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Quando ci sarà il picco (secondo le previsioni)?

Ultimo aggiornamento – 14 Aprile, 2020

Italia colpita dal Coronavirus

A cura del Comitato Scientifico di Pazienti.it. 


Il numero di contagi non sembra arrestarsi e le preoccupazioni, da Nord a Sud, non mancano. Ma quando si raggiungerà il picco e, soprattutto, tornare alla vita "normale" sarà davvero così possibile? 

Vediamo insieme il parere degli esperti. 

Cosa si intende con picco influenzale epidemico

Le epidemie di moltissime malattie infettive si comportano secondo modelli matematici chiamati SIR (“Suscettibili”: coloro che non hanno mai incontrato la malattia; “Infetti”: coloro che sono malati; “Rimossi”: coloro che hanno superato la malattia o che sono morti). 

Se pensiamo a una popolazione chiusa (ad esempio di un’isola), come a una foresta, l’epidemia è come un incendio: inizia in un punto, magari da un fuocherello che colpisce una o due piante, poi si propaga sempre più insistentemente. La propagazione ha un primo aumento esponenziale: se da un albero l’incendio si propaga a 2, poi da quei due ad altri 4 (2x2), poi 8 (2x2x2) e così via, fino a che la maggior parte della foresta non è bruciata (“rimossa”, cioè non può più prendere fuoco). 

Quando si arriva a questo punto, si è arrivati al “picco”: è il punto in cui abbiamo che la somma degli “infetti” e dei “rimossi" raggiunge in numero assoluto i suscettibili. Da quel momento in poi, il numero assoluto degli alberi che può prendere fuoco va naturalmente riducendosi, fino allo spegnimento completo dell’incendio.

Ovviamente, questo è lo scenario estremo: difficilmente durante un’epidemia i “suscettibili” corrispondono al 100% di una popolazione.

Secondo i dati, quando si raggiungerà il picco dei contagi del Coronavirus?

Se l’epidemia di SARS-CoV-2 (il virus che causa la malattia Covid-19) avvenisse in una popolazione abbastanza ristretta, come una singola città, potremmo applicare facilmente il modello SIR per prevedere quando arriverebbe il “picco”

Tuttavia, nella condizione in cui siamo ora in Italia, non abbiamo una singola epidemia, ma rischiamo tanti focolai epidemici che si potrebbero propagare da Nord a Sud. Verosimilmente, avremo quindi tante epidemie e ognuna di queste avrà il suo “picco”: per tale motivo non è affatto semplice capire quando SARS-CoV-2 inizierà a scemare.

Inoltre, da circa 15 giorni sono state prese alcune misure restrittive nelle zone del nord Italia dove sono scoppiati i primi focolai epidemici, ora estese al resto d'Italia: tutto ciò dovrebbe influire sulla propagazione dell’infezione nelle altre Regioni, rallentando l’avanzata del virus.

Le limitazioni servono per non raggiungere mai un picco?

I picchi ci saranno, è inevitabile: le misure di contenimento varate dal governo servono per “appianarlo”, cioè ridurre il numero di casi totali e a diluire nel tempo il flusso di casi gravi che devono essere trattati in terapia intensiva con la ventilazione meccanica invasiva.

Se chi vive in Italia non rispetta il distanziamento sociale (e il miglior distanziamento sociale è stare chiusi in casa), allora non avremo possibilità di ridurre la velocità di propagazione dell’epidemia. Tornando alla metafora dell’incendio, le misure di contenimento sono come gli idranti usati per bagnare e raffreddare gli alberi ancora prima che si incendino, cosicché le fiamme non si trasmettano più da un albero all’altro con la stessa velocità.

Quali saranno le differenza tra Nord e Sud, nelle tempistiche, e quali sono i rischi di questa disomogeneità temporale? 

Non è facile fare previsioni. Abbiamo però visto che SARS-CoV-2 inizia ad avere un discreto numeri di casi gravi dopo circa 30 giorni dai primi casi notificati. C’è da aspettarsi che, nel giro di 2-3 settimane anche in alcune regioni del Centro e del Sud possano scoppiare dei focolai. 

Tuttavia, quelle Regioni hanno il vantaggio di poter sfruttare le conoscenze che oggi abbiamo sull'epidemia per prevenirla: possono già allertare i servizi di sanità pubblica per fare efficacemente il tracciamento dei contatti e disporne l’isolamento fiduciario di 14 giorni a domicilio, la chiusura preventiva dei servizi non essenziali, la preparazione di terapie intensive dedicate ai malati gravi di Covid-19, l’approvvigionamento dei DPI per gli operatori sanitari che dovranno curare le persone malate.

Cosa dobbiamo aspettarci, dopo il calo dei contagi? Si potrà tornare alla vita di tutti i giorni? 

Ci sarà sicuramente un progressivo allentamento delle misure di contenimento, fino a qualcosa che chiameremo “normalità”: questa epidemia sta insegnando a tutti che alcune norme igieniche, che prima erano viste come eccessive da buona parte della popolazione, sono invece fondamentali (ad esempio, il lavaggio delle mani, evitare di tossire o starnutire sulle mani, l’uso di fazzoletti usa-e-getta, i saluti con baci e abbracci), per ridurre la propagazione di molte malattie, anche quelle considerate “banali”.

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