungo di una settimana e possono indicare la presenza di un grosso polipo del colon
  • Dolore, crampi dolori addominali
  • Anemia da carenza di ferro, dovuta al sanguinamento causato dai polipi e quindi alla perdita di sangue intestinale

Perché e quando sottoporsi a polipectomia

La maggior parte dei tumori maligni dell’intestino deriva, appunto, da polipi. È per questo che è importante sottoporsi a una asportazione. Non solo. I polipi vanno rimossi perché, oltre alla possibilità di trasformarsi in cancro, possono causare disturbi come sanguinamento, anemia e dolori intestinali.

Nel corso della colonscopia vengono osservate le caratteristiche dei polipi e le probabilità che essi si trasformino in un tumore maligno. Se le caratteristiche ne richiedono l’asportazione, il medico può decidere di effettuarla immediatamente, senza la necessità di ripetere nuovamente la colonscopia.

Se le caratteristiche del polipo o le condizioni del paziente lasciano temere una emorragia, è possibile che il medico decida di effettuarne la polipectomia tramite chirurgia oppure in una seduta successiva.

Polipectomia: il caso dei polipi uterini

In alcuni casi, i polipi possono formarsi nell’utero e vengono diagnosticati mediante ecografia e visita ginecologica. Questi si dividono in:

  • Polipi cervicali
  • Polipi endometriali, che possono sorgere nell’istmo o nella cavità uterina

Vi sono poi i cosiddetti polipi endocervicali, definiti “sentinella”: questo, perché nel 25% dei casi indicano la presenza di un altro polipo cervicale più interno o di un polipo endometriale nella cavità uterina. In questo caso, è necessario eseguire una isteroscopia diagnostica e rimuoverlo con una isteroscopia operativa: tale intervento è necessario per essere certi di aver eliminato il polipo e il relativo peduncolo, per poter così evitare che si riformi con il tempo.

I polipi cervicali o endometriali vanno trattati con la resezione isteroscopica che può essere effettuata ambulatorialmente e, se inferiore a 1,5 cm, senza anestesia.

La chirurgia isteroscopica (detta anche resettoscopica) è considerata il trattamento d’elezione per i polipi uterini – anche se asintomatici – per evitare che crescano di volume, che sanguinino, che siano o possano trasformarsi in cancro. Prima di effettuare tale intervento, è indispensabile sottoporsi una isteroscopia diagnostica per valutare le caratteristiche del polipo stesso.

Nel caso di polipi uterini e di altri disturbi ginecologici che prevedono un intervento di asportazione, la chirurgia resettoscopica è la tecnica più utilizzata, la meno invasiva e la più conservativa, che consente un minor numero di effetti collaterali. In particolare, tale intervento è indicato nei casi di polipi uterini, endometriali e cervicali, miomi, malformazioni dell’utero, aderenze uterine da rimuovere. In alcuni casi questa tecnica è sconsigliata come per esempio in caso di gravidanza, malattia infiammatoria pelvica e insufficienza renale. Tra le controindicazioni, invece, troviamo emorragie e infezioni. E voi, avete mai effettuato una polipectomia?

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