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Quarantena: qual è l'impatto psicologico che ha (e avrà) su di noi?

Ultimo aggiornamento – 20 Marzo, 2020

quarantena da coronavirus: impatto psicologico

A cura della dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia. 


Come ormai è ben noto a tutti, il Governo ha approvato una serie di provvedimenti per contrastare la diffusione del nuovo Coronavirus in Italia.

Una delle misure più restrittive (ma necessaria per il contenimento del contagio!) è stata imposta a inizio aprile su tutto il territorio nazionale, che va ad impattare sugli spostamenti delle persone. Insomma, senza una valida ragione, giustificata da motivi di lavoro o per ragioni di salute, è richiesto di restare a casa.

È la prima volta nella storia della Repubblica italiana che viene adottata una misura di tale portata, che ha – e avrà – un impatto sulla vita sociale dei cittadini italiani.

Dunque, qual è il parere degli esperti a proposito degli impatti psicologici di questa forma di semi-isolamento sulle popolazioni colpite dal Coronavirus? Cerchiamo di andare a fondo della questione, insieme alla dr.ssa Martina Valizzone.

Quale sarà l'impatto psicologico di questa quarantena sia sul breve sia sul lungo periodo?

La quarantena forzata comporta per tutti noi una sospensione della quotidianità drastica che, come tale, necessita di essere metabolizzata.

Il distaccamento da quello che sono i nostri affetti, la nostra vita quotidiana, nonché la perdita della libertà individuale, porta molti di noi a sperimentare un forte senso di angoscia e di destabilizzazione che spesso induce in un primo momento a negare la realtà, a far finta che quanto stia accadendo non sia reale o, addirittura, non ci riguardi.

Nelle ultime settimane sono stati condotti diversi studi, i cui dati sono ancora in fase di analisi preliminare, i quali indicano come nel breve periodo l’incertezza e le limitazioni alla libertà personale e della capacità decisionale del singolo possano provocare rabbia, frustrazione, ansia e dissociazione dalla realtà

Questi sintomi, se si protraggono a lungo e sono di un'intensità crescente, posso portare chi ne soffre a soffrire di disturbo post-traumatico da stress, disturbo molto frequente nei soggetti che hanno vissuto esperienze traumatiche e ripetute nel tempo. 

Fortunatamente, però, malgrado il momento estremamente difficile, la maggior parte di noi non lamenta e probabilmente non lamenterà alcun sintomo severo, grazie alle nostra capacità di resilienza che ci permette di rispondere attivamente in caso di pericolo e contrastare il trauma.

È possibile cogliere degli aspetti positivi da questo periodo? Se sì, come fare? 

Data la permanenza a casa e l'impossibilità per molti anche di lavorare, questa potrebbe essere l’occasione per tutti di re-investire su se stessi, su nuove o vecchie attività o passioni, per le quali prima della quarantena non si aveva abbastanza tempo.

Ci si potrebbe dedicare ad un progetto a lungo accantonato: imparare a suonare uno strumento, seguire dei corsi online, scrivere un libro o coltivare le proprie relazioni. Questo tempo potrebbe essere sfruttato per cercare di rientrare in contatto con amici o parenti lontani, grazie anche all’avvento dei social media che, mai come in questo periodo, ci vengono in aiuto. 

Come gestire la solitudine causata dall'isolamento sociale?

La quarantena causata dall’epidemia di Coronavirus a livello individuale ha un forte impatto psicologico ma l’impatto forse maggiore è quello che colpisce la sfera sociale.

L’uomo per sua natura è un animale sociale, che si nutre di relazioni. Di conseguenza, in un periodo di isolamento sociale, nel quale gli incontri, gli abbracci, il darsi la mano sono banditi, il senso di solitudine è più che comprensibile. 

Ma, dopo un'iniziale fase di disorientamento, la nostra capacità di resilienza, quindi la nostra abilità nel riuscire a superare le difficoltà e gli eventi traumatici ci permette di riorganizzare le nostre abitudini ma anche - e soprattutto - i nostri schemi mentali ed è proprio nella collettività, e quindi nella sfera sociale allargata in cui tutti stanno cercando la forza per andare avanti. Basti pensare ai vari flashmob dai balconi, alle canzoni cantante tra sconosciuti affacciati ciascuno alla propria finestra: in questi gesti risiede il senso intrinseco di una comunità che lotta e che cerca di combattere l’isolamento delle proprie case. E così i quartieri tornano ad essere abitati di suoni e di gente, di appuntamenti - di cose da fare ma soprattutto da aspettare - che connettono, aggregano e scandiscono le giornate.

Inoltre, nell’epoca tecnologica in cui ci troviamo, le tanto demonizzate nuove tecnologie, in particolare i social media, stanno aiutando molte persone a combattere la solitudine e l’isolamento sociale. Permettendo a molti di rimanere in contatto con i propri familiari, con i propri amici, di vedersi quotidianamente, di continuare a lavorare, di scambiarsi messaggi di incoraggiamento o semplicemente usati come strumento per passare il tempo. 

Come mantenere una convivenza familiare pacifica, soprattutto per coloro i quali non sono abituati a viversi 24 ore su 24?

L’imposizione di una convivenza forzata e l'impossibilità di allontanarsi per lunghi periodi gli uni dagli altri possono portare ad esacerbare nervosismi, conflitti e incomprensioni. Per questo è bene, per quanto possibile, riuscire a ritagliarsi degli spazi personali, non rinunciare alla propria individualità e alla propria quotidianità. 

Utili a mantenere la pace e l’armonia in casa sono: stilare una lista di regole, parlare onestamente gli uni con gli altri ed essere disposti al compromesso. Il consiglio è quindi programmare per prevenire il conflitto. Per questo è essenziale cercare di seguire una routine, in cui tutti hanno un ruolo preciso che includa non soltanto la cura personale ed eventualmente lo studio o il lavoro ma anche un po’ di movimento. L’attività fisica (compatibilmente con gli spazi a disposizione e gli strumenti che si hanno in casa) di qualsiasi tipo o intensità sia, aiuta a ridurre i livelli di stress migliorando il tono dell’umore.

Per chi poi si trovasse a vivere un profondo senso di ansia, panico o depressione è opportuno rivolgersi, adulto o bambino che sia, alla figura dello psicologo. Numerosi sono gli psicologi e gli psicoterapeuti che offrono in questo momento di particolare vulnerabilità psicologica consulenze telefoniche e online.  

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