Con l'entrata in vigore della riforma della disabilità, molte famiglie si trovano davanti a una domanda che genera preoccupazione: presentare una richiesta di aggravamento conviene ancora? Il timore non è campato in aria.
Il nuovo sistema di valutazione, introdotto dal Decreto Legislativo n. 62 del 3 maggio 2024, affida all'INPS in via esclusiva la gestione di un'unica visita collegiale basata sulle classificazioni internazionali ICD e ICF dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, e cambia in modo profondo le regole del gioco.
Cosa cambia con la valutazione di base
Il cuore della riforma è la cosiddetta "valutazione di base": una procedura multidisciplinare unica che sostituisce i precedenti accertamenti separati per invalidità civile, Legge 104 e altre prestazioni collegate.
Non si tratta solo di una semplificazione burocratica, infatti la commissione non valuterà soltanto la diagnosi medica, ma utilizzerà anche il questionario WHODAS sviluppato dall'OMS, che misura le difficoltà concrete vissute dalla persona negli ultimi 30 giorni.
In sostanza, non basta più dimostrare di avere una patologia: occorre documentarne l'impatto reale sull'autonomia quotidiana.
Questo approccio, definito bio-psico-sociale, analizza l'intensità dei sostegni necessari e non si limita alla patologia in sé. Autonomia personale, capacità lavorativa, mobilità, relazioni sociali: tutti questi elementi entrano nella valutazione.
Il nodo della domanda di aggravamento
Il punto più delicato per chi possiede già la Legge 104 riguarda le domande di aggravamento. Con il nuovo sistema, non sarà più possibile chiedere esclusivamente la revisione di un singolo aspetto lasciando invariato il resto: la valutazione sarà complessiva.
Chi presenta una domanda per ottenere una percentuale di invalidità più elevata, o il riconoscimento dell'handicap grave ai sensi dell'art. 3, comma 3, potrebbe vedere riesaminata l'intera situazione secondo criteri diversi da quelli applicati in precedenza.
Se la nuova valutazione non confermasse il livello già riconosciuto, potrebbero venir meno benefici come i tre giorni mensili di permesso retribuito, il congedo straordinario per assistere un familiare con disabilità e alcune agevolazioni lavorative. Non si tratta di una revoca automatica, ma del possibile esito di un accertamento condotto con parametri aggiornati.
Chi è tutelato e fino a quando
Va precisato con chiarezza che alle revisioni e alle revoche delle prestazioni già riconosciute si applicano, anche nei territori in cui si svolge la sperimentazione, le condizioni di accesso e i sistemi valutativi in vigore prima dell'entrata in vigore del decreto, almeno fino al 31 dicembre 2026. Anche le istanze di accertamento presentate entro tale data seguono le previgenti disposizioni.
Inoltre, le certificazioni rilasciate prima del 2027 restano valide e non comportano la perdita automatica dei diritti acquisiti. La riforma a regime su tutto il territorio nazionale è prevista per il 1° gennaio 2027.
Come prepararsi alla visita
Chi dovesse affrontare una nuova valutazione, per aggravamento o revisione programmata, dovrà rivedere il modo in cui presenta la propria documentazione. Non sarà sufficiente portare referti che certificano la diagnosi. Sarà necessario illustrare le difficoltà concrete nella vita quotidiana: quanto incide la condizione sull'autonomia, sulle relazioni, sull'attività lavorativa e sugli spostamenti.
Una documentazione dettagliata, che descriva la realtà vissuta e non solo quella clinica, aumenta la possibilità che la commissione valuti correttamente il bisogno effettivo di sostegno. È fondamentale anche rispettare le convocazioni: un'assenza ingiustificata può comportare la perdita dei benefici.
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Un sistema in transizione
Il Decreto Milleproroghe n. 200/2025, convertito dalla legge n. 26/2026, ha prorogato a tutto il 2026 la facoltà dell'INPS di unificare in un unico appuntamento la valutazione di diverse forme di disabilità, sia per le nuove domande che per i controlli programmati. La fase sperimentale, già avviata in alcune province, si concluderà a fine 2026 per lasciare spazio al regime ordinario.
Il principio guida dichiarato dall'INPS è che la transizione non comporti una riduzione delle tutele esistenti, con l'obiettivo di garantire continuità assistenziale ed evitare vuoti normativi per le persone più fragili. Tuttavia, conoscere le nuove regole in anticipo rimane il modo più efficace per affrontarle senza sorprese.
Fonti
- Dipartimento per il programma di Governo - Decreto legislativo n. 62 del 2024 in materia di disabilità
- Ministero per le disabilità - Decreto legislativo n. 62/2024