Allergie invernali: sì, esistono. Come riconoscerle e distinguerle dal raffreddore

Redatto scientificamente da Dr. Giuseppe Pingitore |
A cura di Emanuela Spotorno

Data articolo – 02 Febbraio, 2026

ragazza sdraiata sul tappeto si soffia il naso

Quando arriva l’inverno è facile dare la colpa al freddo: naso chiuso, starnuti, tosse leggera e quella sensazione di “raffreddore che non passa mai”. In effetti, durante i mesi freddi i malanni stagionali aumentano e i virus circolano di più. 

Ma non sempre la causa è un’infezione, in alcuni casi, soprattutto quando i sintomi durano a lungo o si ripresentano con regolarità, potrebbe trattarsi di allergie invernali.

Anche se spesso associamo le allergie alla primavera e ai pollini, la verità è che si può essere allergici tutto l’anno, cambiano solo gli allergeni. In inverno, infatti, i principali responsabili non sono quelli “all’aperto”, ma quelli che si trovano negli ambienti chiusi, dove trascorriamo più tempo.

Perché si può avere un’allergia in inverno

Durante l’inverno tendiamo a stare di più in casa o in luoghi riscaldati, apriamo meno le finestre e l’aria circola meno. Questo significa che alcune sostanze presenti negli ambienti interni possono accumularsi più facilmente e diventare più irritanti per le vie respiratorie. Inoltre, il riscaldamento e l’aria secca possono rendere le mucose più sensibili, aumentando la percezione dei sintomi.

Le allergie invernali sono spesso legate a fattori molto comuni e quotidiani. Tra i principali troviamo gli acari della polvere, che si annidano soprattutto in materassi, cuscini, coperte e tessuti. Non è raro che chi è allergico agli acari abbia sintomi più intensi al mattino, appena sveglio, o durante la notte.

Un altro possibile responsabile sono le muffe, che possono svilupparsi in ambienti umidi o poco ventilati, come bagni, cucine o stanze con condensa. Le spore rilasciate nell’aria possono irritare le vie respiratorie e provocare disturbi persistenti.

Anche gli animali domestici possono giocare un ruolo. L’allergia non dipende dal pelo in sé, ma da proteine presenti nella saliva e nella forfora. In inverno cani e gatti trascorrono spesso più tempo in casa e a contatto ravvicinato con i proprietari, aumentando l’esposizione.

Infine, ci sono fattori come inquinamento e aria secca, che non sono allergeni veri e propri ma possono peggiorare i sintomi, soprattutto in chi soffre già di rinite o ha una maggiore sensibilità delle vie respiratorie.


Per rimanere aggiornato sulle ultime news di salute, seguici su Google Discover.


I sintomi delle allergie invernali

I sintomi possono assomigliare molto a quelli del raffreddore, ed è proprio per questo che spesso vengono sottovalutati. In genere si presentano con disturbi tipici della rinite allergica: starnuti frequenti, naso che cola e naso chiuso, spesso alternati. Il muco, nella maggior parte dei casi, è chiaro e acquoso.

Un segnale abbastanza caratteristico è il prurito, che può interessare naso, occhi o gola. Anche la lacrimazione e gli occhi arrossati sono piuttosto comuni. A volte compare una tosse secca, più fastidiosa la sera o di notte, legata all’irritazione o al muco che scende verso la gola (il cosiddetto gocciolamento retronasale).

In alcune persone, soprattutto in chi soffre di asma o ha una predisposizione, l’allergia può contribuire anche a sintomi respiratori più evidenti, come senso di costrizione toracica o respiro sibilante.

Come capire se è allergia o raffreddore

Non esiste un metodo infallibile per distinguere le due condizioni senza un parere medico, ma ci sono alcuni elementi che possono aiutare a orientarsi:

  • durata dei sintomi: un raffreddore tipicamente migliora in circa una settimana, mentre un’allergia può protrarsi per settimane o mesi se l’esposizione agli allergeni continua. 
  • presenza di febbre: i raffreddori possono dare febbricola, soprattutto nei bambini; le allergie di solito non causano febbre
  • prurito e occhi lacrimosi: molto più tipici nelle allergie che nei comuni raffreddori. 
  • pattern di insorgenza: se i sintomi peggiorano in ambienti chiusi, la mattina o dopo aver riordinato, potrebbe esserci una componente allergica. 

Cosa fare se si sospetta un’allergia

Quando i sintomi sono persistenti o ricorrenti, il consiglio è parlarne con il medico curante e valutare una visita allergologica. Lo specialista può ricostruire la storia clinica e, se necessario, indicare test specifici per identificare l’allergene responsabile.

Avere una diagnosi precisa è utile non solo per scegliere il trattamento più adatto, ma anche per prevenire peggioramenti, soprattutto in chi soffre di asma o ha disturbi respiratori frequenti.


Potrebbe interessarti anche:


Come ridurre i sintomi in casa

Se la causa è legata ad allergeni domestici, alcuni accorgimenti possono aiutare. Per gli acari è utile lavare spesso, e a temperatura di 60°, lenzuola e federe, arieggiare la camera da letto, ridurre tappeti e tessili che trattengono polvere e, se consigliato, utilizzare coperture antiacaro per materassi e cuscini.

In caso di muffe, è importante ventilare regolarmente gli ambienti e intervenire su eventuali problemi di umidità o condensa. Con gli animali domestici, invece, può essere utile limitare l’accesso alla camera da letto e mantenere puliti divani e tessuti, valutando con lo specialista le strategie migliori.

Per concludere possiamo dire che le allergie invernali esistono e possono essere facilmente confuse con un raffreddore, soprattutto quando i sintomi sono lievi ma persistenti. 

Osservare la durata dei disturbi, la presenza di prurito e l’assenza di febbre può aiutare a fare chiarezza. In caso di dubbi, però, il confronto con il medico resta la strada migliore per ottenere una diagnosi corretta e respirare meglio anche nei mesi più freddi.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Un piatto con la dieta per la malattia renale cronica.
+1
Quanto incide la dieta sul rischio di malattia renale cronica? Ecco cosa dice la scienza

Quanto conta davvero l’alimentazione per la salute dei reni? Un ampio studio ha fatto chiarezza mostrando una dieta che potrebbe avere enormi benefici in termini di prevenzione della malattia renale cronica. Scopri quale.