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Pranzo di Natale, ecco cosa non cucinare per allergici o intolleranti

Ultimo aggiornamento – 14 dicembre, 2020

Una donna elegante si porta la mano alla bocca perché non si sente bene dopo aver ingerito un cibo al quale è allergica o intollerante
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Avete già pensato al menù del pranzo o del cenone di Natale? Anche se quest’anno saranno forse un po’ più ridotti del solito, è comunque prudente pensare anche alle persone con allergie alimentari con cui condivideremo i pasti. 

Gli alimenti da tenere a mente sono molti: ma è sufficiente fare chiarezza sulle varie tipologie per prevenire le insidie più spiacevoli. 

Cenone senza frutta secca, semi e torrone

Partiamo dalle cose semplici: i semi, come è noto, sono per eccellenza portatori di allergie. Anche le semplici noccioline, o i semi di sesamo sui salatini, e per finire la frutta secca di alcuni dolciumi dovrebbero metterci sull’attenti. Facciamo quindi caso alla presenza di nocciole, noci, arachidi ma anche sesamo, mandorle, semi di lino, semi di papavero, legumi e soia. Essi contengono allergeni noti come proteine di deposito, che vengono conservate in qualità di riserva di energia, in grado di resistere al calore e anche alla più elevata tostatura. 

Allergia ai crostacei e ai molluschi

Il pesce non manca mai nel menù della vigilia, nemmeno in quelli più light. Ma crostacei e molluschi possono causare non pochi problemi a chi è allergico a granchi, vongole, cozze, ostriche, gamberi e gamberetti, calamari, ma anche polipi e lumache. 

Questa tipologia di frutti di mare contiene infatti alcune proteine in grado di scatenare le allergie: in particolare, la tropomiosina, una sostanza che dona loro la texture elastica e gommosa. Essa è in grado di resistere sia al calore della cottura che al congelamento; attenzione anche ai brodi: tali proteine possono infatti diffondersi anche attraverso la bollitura, scatenando reazioni allergiche anche solo tramite inalazione

Quando invece ingerite direttamente possono provocare reazioni allergiche molto gravi. Meglio, quindi, separare accuratamente il padellame in cui preparare questi alimenti da quelli da servire agli allergici a crostacei, molluschi e cefalopodi.

Ridurre solfiti e birra

I temutissimi solfiti provocano in realtà rarissime reazioni allergiche, inoltre l’allergia dipende dalla ingestione di grandi quantità (ossia, svariati bicchieri di vino) oppure se si sorseggiano vini in accompagnamento a alimenti che a loro volta contengono solfiti, per esempio: i salumi, le patate o i gamberi. 

Allergia alla carne? Non proprio 

L’allergia alla carne non è attestata, tuttavia esistono invece delle persone che risultano sensibili all’alfa-galattosio, uno zucchero che può trovarsi anche in alcune carni degli animali punti dalla zecca Amblyomma americanum (la stessa che causa la sensibilità allo zucchero anche negli umani). 

Questo tipo di allergia si verifica a 4 ore dal pasto e la sua potenza dipende dalla quantità di carne ingerita.

Allergia LTP: attenzione a questi alimenti

Infine, fare attenzione alla proteina di trasporto lipidico (LTP): si tratta di una molecola il cui potere allergizzante risulta poco conosciuto, che si trova ad esempio nella buccia dei frutti delle rosacee (prugne, mele) nella buccia dell’uva, in alcune verdure (verza, lattuga, asparagi e pomodoro) così come nei cereali (mais, orzo, grano). 

Anche questa proteina non viene neutralizzata né dal calore della cottura né dai succhi gastrici e può scatenare reazioni pericolose che includono vomito, crampi addominali ma anche abbassamento della pressione e orticaria. Talvolta, questi sintomi si riscontrano anche solo ingerendo la polenta, la frutta secca o bevendo una birra a base di orzo o mais.

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